ENERGIA. Mosca e Pechino unita da petrolio gas e carbone. Nonostante le sanzioni 

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La cooperazione nel settore energetico, pilastro fondamentale delle relazioni economiche tra Russia e Cina, ha assunto un’importanza ancora maggiore dal 2022. Per il Cremlino, la vendita di combustibili fossili alla Cina costituisce una fonte di valuta estera e, indirettamente, di entrate di bilancio. Dal punto di vista di Pechino, questi combustibili offrono un’alternativa più economica e sicura alle forniture provenienti da altre direzioni. La prolungata mancanza di accesso a mercati alternativi per gli idrocarburi ha lasciato la Russia dipendente dal commercio con la Cina.

I combustibili fossili sono la pietra angolare del commercio bilaterale sino russo. Nel 2024, i tre principali combustibili fossili rappresentavano i due terzi delle esportazioni totali della Russia verso la Cina, per un totale di 85 miliardi di dollari. Dalla fine del 2022, la Cina ha acquistato quasi la metà di tutti gli idrocarburi russi venduti all’estero. Anche l’India è emersa come un importante acquirente, rappresentando circa un terzo delle esportazioni di petrolio russe. Nel 2024, le entrate fiscali derivanti dall’estrazione e dall’esportazione di risorse da parte delle compagnie petrolifere e del gas hanno raggiunto gli 11,1 trilioni di rubli, pari al 31% delle entrate totali del bilancio federale, riporta OSW.

Nel contesto della crescente spesa russa per lo sforzo bellico, mantenere un flusso costante di entrate dalle esportazioni è di vitale importanza per il Cremlino, soprattutto perché garantisce l’afflusso di valuta estera. Tassare il settore energetico consente inoltre al governo di evitare di scaricare i costi della guerra direttamente sulla popolazione. L’esportazione dei singoli idrocarburi differisce in termini di importanza politica ed economica. 

Le vendite di petrolio greggio sono una fonte indispensabile, mentre le esportazioni di gas hanno un peso politico sostanziale poiché possono essere utilizzate come strumento per esercitare pressione sui paesi terzi.

Le importazioni di energia cinesi rimangono diversificate e il loro ruolo sta rapidamente diminuendo con l’avanzare della transizione verde del paese. Nel 2024, petrolio greggio, gas naturale e carbone fossile importati dalla Russia rappresentavano rispettivamente il 20%, il 23% e il 25% delle importazioni totali cinesi di queste risorse; le forniture russe coprivano solo una piccola quota della domanda complessiva cinese.

Tra le crescenti preoccupazioni per le potenziali interruzioni delle rotte marittime, le rotte terrestri stanno acquisendo importanza come alternative più stabili e sicure al trasporto marittimo. Tuttavia, la priorità del governo cinese è quella di espandere le fonti energetiche nazionali piuttosto che aumentare le importazioni dalla relativamente affidabile direttrice russa. Questa politica riflette il perseguimento simultaneo di diversi obiettivi da parte di Pechino: migliorare l’autosufficienza, accelerare lo sviluppo tecnologico e la modernizzazione industriale e stimolare l’attività economica. L’elettrificazione di ulteriori settori dell’economia, compresi i trasporti ha ridotto la domanda cinese di combustibili fossili. L’elettricità, prodotta quasi interamente da fonti nazionali come carbone e fonti rinnovabili, rappresenta già circa il 30% del consumo energetico finale della Cina, rispetto a poco più del 10% nei primi anni 2000.

Il petrolio greggio è la componente più importante delle esportazioni russe verso la Cina. Nel 2024, rappresentava il 48% del valore totale delle vendite russe al mercato cinese, per un totale di 62 miliardi di dollari. Per la Russia, la capacità di vendere petrolio greggio in tali volumi è di inestimabile valore, dato il ruolo cruciale delle entrate petrolifere nel bilancio federale. Nel 2024, le tasse sull’estrazione di petrolio costituivano l’85% di tutte le entrate generate dal settore petrolifero e del gas. Il settore contribuisce anche al bilancio attraverso altre imposte sulle sue attività commerciali; la statale Rosneft è il singolo maggiore contribuente del bilancio federale. Gli acquirenti cinesi rappresentano la metà del volume totale delle esportazioni russe di petrolio greggio. Nel 2024, le vendite di petrolio russo alla Cina hanno raggiunto quasi 2,2 milioni di barili al giorno. 

