
Le elezioni generali in Etiopia si sono tenute lunedì 1° giugno, ma non in tutte le regioni del paese a causa del conflitto in corso. Infatti, il percorso che ha portato alle votazioni è stato irto di insidie, come l’intera regione settentrionale del Tigray esclusa dal voto, in quanto ancora in fase di ripresa dalla guerra civile terminata nel 2022. Gli elettori, oltre 54 milioni registrati, eleggono i membri del parlamento -della camera bassa-, composto da 547 seggi, di cui 274 necessari per formare un governo, che voteranno poi per nominare il prossimo primo ministro. L’accesso dei media è stato limitato – è il caso di Addis Standard che afferma di non poterle seguire sul campo dopo aver perso l’accreditamento – e a diverse testate internazionali, tra cui la BBC, non è stato concesso l’accredito stampa. Alla vigilia i pronostici vedevano il Partito della Prosperità del Primo Ministro Abiy Ahmed, 49 anni, che guida il paese dal 2018 e candidato per un altro mandato, mantenere il potere attribuendoli una vittoria schiacciante. Oltre 50.000 seggi elettorali erano operativi in tutto il paese, ma 143 sono rimasti chiusi, fa sapere la Commissione Elettorale Nazionale Etiope (NEBE), ammettendo casi di frode elettorale. Nonostante ciò, le elezioni sono state elogiate dagli osservatori per essere state pacifiche, inclusive e altamente partecipative, con oltre 40 milioni di votanti, ma per i risultati ufficiali si dovrà attendere l’11 giugno.
Il Capo della missione di osservazione elettorale dell’Unione Africana ed ex presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha affermato che le settime elezioni generali nazionali in Etiopia, dalla caduta del regime militare nel 1991, sono importanti per la nazione e per il continente in quanto rivestono un’importanza che va ben oltre i confini del Paese e persino oltre la sede dell’Unione Africana. Prima dell’apertura dei seggi Kenyatta aveva osservato che la missione dell’UA, composta da 73 delegati provenienti da 37 Paesi africani, era pienamente preparata a monitorare il processo di voto, auspicando elezioni che “riflettano la libera volontà del popolo, si svolgano pacificamente, sostengano il percorso di sviluppo del Paese e rafforzino la democrazia”.
Il voto si svolge nonostante i significativi disordini in gran parte del paese, con le elezioni che mettono alla prova la posizione politica del governo in un momento di continua instabilità in diverse zone dell’Etiopia. L’importanza di queste elezioni si riflette nelle statistiche chiave: 42 sono i partiti politici in lizza. Un’ampia gamma di gruppi nazionali e internazionali supervisiona le operazioni di voto: 55 associazioni civiche nazionali hanno schierato un totale di 1.562 osservatori in vari seggi elettorali, mentre un team di 26 osservatori elettorali dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo è attivo in tutto il paese.
Nel giorno elettorale il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed ha votato presso il seggio di Beshasha, nella circoscrizione di Gomma 2, nella zona di Jimma, dove è candidato alla Camera dei Rappresentanti del Popolo. Dopo aver espresso il suo voto, Abiy ha affermato che il popolo etiope ha dimostrato di non aver bisogno di “mentori o guide” per decidere il proprio destino. Ha inoltre osservato che i “nemici storici” dell’Etiopia hanno investito molto nella diffusione della convinzione che le elezioni democratiche non possano tenersi nel Paese, ma la forte affluenza alle urne dimostra il contrario.
Sputnik Africa è riuscito a visitare uno dei distretti elettorali osservando che le elezioni si sono svolte pacificamente nella maggior parte delle aree, con gli elettori che hanno chiesto che il processo venisse accelerato; in alcuni seggi elettorali, gli elettori erano in lunghe code; i coordinatori e gli osservatori dei seggi erano presenti in orario in tutti i seggi. Il processo elettorale si è esteso oltre l’orario di chiusura previsto per garantire che tutti i cittadini già in fila ai seggi potessero esercitare il proprio diritto di voto, così aveva stabilito la NEBE, precisando che la decisione, basata sul proclama elettorale, consentiva una proroga speciale dell’orario di votazione. La professionalità della Commissione è stata elogiata dal team di osservatori dell’UA. Kenyatta ha aggiunto che gli operatori della suddetta sembrano sapere cosa devono fare e che il suo team è molto soddisfatto della natura pacifica delle operazioni di voto che hanno visitato e che si stavano svolgendo senza intoppi, secondo quanto riportato da Reuters.
Tuttavia, milioni di persone nelle regioni colpite dal conflitto sono state escluse dal voto, e i critici accusano Ahmed di aver incarcerato gli oppositori e di aver accentrato il potere. In aggiunta, le votazioni sono state sospese in alcune zone di Oromia e Amhara a causa di problemi di sicurezza, secondo quanto dichiarato dal presidente della NEBE, Melatwork Hailu. L’incremento delle offensive delle milizie etno-nazionaliste Amhara (Fano), nella regione di Amhara, nel nord dell’Etiopia, a partire da marzo 2026, hanno minato gli sforzi del governo federale etiope per organizzare le elezioni federali nelle aree interessate. Inoltre, le offensive di Fano potrebbero anche limitare i piani del governo federale per contrastare la presa di potere del TPLF (Fronte Popolare di Liberazione del Tigray) nella vicina regione del Tigray, con quest’ultimo che ha reinsediato il governo regionale pre-guerra il 5 maggio, una mossa che ha di fatto vanificato l’accordo di pace di Pretoria che aveva posto fine al conflitto nel 2022.
L’esercito etiope ha rafforzato la sua presenza in Amhara dalla fine di marzo e ha lanciato una controffensiva; ciononostante, Fano ha mantenuto un elevato livello di attività. Le offensive hanno preso di mira esplicitamente le infrastrutture elettorali per impedire lo svolgimento delle elezioni e minare la legittimità delle stesse e del governo federale. Il 26 maggio, la NEBE aveva già annunciato che il governo federale non avrebbe tenuto elezioni in almeno otto dei 138 collegi elettorali dell’Amhara a causa dell’insicurezza.
Paolo Romano
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