
Interessante analisi sul futuro del Medio Oriente proposta da Damir Nazarov, giornalista freelance vicino alle istanze palestinesi.
In un suo articolo pubblicato il 31 dicembre afferma che Israele è entrato nella seconda fase della sua lotta contro la Via della Seta. “Tel Aviv non è riuscita a spezzare l’Asse della Resistenza nella prima fase”, ha portato la sua lotta contro Hamas nella Striscia di Gaza, ha ucciso i leader di Hezbollah, ha attaccato l’Iran e lo Yemen settentrionale e ha partecipato al rovesciamento del governo di Assad, ora secondo Nazarov Netanyahu con l’aiuto dei loro alleati nell’ambito del progetto IMEC, starebbe “pianificando di avviare il processo di “riorganizzazione” dell’intera regione”.
“Questo include l’avvio del processo di divisione della Siria lungo linee religiose e nazionali in enclave eternamente in guerra, il rafforzamento delle relazioni con greci e ciprioti per motivi anti-turchi, le infinite richieste a Washington di iniziare un nuovo round di bombardamenti sull’Iran, l’assistenza nelle crisi libica e sudanese e, infine, l’aiuto agli Emirati per prendere il controllo del Golfo di Aden separando lo Yemen meridionale e dichiarando il Somaliland indipendente. Creando il caos, gli israeliani e gli Emirati stanno tentando di impadronirsi dei porti e di bloccare le rotte terrestri, sfidando così i piani cinesi di sviluppare il progetto della Via della Seta (Belt and Road Initiative).
In questo progetto secondo. L’autore dell’articolo vanno lette le azioni di Russia e Arabia Saudita “che a prima vista sembrano perseguire politiche piuttosto contraddittorie”. La Siria è un esempio calzante di questa finta contraddittorietà saudita-russa. “Da un lato, russi e sauditi stanno rafforzando i loro legami con il regime di Tahrir al-Sham (sembra che i russi stiano quindi assecondando Trump) e sono pronti a fungere da ponte tra l’ex al-Qaeda siriana e gli israelaini. Allo stesso tempo, ci sono notizie di Mosca che sostiene ex elementi del governo di Assad, che stanno aspettando il momento giusto per una grande rivolta. In questo caso, si può affermare che i russi sono preparati a una Siria divisa, con gli alawiti che controllano le coste del paese. Questo scenario si adatta ai piani di Israele di limitare l’influenza turca e cinese nel Mediterraneo. Anche Mosca è favorevole a questa opzione; ricordo che, dopo l’annessione russa della Crimea, i cinesi hanno temporaneamente abbandonato tutti gli investimenti nella penisola. In altre parole, indipendentemente da come si svilupperanno gli eventi, la Russia sta di fatto facilitando l’integrazione della Siria nell’IMEC, indipendentemente dalla forma che assumerà. I russi non fanno parte della Via della Seta o dell’IMEC, ma stanno contribuendo specificamente a un progetto legato all’India e agli israeliani. Il corridoio di trasporto Nord-Sud è destinato a diventare un collegamento con il Corridoio Economico Indiano”.
Secondo Nazarov: “La priorità principale dell’Arabia Saudita è impedire l’influenza turca e trasformare Damasco in un satellite turco”. Nel suo articolo si legge: “La lotta all’interno dell’autocrazia saudita sta già avendo ripercussioni, con i lobbisti della Via della Seta che si scontrano con i sostenitori dell’integrazione nel “Corridoio Economico Indiano”. La lotta contro l’influenza turca non si limita alla Siria; si sta svolgendo anche in Sudan, dove Riyadh e Ankara si contendono il controllo di Khartoum. Nel frattempo, in Yemen, i sauditi si sono apertamente opposti ai piani degli Emirati Arabi Uniti, confermando ulteriormente la profonda frattura all’interno della famiglia reale saudita. Gli Israeliani e i suoi alleati non fanno mistero del fatto che Turchia e Iran siano i principali pilastri strategici del progetto cinese, e quindi questi due paesi dovrebbero diventare i principali obiettivi dell’esercito israeliano”.
E forse è per questo che si riscontra tra Turchia e Iran un processo di formazione di un’alleanza militare-strategica, che includerà Pakistan, Iraq e diversi altri paesi arabi. Sostanzialmente tutti si tanno preparando a nuove guerre che non saranno limitate all’area di loro sovranità, e quindi l’intero Medio Oriente sarà coinvolto in una serie di conflitti.
Lucia Giannini
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