ENERGIA. Il Pacchetto turco Bayraktar ridisegna la logistica energetica globale 

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La Turchia sta proponendo una serie di nuovi gasdotti terrestri che partiranno dal Golfo Persico, in modo che il mondo, attualmente colpito dalla crisi di Hormuz, non rimanga mai più isolato e non possa più accedere a sufficienti forniture di petrolio e gas.

Allo stato attuale, l’unico gasdotto che permette al petrolio greggio proveniente dai giacimenti del Golfo di evitare il collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz è quello saudita che si dirige verso ovest e termina nel porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Attualmente opera alla sua massima capacità di 7 milioni di barili al giorno, riporta BneIntellINews.

I percorsi proposti dalla Turchia includono: Gasdotto Qatar-Turchia; Gasdotto Transcaspico; Oleodotto Siria-Turchia; Oleodotto Iraq (Bassora)-Turchia; Interconnessione elettrica Arabia Saudita-Turchia

Si tratta di un piano ambizioso, ma il ministro dell’Energia turco ammette che finora le idee hanno riscosso scarso entusiasmo tra i potenziali partner.

Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale, è chiuso nell’ambito della guerra tra Stati Uniti e Israele contro Iran, iniziata alla fine di febbraio. Secondo l’AIE, la chiusura ha innescato “la più grande crisi per la sicurezza energetica globale della storia”. Lo shock per i mercati energetici globali è stato aggravato dagli attacchi iraniani, come quello contro l’impianto di GNL di Ras Laffan in Qatar che hanno danneggiato due dei 14 impianti di trattamento del gas di QatarEnergy e uno dei suoi impianti di conversione gas-liquido (GTL), interrompendo il 17% della capacità di esportazione di GNL del Paese e spingendo la compagnia energetica statale a dichiarare la forza maggiore sui contratti a lungo termine con clienti in Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. 

Il ministro dell’Energia turco Alparslan Bayraktar ha rilanciato una serie di proposte di gasdotti rimaste a lungo in sospeso, presentando la Turchia, geograficamente ben posizionata – povera di petrolio e gas e quindi dipendente dalle importazioni di idrocarburi – come la soluzione naturale per il problema del riorientamento delle rotte energetiche nella regione, riporta Middle East Eye.

Bayraktar ha inoltre rilanciato le proposte per collegare i giacimenti petroliferi siriani – che attualmente producono circa 100.000-120.000 barili al giorno, ben al di sotto dei quasi 400.000 barili al giorno pre-guerra civile – alla rete di oleodotti esistente tra Iraq e Turchia.

Bayraktar ha da tempo sostenuto la necessità di un gasdotto transcaspico, un’ambizione di lunga data che convoglierebbe il gas dal Turkmenistan, ritenuto proprietario delle quarte riserve di gas più grandi al mondo, attraverso il Mar Caspio fino all’Azerbaigian e poi attraverso la Georgia e la Turchia fino all’Europa. La Turchia ha già accordi di swap per importare volumi di gas turkmeno attraverso l’Iran, sebbene le sanzioni contro l’Iran e la guerra abbiano per ora interrotto tali flussi.

Il pacchetto di Bayraktar include anche un interconnettore elettrico che collegherebbe Arabia Saudita e Turchia attraverso Giordania e Siria, immaginando un cavo HVDC verso la Grecia che aggirerebbe Israele a favore della Siria e collegherebbe l’energia del Golfo alle reti europee.

Maddalena Ingrao 

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