
Lo scontro nel nord dell’Etiopia si allarga ufficialmente, non limitandosi più a scontri terrestri nella regione Amhara, ma interessando ora anche la regione Afar. Nell’ultima settimana il gruppo Qafar Agatih Inkiinoh Uguuggumoh Fooca (QAIUF), alias Afar National Union Revolutionary Front (ANURF), ha espresso per la prima volta in modo ufficiale la propria solidarietà alla battaglia portata avanti dal popolo amhara e dall’Amhara Fano National Front (AFNF).
Su alcuni account social di emittenti televisive locali e nei canali interni amhara è stato postato, in data venerdì 4 ottobre, un comunicato stampa di QAIUF, nel quale il gruppo armato incita il popolo afar ad opporsi alle autorità dipendenti dal Primo Ministro Abiy Ahmed Ali. Da agosto 2025 (quando QAIUF ha dichiarato di non voler più rispettare gli accordi presi con Addis Abeba) a ottobre del medesimo anno, sono state molteplici le notizie che riportavano un legame sempre più stretto tra gli Afar e le autorità eritree, dimostrando ancora una volta quanto i confini nel Corno d’Africa siano sempre meno rigidi di come si possa pensare. L’Eritrea sta intraprendendo chiaramente una politica di tutela dei propri interessi rispetto a un possibile scontro diretto e convenzionale con l’Etiopia. Il governo etiope più volte ha criticato e denunciato il sostegno eritreo anche al gruppo AFNF, soprattutto recentemente negli scontri avvenuti nelle province di North Wollo e South Wollo nella regione Amhara.
Per il Paese guidato da Isaias Afewerki, sul piano territoriale QAIUF rappresenta un attore di primaria importanza proprio per la sua distribuzione geografica sul territorio etiope. Se il gruppo Afar riuscisse ad eliminare la presenza dell’Ethiopia National Defence Force (ENDF) dalle province di Kilbet Rasu e Awsi Rasu, Addis Abeba perderebbe territori cruciali rispetto all’obiettivo di riconquistare Assab, creando un corridoio cuscinetto tra i territori etiopi sotto il controllo dell’ENDF e il confine eritreo. L’Etiopia più volte ha ribadito il suo interesse sui territori eritrei della regione Southern Red Sea, anche durante la recente cerimonia di inaugurazione dell’accademia navale della marina etiope.
Nel comunicato stampa di QAIUF del 4 ottobre è riportato l’obiettivo del popolo afar, che non è la semplice deposizione del presidente dello Stato regionale Afar Awol Arba, ma come per gli Amhara, successivamente quindi alla deposizione del Primo Ministro etiope Abiy Ahmed Ali, è la costituzione di un nuovo governo federale etiope che rappresenti tutti i popoli che abitano in Etiopia.
Per quanto QAIUF abbia smentito le accuse sulla sua partecipazione alle battaglie tra AFNF e ENDF avvenute precedentemente a questo comunicato, in futuro è possibile che questa situazione cambierà, tenendo in mente che la divisione AFNF Menelik (dispiegata anche sui territori di confine tra la regione Amhara e la regione Afar) ha il più alto numero di operazione congiunte con unità appartenenti ad altri comandi di tutto l’esercito amhara.
Nel prossimo futuro sarà interessante vedere se l’Eritrea e gli altri attori internazionali presenti nel Corno d’Africa riusciranno anche ad inserirsi tra le crepe del Tigray People’s Liberation Front (TPLF), riuscendo magari a far superare i dissidi tra TPLF, QAIUF e AFNF, orientando tutti i gruppi contro il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed Ali. Ad oggi sicuramente le tensioni interne ai vertici del TPLF, scaturite dalla volontà di alcuni vertici di non rispettare la dipendenza rispetto ad Addis Abeba, lasciano terreno fertile all’aumento di possibili infiltrazioni estere.
Gabriele Leone
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