ETIOPIA. Manca il cibo per i profughi eritrei nel Tigray

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Le Nazioni Unite dicono che è finito il cibo per i quasi 100.000 rifugiati eritrei che si sono rifugiati nei campi nel nord dell’Etiopia, nella regione del Tigray, teatro dei combattimenti tra governo centrale e governo locale del Tigray. «Le preoccupazioni crescono di ora in ora», ha detto il 1 dicembre a Ginevra il portavoce dei rifugiati dell’Onu Babar Baloch. «I campi avranno ormai esaurito le scorte di cibo – rendendo la fame e la malnutrizione un pericolo reale, un avvertimento che abbiamo lanciato da quando il conflitto è iniziato quasi un mese fa. Siamo anche allarmati per le notizie non confermate di attacchi, rapimenti e reclutamento forzato nei campi profughi».

È passato un mese da quando il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha annunciato che nella regione del Tigray sono scoppiati i combattimenti tra le forze federali e quelle regionali, poiché ogni governo ora considera l’altro illegittimo a causa di una disputa per lo svolgimento delle elezioni durante la pandemia, riporta Ap. Le comunicazioni e i collegamenti verso la regione del Tigray, sono stati interrotti, e le Nazioni Unite hanno chiesto che venissero creati dei corridoi umanitari per la consegna di cibo, medicinali.

Abiy, il premio Nobel per la pace del 2019, ha respinto l’idea del dialogo con i leader regionali del Tigray, oggi in fuga. Sotto la crescente pressione internazionale, il 30 novembre Abiy ha detto che «il mio messaggio agli amici dell’Etiopia è che possiamo essere poveri, ma non siamo un paese che negozierà la nostra sovranità». Il governo etiope ha detto che creerà e gestirà un corridoio umanitario per la consegna degli aiuti, ma l’Onu vuole un accesso neutrale, senza ostacoli e immediato.

Le Nazioni Unite hanno detto che circa 2 milioni di persone in Tigray hanno bisogno di assistenza – un raddoppio rispetto a prima dei combattimenti – e circa 1 milione di persone sono sfollate, tra cui più di 45.000 etiopi che sono fuggiti in Sudan. I 96.000 rifugiati eritrei si trovano in campi in Etiopia, vicino al confine con l’Eritrea, da cui sono fuggiti, e sono emerse notizie che alcuni sono stati attaccati o rapiti. Il capo dei rifugiati delle Nazioni Unite ha avvertito che, se fosse vero, qualsiasi azione di questo tipo «sarebbe una grave violazione delle norme internazionali».

L’Eritrea è rimasta in silenzio, nonostante i missili delle forze del Tigray che hanno colpito obiettivi eritrei, anche se i leader del Tigray la accusano di essersi unita al conflitto dopo la richiesta dell’Etiopia.

Lucia Giannini