ETIOPIA. Nuovi progetti cinesi per GNL ed energia. Salta l’accordo di pace con ONLF

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A Calub, nella regione del Somali (area geografica dell’Ogaden), il 2 ottobre, il primo Ministro Abiy Ahmed Ali ha inaugurato la prima fase di operatività del progetto per l’estrazione di gas naturale liquefatto (GNL). Stando alle dichiarazioni del capo del governo etiope, il progetto energetico punta a raggiungere una capacità produttiva annua di 111 milioni di litri. Successivamente, con una seconda fase di ampliamento della struttura, le capacità dovrebbero raggiungere 1,33 miliardi di litri all’anno secondo le stime del governo. Oltre al GNL, questo impianto contribuirà in modo significativo anche alla produzione di energia attraverso lo sfruttamento di strutture complementari al nuovo sito, con una capacità produttiva dichiarata di 1.000 megawatt. 

Riportando i dati pubblicati dal governo etiope, sono stati stanziati complessivamente 10 miliardi di dollari per tutti i nuovi progetti infrastrutturali del Paese. I movimenti di opposizione hanno criticato le dichiarazioni riguardanti le capacità energetiche del progetto, accusando il primo Ministro sovrastimare i futuri ricavi del progetto. Durante la stessa cerimonia sono stati ufficialmente annunciati anche altri due progetti, tra i quali citiamo: un nuovo impianto per la produzione di fertilizzante, che rappresenta una risorsa vitale per un’economia basata sull’agricoltura come quella etiope, e una nuova raffineria di petrolio a Gode.

L’impianto di fertilizzante sarà sviluppato da Ethiopian Investment Holdings in collaborazione con il Gruppo Dangote, il famoso colosso industriale nigeriano che in passato ha già collaborato con grandi società cinesi come la China National Offshore Oil Corporation (CNOOC). Il nuovo stabilimento per la produzione di fertilizzante avrà una capacità di 3 milioni di tonnellate all’anno, utilizzerà il gas naturale proveniente dai giacimenti di Calub, trasportato attraverso un oleodotto lungo 108 km. La raffineria di petrolio di Gode, invece, avrà una capacità produttiva di 3,5 milioni di tonnellate all’anno, e sfrutterà anch’essa le risorse dell’Ogaden. Questo progetto sarà interamente seguito dalla cinese Golden Concord Group Limited (GCL).

Per Abiy Ahmed Ali: “Questi nuovi progetti non rappresentano solo un semplice progresso industriale, ma insieme alla piena operatività della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) e ai nuovi piani idrici, sono l’esempio pratico di una politica energetica strategica volta ad alzare il peso specifico dell’Etiopia nella regione del Corno d’Africa”. 

Al contrario, analizzando la social-sfera locale, le novità riguardo a questi nuovi progetti non sono state particolarmente apprezzate dal popolo etiope: l’Ogaden National Liberation Front (ONLF), alias Jabhadda Waddaniga Xoreynta Ogaadeeniya (JWXO), pur avendo firmato nel 2018 un accordo di pace con il governo etiope, ha condannato il progetto del gasdotto e della raffineria a Calub. 

Il popolo etiope di etnia somala che abita la regione del Somali in Etiopia, anche conosciuta come storica provincia dell’Ogaden, sostiene che il progetto (secondo loro condotto in segreto) abbia causato danni ambientali e umanitari, tra cui inquinamento tossico, morie di bestiame e sfollamenti. Accusa inoltre le forze dell’Ethiopia National Defence Force (ENDF) di aver distrutto villaggi e pozzi d’acqua per creare una zona di sicurezza.

Il gruppo afferma che il progetto viola l’accordo di pace tra ONLF ed Etiopia del 2018 e “ne chiede la sospensione, il rilascio dei membri detenuti” e un’indagine internazionale che vada a chiarire le modalità con le quali vengono condotti i lavori.

G.L.

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