FAGLIE GEOPOLITICHE. 2022 addio, si apre il 2023

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Il 2022 si è chiuso. È stato un anno interessante e tragico sotto molti punti di vista. È stato infatti un anno che ha tracciato delle linee di faglia geopolitiche molto chiare, storicamente degne di nota.

La prima di queste linee è ovviamente la guerra della Russia contro l’Ucraina. L’invasione iniziata il 24 febbraio è stato il primo sforzo diretto in decenni, probabilmente dall’invasione del Tibet da parte della Cina nel 1950, da parte di un grande Paese di cercare di annettere un paese vicino e quindi aggiungere spazio sostanzialmente al proprio territorio. Mosca ha deciso di invadere mossa da diverse valutazioni, interne ed esterne.

Ha violato una serie di trattati internazionali, a partire dalla Carta delle Nazioni Unite, di cui la Russia, l’Urss, è stata firmataria nel 1945, passando per il Memorandum di Budapest del 1994, in base al quale la neo-indipendente Ucraina, insieme a Bielorussia e Kazakistan, ha ceduto il proprio arsenale nucleare alla Russia in cambio di garanzie di sicurezza, firmato da Russia, Regno Unito e Stati Uniti, e l’Atto di fondazione dell’accordo NATO-Russia del 1997. Inoltre Mosca e Kiev erano tra i fondatori della CSI e di tutto ciò che ne consegue in termini obblighi reciproci interni ed internazionali.

È ancora adesso un’enorme prova sia della forza militare e geopolitica della Russia, sia della determinazione dell’Ucraina stessa e dell’Occidente, al quale l’Ucraina sta cercando di aderire da due decenni.

Resta da vedere come si concluderà questo “test”.

Il tentativo della Russia di conquistare un Paese indipendente e sovrano dal 1991 ha creato una causa esistenziale e fondamentale: per l’Ucraina, per gli Stati Uniti, per la Gran Bretagna e per l’Europa, riporta ad esempio AT.

Alla causa geopolitica si stanno unendo considerazioni valoriali in base alle quali nessuno vuole perdere; pena il crollo di tutti quei valori che ciascuna parte sposa.

Si tratta di una disputa fondamentale sul modo in cui gli affari internazionali devono e saranno condotti, sul diritto e sulle regole, sulla sovranità.

In Giappone, paese lontano dal conflitto, hanno ritenuto che la determinazione russa supererà inevitabilmente quella occidentale, ad esempio.

È probabile che la determinazione occidentale rimanga forte perché non c’è davvero alternativa.

La guerra in Ucraina non è più una negoziazione territoriale; è diventata una questione sulle regole e i valori internazionali, che non sono negoziabili.

Altra linea di faglia passa per la Cina. Prima del 2022 era molto diffusa l’opinione che i quadri al potere in Cina avessero una visione a lungo termine che l’Occidente democratico faticava ad eguagliare, e che la loro competenza tecnocratica fosse in qualche modo inesorabilmente superiore. Si trattava di un’opinione piuttosto simile a quella che si aveva dei burocrati giapponesi alla fine degli anni Ottanta.

Il mito della leadership tecnocratica cinese lungimirante e brillante senza sforzo è stato distrutto, dal Covid 19 e prima ancora dal Domino Evergrande.

Xi Jinping, rieletto e al potere, ha visto il suo mito infrangersi sia all’interno della Cina che nel mondo; quando sono tare messi in serie discussione le modalità su coma affrontare le conseguenze economiche e sociale della politica Zero Covid.

Quando la Cina supererà gli Stati Uniti come maggiore economia mondiale? Non più così “presto” come si pensava, poiché la debolezza di molti settori dell’economia cinese sta ora interagendo con una tendenza demografica sfavorevole.

L’anno 2022 ha distrutto, forse definitivamente, l’idea che la Cina possa dimostrare un modello di governance o economico alternativo.

Ci si sposta di poco per la terza linea di faglia: Taiwan e la Terza guerra mondiale. Quest’anno ha chiarito, per un numero molto più ampio di persone e Paesi rispetto al passato, che il compito strategico fondamentale per i prossimi decenni sarà la dissuasione della Cina dall’intraprendere azioni militari, in particolare l’invasione o il blocco di Taiwan, che potrebbero causare la Terza guerra mondiale.

La Cina ha lanciato test missilistici senza precedenti intorno a Taiwan in risposta alla visita del 3 agosto del presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, all’isola autogovernata.

Di conseguenza, il modo migliore per dissuadere la Cina dall’intraprendere un’azione nei confronti di Taiwan simile a quella compiuta dalla Russia nei confronti dell’Ucraina è diventata la preoccupazione numero uno dei governi dell’Asia orientale e sudorientale, insieme alla questione altrettanto importante di come dissuadere gli Stati Uniti dall’intraprendere azioni nei confronti di Taiwan che potrebbero fungere da catalizzatore o pretesto per un’invasione cinese.

Praticamente nessun Paese dell’Asia orientale o sudorientale vuole essere costretto a entrare in un “campo cinese” o in un “campo occidentale”, compresi i partner degli Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone.

Ma quasi tutti ora vedono l’urgenza sia di evitare che tali scelte vengano imposte loro, sia di aumentare i costi di qualsiasi violazione dello status quo di Taiwan in modo tale da scoraggiarla.

Nessun altro cosiddetto “punto di infiammabilità” al mondo ha maggiori possibilità di provocare un’apocalisse nucleare di Taiwan.

Queste tre faglie geopolitiche che il 2022 ha tracciato sono quelle che si svilupperanno nel 2023 e che lo caratterizzeranno in maniera determinante, mentre il Medio Oriente sta “pigramente” a guardare.

Antonio Albanese

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