EGITTO. Fondo sovrano comune con il Sudan per battere la GERD dell’Etiopia

160

Il Cairo e Khartum hanno stretto un accordo per l’istituzione di un fondo sovrano per finanziare progetti comuni ad entrambi i Paesi. A riferirlo ad Al Arabiya fonti militari, che hanno rivelato dettagli sull’incontro avvenuto tra il ministro degli Esteri sudanese Mariam Al-Sadiq Al-Mahdi e la controparte egiziana, Sameh Shoukri, e altri funzionari egiziani al Cairo.

Gli scambi riflettono la determinazione del Cairo e di Khartum di lavorare insieme per far fronte alle minacce e ai pericoli che entrambi i paesi devono affrontare.

Nella giornata di giovedì 11 marzo, il Presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi ha ricevuto al palazzo federale Abdullah Hamdock, primo Ministro sudanese. Il portavoce ufficiale della presidenza egiziana Bassam Radi ha riferito che «durante l’incontro hanno discusso della questione delle relazioni bilaterali tra i due paesi, alla luce della recente visita del Presidente a Khartum e degli sviluppi nelle questioni regionali di reciproco interesse». Un altro tema affrontato ha riguardato gli sviluppi della Grande Diga del Rinascimento Etiope (GERD), costruita dall’Etiopia sul Nilo Azzurro e al centro della lite tra Sudan ed Egitto.

La diga si trova nella regione etiope Benishangul-Gumuz, a circa 45 km a est del confine con il Sudan. È stata costruita per produrre elettricità, in modo da alleviare la grave carenza di energia dell’Etiopia ed esportarla nei paesi vicini.

Il riempimento del suo serbatoio è iniziato nel luglio 2020, ma ci vorranno dai 4 ai 7 anni per riempirla completamente di acqua, a seconda delle condizioni idrogeologiche che si presenteranno durante il suo riempimento e degli accordi che verranno raggiunti tra Etiopia, Sudan e Egitto.

Sudan ed Egitto nutrono dubbi e preoccupazioni sul progetto GERD, in quanto temono che Addis Abeba procederà con la seconda fase di riempimento del bacino idrico della diga tra quattro mesi, nonostante non sia riuscita a raggiungere un accordo sulle regole che ne disciplinano riempimento e funzionamento. Il riempimento potrebbe sia mettere in pericolo la sicurezza idrica dell’Egitto che provocare disastri idraulici e ambientali in Sudan.

Il ministro dell’Irrigazione sudanese sostiene che GERD rappresenti una minaccia per 20 milioni di persone, metà della popolazione del Sudan. Per l’Egitto, invece, ci sarebbe lo spettro delle ripercussioni catastrofiche di una riserva idrica strategica drasticamente ridotta che aggraverebbero il problema della scarsità d’acqua.

La cooperazione militare tra Egitto e Sudan ha ricevuto un maggior impulso a seguito delle recenti visite. La dichiarazione delle forze armate, rilasciata a seguito dell’incontro militare a Khartum, ha riassunto bene la situazione quando ha fatto riferimento al “partenariato strategico” tra i due paesi, che include: estese esercitazioni, manovre militari congiunte, un accordo per rafforzare la sicurezza non solo lungo il confine condiviso tra i due paesi, ma anche lungo quelli costieri e terrestri con i paesi vicini.

Una fonte militare al Cairo ha spiegato che: “una maggior cooperazione militare tra Il Cairo e Khartum comporterebbe un aumento dei programmi di addestramento militare e una più stretta cooperazione in una serie di attività militari e di sicurezza. Il Cairo non ha bisogno di una presenza militare permanente in Sudan e, contrariamente alle speculazioni, non sta cercando di stabilire basi militari lì. Gli accordi firmati tra Il Cairo e Khartum sono il risultato del livello di cooperazione che le due parti hanno avviato più di due anni fa nel quadro del Comitato militare misto. I sette incontri tenuti dal comitato fino ad ora hanno dimostrato fino a che punto entrambe le parti sono in grado di unificare le opinioni. Addis Abeba sembra intenzionata a continuare la sua politica di imporre realtà de facto sul terreno dopo quasi 10 anni di negoziati sulla diga, ma i colloqui sono stati alterati dall’intransigenza etiope”.

Di fronte al rifiuto di Addis Abeba al compromesso, Il Cairo e Khartum si sono orientati verso una politica di deterrenza strategica, che comporta una posizione unificata e un’azione coordinata.

Ma mentre Addis Abeba insiste sulla separazione dei negoziati dal processo di riempimento del serbatoio GERD, Il Cairo continua a privilegiare la diplomazia come opzione principale per risolvere questa crisi e il partenariato strategico con il Sudan potrebbe spostare gli equilibri in modo da rafforzare il meccanismo diplomatico.

La congiunta azione egitto-sudanese in risposta alle minacce strategiche condivise aumenta la manovrabilità dell’Egitto diplomaticamente e in tutta la sua sfera di sicurezza vitale. Il modello di alleanza che l’Egitto sta costruendo con il Sudan è un riflesso della forza della presenza regionale egiziana e del dinamismo che apporta nell’affrontare le minacce alla sicurezza nazionale e le sfide poste dalle tensioni regionali.

Coraline Gangai