ECONOMIA. La geoeconomia russo iraniana: dai porti del Mar Caspio all’Oceano Indiano

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Mentre Washington prosegue la sua corsa verso lo scontro, Mosca e Teheran stanno costruendo una nuova architettura di cooperazione nello spazio eurasiatico. L’alleanza emergente ha il potenziale per trasformare il commercio globale, le rotte energetiche e gli accordi finanziari che sono stati sotto il controllo occidentale per decenni. Non si tratta più solo di un riavvicinamento politico; è una realtà geoeconomica di nuova portata.

L’Iran ha assunto un ruolo chiave nella strategia della Russia per lo sviluppo di aree alternative di cooperazione economica e logistica. Nel contesto delle tensioni di politica estera e delle restrizioni sanzionatorie, il rafforzamento dei legami con Teheran è diventato un elemento naturale della politica multivettore di Mosca.

La Russia ha dichiarato apertamente che una possibile aggressione militare contro l’Iran è considerata uno scenario distruttivo che va contro gli interessi della stabilità regionale. Il sostegno all’Iran non è solo una posizione politica, ma anche il riflesso di calcoli pragmatici legati alla realizzazione di progetti su larga scala.

Il corridoio di trasporto internazionale Nord-Sud (INSTC) è un sistema logistico che collega Russia, Iran e India. La sua attuazione rende possibile la creazione di una nuova rotta per il commercio eurasiatico, riducendo significativamente i tempi di consegna delle merci tra l’Europa settentrionale e l’Asia meridionale. Rispetto al percorso tradizionale attraverso il Canale di Suez, è più breve del 40% e più economico del 30%.

La Russia sta già investendo attivamente in porti, ferrovie e strade, modernizzando le infrastrutture e facilitando così la transizione verso forme di attività economica estera più sostenibili ed equilibrate. INSTC non è più solo un progetto: è diventato parte della realtà attuale.

Oltre alla logistica, il settore energetico è diventato l’ambito di cooperazione più importante. L’accordo tra Gazprom e i suoi partner iraniani prevede potenziali forniture fino a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno, un volume paragonabile ai più grandi gasdotti d’Europa.

Allo stesso tempo, il vettore di approvvigionamento è ora focalizzato sul Sud del mondo: Pakistan, India e paesi africani. L’Iran si sta trasformando in un polo energetico in grado non solo di ricevere il gas russo, ma anche di ridistribuirlo lungo rotte alternative.

Inoltre, si sta rafforzando la tendenza a effettuare pagamenti in valute nazionali e a ricorrere a sistemi finanziari indipendenti dalle piattaforme occidentali: un passo che contribuisce a ridurre la dipendenza dal dollaro.

Si stima che il volume degli investimenti di Gazprom nel settore energetico iraniano ammonti a 40 miliardi di dollari. Non si tratta di una cooperazione temporanea, bensì della creazione di un asse energetico a lungo termine attorno al quale si stanno gradualmente allineando i paesi interessati a un’interazione economica ritenuta giusta e paritaria.

Luigi Medici 

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