Egitto: torna il “vecchio” regime?

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EGITTO – Il Cairo. Il cambiamento di regime in Egitto, al di là dei cruenti e drammatici scontri di piazza, sta smuovendo le acque dello stagno mediorientale anche in superficie, proprio per l’importanza strategica del paese riconosciuta in primis dagli attori politici e geopolitici locali.

Una delegazione di alti funzionari provenienti da Emirati Arabi Uniti è arrivata al Cairo il 20 agosto per dei colloqui con i loro omologhi egiziani su come il paese del Golfo possa aiutare l’Egitto. A darne notizia l’agenzia turca Anadolu. La delegazione, guidata dal Ministro di Stato Sultan Ahmad Al-Jaber, ha incontrato il primo ministro Hazem al-Beblawi per discutere di «questioni di interesse comune». La visita rientra nel quadro degli sforzi fatti dagli Emirati per sostenere l’Egitto durante la fase di transizione, non è chiaro per quanto tempo la delegazione rimarrà al Cairo. Gli Emirati Arabi Uniti sono stati tra i primi paesi arabi a salutare, il 3 luglio, la cacciata di Mohamed Morsi, primo presidente eletto democraticamente in Egitto. Il paese da allora ha promesso 3 miliardi di dollari di aiuti, sotto forma di una concessione 1 miliardo di dollari e un prestito di 2 miliardi dollari a tasso zero, per sostenere l’economia egiziana durante il periodo transitorio. Con l’uscita di scena della Fratellanza musulmana, si è riaperto il futuro del deposto presidente Hosnu Mubarak. Il 21 agosto, Un tribunale egiziano sta valutando il ricorso per il suo rilascio. Mubarak è accusato di appropriazione di fondi dello Stato dal 2006 al 2011 tuttavia, l’avvocato di Mubarak, Farid al-Deeb, ha detto di aspettarsi il suo rilascio in quanto il deposto presidente aveva già restituito i fondi e doni. Il 19 agosto, l’ex leader era stato assolto dalle accuse di appropriazione indebita in relazione a fondi pubblici stanziati per la manutenzione dei palazzi presidenziali usati per ristrutturare le proprie ville private. Mubarak, insieme ai suoi due figli, all’ex ministro degli Interni Habib al-Adly e a sei collaboratori di quest’ultimo, deve ancora affrontare l’accusa di complicità nell’uccisione di manifestanti disarmati durante la rivoluzione in Egitto del 2011, che ha posto fine al suo trentennale governo. Il tribunale penale che supervisiona il processo ha detto che Mubarak potrebbe essere rilasciato, dal momento che ha già scontato il tempo massimo legalmente permesso, due anni, per la detenzione temporanea. Una prima prova del cambiamento nei confronti dell’ex rais egiziano, è il rovesciamento della condanna all’ergastolo per Mubarak: una corte d’appello all’inizio di quest’anno ha annullato la condanna per errori procedurali. Ma anche in campo militare le cose vanno in maniera strana. Israele ha permesso all’esercito egiziano di dispiegare una unità militari e l’invio di quattro navi da guerra per controllare gli incidenti nella penisola egiziana del Sinai. Secondo la il canale televisivo israeliano Channel 10, l’esercito israeliano ha preso questa decisione per garantire la propria sicurezza contro attacchi armati effettuati nei confronti di obiettivi egiziani e israeliani nella Penisola del Sinai. L’esercito egiziano però non ha ancora confermato la cosa. Il Cairo è in grado di fornire solo una presenza militare limitata nella Penisola del Sinai, quasi del tutto priva di armi pesanti secondo gli accordi di Camp David in vigore. Dato però che l’aumento della violenza, contro polizia e soldati nel Sinai dopo il golpe militare del 3 giugno, l’esercito egiziano ha lanciato una serie di operazioni contro i gruppi armati nel Sinai per oltre un mese.

Non solo Israele ha concesso la presenza di forze militari in Sinai, ma anche gli Usa hanno fatto passare nello Canale di Suez propri vascelli. DefenseNews riporta che una portaerei Usa e le navi di scorta sono passate attraverso il Canale di Suez in rotta verso il Mar Arabico nonostante le tensioni nelle relazioni Usa-Egitto, come annunciato dalla Marina statunitense il 19 agosto. La flotta, composta dalla portaerei Harry Truman, da due cacciatorpediniere e da due incrociatori, è transitata nel canale il 18 agosto senza incidenti per una missione destinata a fornire supporto aereo per le forze Nato in Afghanistan. Nonostante lo spargimento di sangue in Egitto, gli Stati Uniti non hanno tagliato l’1,3 miliardi di dollari in aiuti militari. Ma a cavallo di ferragosto, il presidente Barack Obama ha annunciato la cancellazione di un importante esercitazione congiunta, la Bright Star, che normalmente si tiene ogni due anni. Secondo la Quinta Flotta statunitense, da 35 a 45 navi militari statunitensi, tra cui le portaerei, passano attraverso il canale ogni anno. L’esercito americano gode di privilegi speciali grazie alla sua alleanza con l’Egitto, permettendo alle sue forze navali di “saltare la coda” per  passare nel canale. Suez ha anche una particolare importanza, in vista del ritiro Usa dall’Afghanistan alla fine del 2014. Dal momento che il Pakistan ora permetterà alla Nato di utilizzare i valichi di frontiera con l’Afghanistan, gran parte delle armi e delle attrezzature Isaf verrà caricata su navi nei porti pakistani e poi arriverà nei porti alleati, Usa compresi, attraverso il Canale di Suez, permettendo un notevole risparmio di fondi.