EGITTO. Il Cairo è il terreno di scontro tra USA e Cina per lo sviluppo degli IA Center

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La visita di tre giorni del presidente cinese Xi Jinping in Egitto, coincisa con il 70° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, ha segnato il suo primo viaggio in Medio Oriente in quattro anni e il primo in Egitto in un decennio.

Il viaggio ha suscitato un dibattito tra gli osservatori geopolitici sul delicato equilibrio diplomatico che l’Egitto deve mantenere tra la Cina, uno dei suoi maggiori partner economici, e gli Stati Uniti, un importante partner strategico e di difesa, riporta Al Jazeera.

Ma l’Egitto si trova anche a dover affrontare un altro delicato equilibrio tra le due superpotenze: sta emergendo come potenziale campo di battaglia nella corsa all’intelligenza artificiale tra Stati Uniti e Cina. La visita di Xi è avvenuta in un momento in cui il colosso tecnologico cinese Huawei ha presentato un’offerta per la costruzione di data center per l’IA in Egitto. Gli Stati Uniti, nel frattempo, starebbero preparando una controproposta per competere con Huawei. Chiunque si aggiudicherà l’appalto per la costruzione dei data center avrà anche l’opportunità di rafforzare i propri legami politici ed economici con l’Egitto.

L’Egitto, che riceve circa 1,3 miliardi di dollari all’anno in aiuti militari dagli Stati Uniti e rimane un importante partner americano nel settore della difesa, ha intensificato negli ultimi anni i suoi legami economici e militari con la Cina. Huawei ha offerto di fornire “1.408 processori Ascend 950 per l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale, oltre a 600 chip Ascend 950 o 910B (modelli precedenti)” per la costruzione di due cluster di calcolo.

L’azienda ha proposto una tempistica di 12 mesi per la realizzazione del progetto e, se l’accordo andrà in porto, rappresenterebbe la prima esportazione nota di processori Ascend per l’IA di Huawei, secondo Bloomberg. L’infrastruttura che ospiterebbe i chip per l’IA verrebbe utilizzata per operazioni militari, di sorveglianza e per altri scopi del settore pubblico.

Sempre secondo Bloomberg, il Dipartimento di Stato americano sta lavorando a una controproposta all’offerta di Huawei per i chip per l’IA, coinvolgendo aziende come Nvidia, Advanced Micro Devices Inc. e Microsoft Corp.

Attualmente, Cina e Stati Uniti sono leader a livello globale nello sviluppo e negli investimenti nel campo dell’IA. Tuttavia, il divario tra le due maggiori economie mondiali si sta riducendo rapidamente. Solo in termini di spesa, gli Stati Uniti dominano ancora, con le aziende americane che investiranno 285,9 miliardi di dollari in intelligenza artificiale privata nel 2025, contro i 12,4 miliardi di dollari della Cina, secondo l’AI Index Report 2026 dell’Università di Stanford.

La competizione “ruota principalmente attorno ai dati e alla capacità di entrambe le nazioni di integrare dati provenienti da diverse regioni del mondo, il che equivale essenzialmente a una battaglia per il futuro”, riporta l’emittente qatariota. La Cina potrebbe avere un vantaggio sugli Stati Uniti in Egitto, poiché Huawei è presente da anni, avendo firmato numerosi accordi con il governo egiziano per la fornitura di apparecchiature per le telecomunicazioni e per la loro economicità. 

Dal punto di vista ambientale, l’Egitto si trova in una situazione di svantaggio per quanto riguarda la scarsità d’acqua e l’inquinamento atmosferico: la quota di acqua pro capite del paese è scesa al di sotto dei 500 metri cubi all’anno, meno della metà della soglia di povertà idrica delle Nazioni Unite, secondo i dati del governo egiziano.

I data center sono notoriamente avidi di acqua ed energia perché l’elevata potenza di elaborazione richiede un raffreddamento significativo. La capitale egiziana è anche tra le città più inquinate al mondo, il che solleva il dubbio che un data center per l’intelligenza artificiale possa aggravare ulteriormente la situazione.

La scelta di Pechino risiede nella posizione geografica dell’Egitto. Il Paese controlla il Canale di Suez e si trova al crocevia tra Africa, Medio Oriente, Europa e Asia, il che lo rende sia un mercato considerevole per le aziende cinesi, sia un potenziale hub manifatturiero e logistico per raggiungere tutte le regioni circostanti.

In un contesto di conflitti regionali, l’importanza strategica del Canale di Suez è ulteriormente cresciuta. Oggi rappresenta una scelta ovvia per una rotta marittima alternativa. Il passaggio attraverso il Canale di Suez evita sia lo Stretto di Hormuz che quello di Bab al-Mandeb, consentendo alle merci di evitare i potenziali rischi che potrebbero essere affrontati in queste zone.

La Cina è il principale partner commerciale dell’Egitto per i beni non petroliferi, con un interscambio bilaterale che raggiungerà quasi 20,7 miliardi di dollari entro la fine del 2025, secondo il Servizio di Informazione Statale.

Anche l’Egitto è un importante partner economico per la Cina. Il Paese nordafricano ha importato beni cinesi per un valore di 10 miliardi di dollari solo nella prima metà di quest’anno, secondo i dati del governo egiziano, con un aumento di oltre il 14% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Gli investimenti cinesi sono aumentati vertiginosamente da quando il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha firmato un accordo di partenariato strategico a Pechino nel 2014. Da allora, le aziende cinesi hanno investito miliardi in diversi progetti egiziani, che spaziano dai porti container all’idrogeno verde, fino a stabilimenti per la produzione di tubi in ferro, pneumatici e satelliti.

Secondo Xinhua, la Zona di cooperazione economica e commerciale Cina-Egitto di Suez ha attratto oltre 200 aziende e creato più di 10.000 posti di lavoro.

Luigi Medici 

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