ENERGIA. Il gas raggiunge quota 202 euro a MWH

79

I prezzi del gas negli hub Ttf olandesi sono saliti a 202 €/MWh, il 26 luglio, riporta Kommersant, mentre i flussi dal gasdotto russo Nord Stream sono stati ridotti dai 67 milioni di metri cubi al giorno di inizio settimana all’obiettivo annunciato di 33 mcm al giorno, dopo che Gazprom ha spento una delle due turbine rimaste in funzione a causa dell’eccessivo utilizzo.

La turbina riparata, recentemente sanzionata e poi rilasciata dal Canada, è ancora in Germania e non raggiungerà la stazione di pompaggio di Portovaya per almeno diversi giorni. Gazprom ha ridotto i flussi di gas verso l’Europa del 60% a metà giugno, quando l’unità di compressione è stata inviata in Canada e non è stata restituita a causa delle sanzioni. Da allora il Canada ha cambiato idea e l’UE ha stabilito che la restituzione dell’unità non infrange le sanzioni.

Tuttavia, in un’altra dichiarazione Gazprom ha affermato che permangono problemi con i documenti e che il compressore non è stato restituito alla Russia. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato, durante il suo attuale tour in Africa, che la Russia non ha ricevuto spiegazioni chiare sullo stato delle turbine Siemens per il gasdotto Nord Stream.

I ritardi sono ampiamente considerati come una motivazione politica per fare pressione sull’Ue affinché faccia ulteriori concessioni sulle sanzioni. Gazprom avrebbe chiesto all’Ue  di revocare le sanzioni su tutte le attrezzature importate: « problemi sono molto più complessi della semplice revisione delle turbine: La situazione dei flussi di gas – non solo attraverso Nord Stream ma anche attraverso la linea Yamal-Europa via Polonia e via Ucraina – è uscita da tempo dal campo delle questioni operative per entrare in quello delle considerazioni politiche. Tutte le parti hanno preso decisioni basate su priorità diverse da quelle puramente economiche», riporta BneIntellinews

Tra le decisioni politiche la testata segnala: «La decisione dell’Ucraina di impedire l’ingresso del gas russo attraverso il punto di ingresso di Sokhranovka a metà maggio; la Polonia ha sanzionato Gazprom, impedendole di ricevere i dividendi di EuRoPol GAZ, una joint venture con la polacca PGNiG che gestisce una sezione della linea Yamal-Europa; la Russia ha risposto ordinando a Gazprom di interrompere le spedizioni attraverso la Yamal-Europa; e il Canada ha deciso di negare la restituzione alla Russia della turbina Siemens revisionata, nonostante i progetti di gasdotti esistenti fossero stati esplicitamente esclusi dai regimi di sanzioni». Da tutto ciò si evince che la soluzione deve essere politica. 

Ora l’Europa sta affrontando la possibilità di essere tagliata fuori dalle importazioni di gas dalla Russia durante l’inverno, il che causerà una contrazione dell’economia del 2-3%, secondo un recente studio del Fondo Monetario Internazionale. Il 26 luglio l’Ue ha lanciato un accordo volontario che prevede che i membri riducano il consumo di gas del 15% tra agosto e marzo, nel tentativo di risparmiare gas in vista dell’inverno. Nel frattempo, le aziende europee continuano a rifornirsi dai flussi ridotti di Nord Stream 1, attraverso l’Ucraina e il gasdotto TurkStream, che non è stato toccato.

Il solo raggiungimento dei livelli ordinari di stoccaggio del gas non garantirà un inverno pienamente rifornito, se i flussi russi non saranno pienamente disponibili almeno attraverso l’Ucraina e Nord Stream. Il taglio dei consumi del 15%, oggi un dato politico, diverrà fattuale perché dati i prezzi attuali del gas e la scarsità di lungo periodo unita a prezzi ancora più alti, raggiungeranno questo obiettivo da soli durante l’inverno prossimo.

Luigi Medici