L’Egitto ci riprova

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EGITTO – Il Cairo 30/05/2014. La televisione di Stato egiziana ha annunciato ieri che Abdul Fattah al-Sisi ha vinto le elezioni presidenziali, aggiungendo che il 96% degli elettori, circa 21 milioni di egiziani, lo ha votato.

La sua affermazione era stata anticipata dai sondaggi, ma quello che il 59enne neo eletto voleva era una forte affluenza alle urne per legittimare ancora di più l’estromissione nel luglio scorso dell’islamista Mohammad Mursi, legato ai fratelli musulmani, come conferma della scelta popolare. In una intervista rilasciata poco prima dell’apertura delle urne aveva dichiarato che avrebbe auspicato al raggiungimento di 40 milioni di cittadini alle urne sui 54 milioni di elettori. Unico vero rivale dell’appena eletto presidente era il leader di sinistra ed esponente dell’opposizione Hamdeen Sabbahi, che non è riuscito a raggiungere il quattro per cento. Sabbahi ha ammesso la sconfitta, dicendo: «Io accetto la mia sconfitta e rispetto la scelta del popolo».
In attesa dei risultati ufficiali definitivi, centinaia di sostenitori al-Sisi sono scesi in piazza nella notte di mercoledì per festeggiare con una miriade di bandiere egiziane, fuochi d’artificio e caroselli di auto. «È una vittoria per la stabilità», ha detto Tahra Khaled, tra la folla in piazza Tahrir del Cairo, centro nevralgico delle proteste di massa che hanno portato Hosni Mubarak a dimettersi nel 2011.
Secondo i primi risultati annunciati dalla compagine politica Sisi ha raggiunto il 92% dei voti, ma l’affluenza a livello nazionale non è andata oltre il 44%. Non è il peggiore dei risultati delle elezioni degli ultimi tre anni, ma resta al di sotto del quasi il 52% di affluenza raggiunta nel 2012.
Anche questa tornata elettorale non è stata scevra da polemiche sui canali e metodi utilizzati per convincere gli elettori a recarsi alle urne e favorire il candidato, come la dichiarazione di festa nazionale nella giornata di martedì per liberare le persone da impegni e favorire la possibilità di accesso al voto, estensione a 3 i giorni di apertura delle urne e mezzi di trasporto gratuiti per chi si recava a votare, anche se questo andrebbe letto più come un atto democratico e non di accusa.
L’ex generale e ministro della Difesa è stato il protagonista della cacciata dei Fratelli musulmani un anno fa circa, movimento che è stato poi dichiarato fuori legge e molti suoi esponenti sono stati arrestati, in attesa di giudizio e su di loro grava il pericolo di una condanna a morte. Ed è proprio sulla stabilità e sulla sicurezza e la lotta al terrorismo che Al-Sisi ha puntato nella sua campagna elettorale. Il problema più grosso che dovrà affrontare è la grave crisi economica che sta travolgendo l’Egitto e che potrebbe portare instabilità interna. Gli egiziani chiederanno risposte concrete e certo sarà necessario creare formule interessanti per attirare investitori stranieri e magari attuare misure impopolari come quella ai tagli dei sussidi caratteristica molto estesa nel paese e un cambio di rotta anche sui modelli di tassazione. La modernizzazione del paese passa anche per quella sua promessa di attuazione di un Islam moderato e l’intenzione di combattere ogni forma di estremismo. La nuova sfida è già iniziata.