L’acquisto di petrolio dalla Russia rafforza un regime favorevole alla Cina; le forniture russe sono relativamente economiche a causa delle sanzioni occidentali e offrono maggiore stabilità e sicurezza, poiché le consegne vengono effettuate principalmente attraverso due rotte terrestri e infrastrutture portuali nell’Estremo Oriente russo.

Dal secondo trimestre del 2024, i dati doganali cinesi hanno mostrato un calo delle importazioni di petrolio greggio dalla Russia, dopo due anni di rapida crescita. Da marzo 2025, le importazioni dalla Russia sono aumentate marginalmente, arrivando al 17% nel terzo trimestre del 2025; calo determinato da due cicli di sanzioni statunitensi. Si prevede che il consumo di petrolio della Cina raggiungerà il picco intorno al 2027, a seguito dell’accelerazione dell’elettrificazione della sua economia.

Da un punto di vista politico, la componente più significativa di questa relazione energetica è la vendita di gas naturale russo alla Cina, poiché i contratti a lungo termine e i relativi progetti infrastrutturali legheranno i due paesi per i decenni a venire.

Nel 2024, la Cina rappresentava il 35% delle esportazioni totali di gas naturale di Gazprom, basate sul gasdotto Power of Siberia 1.

Il gas naturale svolge un ruolo minore in Cina rispetto ad altri combustibili fossili: rappresenta poco meno del 10% dell’approvvigionamento energetico primario, rispetto a oltre il 50% del carbone e a quasi il 20% del petrolio e dei prodotti petroliferi. 

Svolge tuttavia un’importante funzione come combustibile di transizione, migliorando la flessibilità del sistema energetico.

La Russia promuove da tempo l’idea di aumentare ulteriormente i volumi di esportazione di gas verso la Cina. L’obiettivo è di garantire le forniture future principalmente attraverso il nuovo gasdotto Power of Siberia 2, con una capacità prevista di 50 miliardi di metri cubi/anno. Il progetto mira a collegare gli acquirenti cinesi con i giacimenti di gas della Siberia occidentale, che finora hanno rifornito principalmente il mercato europeo.

Anche ipotizzando il pieno utilizzo di Power of Siberia 2, le importazioni totali tramite gasdotto dalla Russia raggiungerebbero circa 100 miliardi di metri cubi all’anno. Sulla base delle attuali previsioni, che prevedono un picco della domanda cinese di gas di 600 miliardi di metri cubi entro il 2040 e una produzione interna di circa 310 miliardi di metri cubi, la Russia rappresenterebbe circa il 35% delle importazioni di gas della Cina e circa il 16% del suo consumo totale. Pur essendo significativi, questi livelli non indicherebbero una dipendenza eccessiva.

La dichiarazione russa in merito a Power of Siberia 2, unita al fatto che la Cina non ha smentito l’affermazione, dovrebbe essere vista principalmente come un segnale politico rivolto a Washington. Il solo annuncio dell’intenzione di costruire il gasdotto ha già avuto ripercussioni sul mercato globale del gas: potenziali nuovi progetti di GNL volti a rifornire il mercato cinese potrebbero essere riconsiderati alla luce della prospettiva che le consegne tramite gasdotto russo possano soddisfare la futura domanda cinese. In questo contesto, l’effettiva realizzazione di Power of Siberia 2 minerebbe il “dominio energetico” degli Stati Uniti, in parte sostenuto dalla loro capacità di esportare GNL nazionale e dalla loro forte presenza sul mercato globale.

Consentire alla Russia di reindirizzare una quota significativa delle sue esportazioni di combustibili fossili verso la Cina dopo il 2022 non è stato motivato esclusivamente da considerazioni economiche, ma è servito anche a dimostrare il sostegno di Pechino a Mosca. Il volume costantemente elevato degli scambi commerciali indica che i due Paesi sono parzialmente riusciti a proteggere quest’area di cooperazione dal sistema finanziario occidentale. Lo sviluppo di rotte di approvvigionamento e metodi di pagamento alternativi è di fondamentale importanza per la sicurezza energetica di entrambi i Paesi. Inoltre, funge da strumento di propaganda per presentare un’alternativa emergente all’Occidente che abbraccia anche il settore economico.

Anna Lotti

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