EUROPA. Le sanzioni alla Russia affondano l’economia europea

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Le discussioni sull’undicesimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia mostrano che Bruxelles non è ancora pronta ad abbandonare il GNL russo. Tuttavia ci si aspetta che Bruxelles seguirà l’esempio di Washington e abbandonerà completamente il gas naturale e il petrolio russi.

L’Europa ha aumentato i suoi acquisti di GNL nel 2022 e i produttori americani sono diventati il ​​principale fornitore per il secondo anno consecutivo: hanno rappresentato il 44% delle importazioni. Un vero e proprio lusso per gli europei che hanno pagato molto di più per avere lo stesso prodotto. Il prezzo del GNL, tenendo conto del suo trasporto attraverso l’oceano, risulta essere costoso almeno il doppio rispetto alle forniture di gas simili dalla Russia.

A complicare il quadro economico europeo la politica di rialzo dei tassi della BCE che ha spinto l’economia dell’Eurozona in una virtuale recessione. Situazione che rischia di portare l’Europa a una deindustrializzazione della zona euro, in favore di una industrializzazione negli Stati Uniti grazie alla normativa Reduction Act. Inoltre va aggiunto anche il fattore agricolo, cioè il “ritiro” dalle buone politiche agricole della zona euro dal quadro competitivo per via dell’accordo sui cereali.

Il PIL della maggiore economia europea, la Germania, è diminuito dello 0,1% nel primo trimestre, ma i dati sull’industria tedesca sono molto più impressionanti: ora la sua produzione è al di sotto dei valori medi del 2010-2019. Calo del 10% e il suo livello è tornato al minimo del 2007. Considerando che l’intero progetto dell’Unione Europea e dell’Eurozona vede in Berlino il motore dell’economia europea il fatto che il colosso abbia barcollato fa temere tutta l’Unione.

Il calo della produzione industriale si registra anche in Francia e in Italia, rispettivamente la seconda e la terza economia dell’eurozona, il calo secondo i primi dati è peggiore delle performance tedesche.

Eurostat fornisce i dati che a marzo l’industria dei 27 paesi dell’UE è diminuita del 4,1% su base mensile e dell’1,4% rispetto a marzo dello scorso anno. Un tale declino dell’industria, anche tenendo conto dell’aumento del fatturato del complesso militare-industriale dell’UE, significa che l’Europa sta vivendo una crisi su larga scala.

Questo quadro economico preoccupante fa pensare il mondo politico dell’Unione europea su come si possa fare a meno del gas russo. Ma il rischio è dietro l’angolo: continuare a importare GNL dagli Stati Uniti renderà le imprese europee sempre meno competitive rispetto a quelle di altre parti del globo.

Allo stesso tempo, si prospetta un altro grande nodo politico: il conflitto con la Cina su Taiwan rischia di lasciare l’Unione Europea anche senza semiconduttori moderni.

Lucia Giannini

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