ENERGIA. L’UE lascia Mosca per legarsi al gas di Pechino

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I timori dell’Europa per la scarsità di gas in vista dell’inverno potrebbero essere stati aggirati, grazie alla Cina. Il più grande acquirente di gas naturale liquefatto al mondo sta rivendendo alcuni dei suoi carichi di Gnl in eccesso a causa della debolezza della domanda energetica interna. Ciò ha fornito al mercato spot un’ampia offerta che l’Europa ha sfruttato, nonostante i prezzi più elevati.

Di conseguenza, le importazioni europee di Gnl sono cresciute del 60% su base annua nei primi sei mesi dell’anno, secondo i dati Kpler. I 53 milioni di tonnellate acquistati dall’Ue superano le importazioni di Cina e Giappone e hanno portato il tasso di occupazione degli stoccaggi di gas in Europa al 77%.

Se questa tendenza continuasse, l’Europa raggiungerebbe probabilmente l’obiettivo dichiarato di riempire l’80% dei suoi impianti di stoccaggio di gas entro novembre.

Tuttavia, se da un lato il crollo economico della Cina ha portato all’Europa il sollievo di cui aveva bisogno, dall’altro questo status quo è intrinsecamente di breve durata. Non appena l’attività economica cinese si riprenderà, la situazione si capovolgerà rapidamente. Inoltre, l’Europa dipenderebbe da Pechino per l’energia, in contrasto con la tendenza geopolitica che vede gli Stati Uniti e i loro alleati impegnati a difendere un ordine internazionale liberale.

Per ora, tuttavia, l’Europa è riuscita a evitare una crisi energetica. Il gruppo cinese Jovo, un importante commerciante di Gnl, ha recentemente rivelato di aver rivenduto un carico di Gnl a un acquirente europeo, e il profitto ottenuto da una simile transazione potrebbe raggiungere i 100 milioni di dollari.

Anche Sinopec ha ammesso di aver venduto 45 carichi di Gnl, pari a circa 3,15 milioni di tonnellate all’Europa. La quantità totale di Gnl cinese rivenduto è probabilmente superiore a 4 milioni di tonnellate, pari al 7% delle importazioni di gas dell’Europa nel semestre gennaio-giugno.

La Cina vende Gnl a causa della sua economia fiacca. La crescita reale del prodotto interno lordo nel primo semestre è stata di appena il 2,5%.

Una direttiva del governo centrale prevede il potenziamento della produzione di energia, compreso il carbone. Anche la produzione di gas della Cina si sta espandendo: la produzione nazionale di gas dovrebbe crescere del 7% su base annua nel 2022.

Le importazioni di Gnl della Cina, invece, probabilmente diminuiranno del 20% nel corso dell’anno e la diminuzione delle importazioni cinesi ha avuto un impatto sui prezzi internazionali.

Secondo la U.S. Energy Information Administration, la fornitura di gas russo all’Europa è ai minimi da 40 anni. Il gas che passa attraverso i gasdotti è appena il 20% di quello che era un anno fa.

L’Europa ha risposto acquistando Gnl sul mercato spot e ha deciso di ridurre il consumo di gas naturale del 15% entro marzo del prossimo anno. Grazie a queste misure d’emergenza, l’Europa sembra in grado di superare il prossimo inverno, anche se i flussi dei gasdotti sono inferiori dell’80% rispetto ai tempi normali e c’è sempre la possibilità che le importazioni di gas dalla Russia finiscano per azzerarsi.

In questo scenario l’Europa dovrebbe acquistare quasi tutto quello che rimane sul mercato spot, un compito irrealistico. Il risultato nascosto di questi sviluppi è che la Cina sta aumentando il suo peso sul mercato dell’energia e l’Europa ne è sempre più dipendente.

Lucia Giannini