
La Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola collegato all’epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) il 24 giugno. Un medico di ritorno da una missione umanitaria nella RDC è risultato positivo al test, è stato ora isolato, ricoverato in ospedale, ma le sue condizioni sono stabili e le autorità sanitarie stanno rintracciando i contatti, ma ribadiscono che non vi è trasmissione locale del virus in Francia. Il ministero della Salute francese afferma che il rischio per la popolazione europea è basso. Nel frattempo, nella RDC continua a propagarsi e al 24 giugno sono stati confermati 1.094 casi, con 277 decessi. L’epidemia ha colpito anche l’Uganda, dove si sono registrati una ventina di casi e due decessi.
L’attuale epidemia di Ebola è iniziata il 15 maggio nella RDC e nella vicina Uganda, con epicentro nella provincia congolese di Ituri. Secondo i dati disponibili, si tratta di una delle peggiori epidemie di Ebola degli ultimi decenni, in termini di casi e decessi. Il 17 maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’ha dichiarata un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. Quest’epidemia è causata dal ceppo Bundibugyo, che a differenza dei ceppi più noti, al momento non esiste un vaccino specifico o una cura comprovata.
La RDC negli ultimi giorni sta cercando di far fronte al massimo delle sue capacità all’epidemia e ha inaugurato nuovi corridoi di controllo sanitario all’aeroporto di Kinshasa. Queste strutture contribuiscono a rafforzare la sorveglianza sanitaria ai punti di ingresso attraverso lo screening dei viaggiatori e l’individuazione precoce di potenziali casi di malattia, al fine di proteggere la popolazione dal virus Ebola, ha dichiarato il Ministero della Salute del Paese sui social media, che ha aggiunto come gli specialisti locali conducono esercitazioni di evacuazione dei pazienti affetti da Ebola mirando, grazie alla formazione, a migliorare la padronanza delle procedure, delle misure di protezione e delle tecniche di trasporto sicuro dei pazienti per garantire un’assistenza adeguata.
Il Centro africano per la prevenzione e il controllo delle malattie (Africa CDC) ha informato il 18 giugno che i donatori promettono 910 milioni di dollari mentre l’epidemia di Ebola raggiunge il “punto critico”, annunciando che i fondi, inclusi 80 milioni di dollari provenienti dagli Stati membri dell’Unione Africana, sosterranno la risposta all’epidemia di Ebola. È stato inoltre approvato un piano di risposta congiunto di sei mesi da 518 milioni di dollari. “L’Africa deve passare da ricorrenti appelli di emergenza a investimenti prevedibili nella preparazione alle epidemie”, ha affermato la dottoressa Jean Kaseya dell’Africa CDC. La riunione dei presidenti ha inoltre approvato un finanziamento volontario annuale di 100 milioni di dollari da parte degli stati africani e del settore privato per la preparazione alle epidemie e la produzione locale.
L’Unione Europea ha annunciato un pacchetto del valore di 493 milioni di euro per combattere l’epidemia di Ebola in Africa centrale: vaccini, trattamenti, aiuti umanitari e sostegno ai sistemi sanitari; chiedendo una risposta condivisa e coordinata, solidarietà globale, sicurezza sanitaria. Invece, il Servizio federale russo per la tutela dei consumatori e il benessere ha sviluppato e organizzato la produzione di test PCR per questa variante in pochi giorni, diventando uno dei primi al mondo a farlo, secondo quanto dichiarato dall’agenzia. La Russia invia quindi 7.000 kit per il test. Inoltre, l’agenzia ha formato più di 20 ugandesi in diagnostica e gestione delle epidemie.
Critiche giungono nei confronti degli Stati Uniti: a metà giugno Physicians for Human Rights (PHR), con sede a New York, ha rilasciato una dichiarazione intitolata “I fallimenti dell’America First nella salute globale: i tagli statunitensi alla salute internazionale e il conflitto nella RDC alimentano la crisi dell’Ebola”, pubblicata sul sito web dell’organizzazione per i diritti umani, che si avvale della scienza e della medicina per prevenire atrocità di massa e gravi violazioni dei diritti umani. Il documento rileva che i drastici tagli ai finanziamenti statunitensi per programmi sanitari globali cruciali, inclusi quelli ai fondi e al personale dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), lo scioglimento dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) e il ritiro degli Stati Uniti dall’OMS, hanno pericolosamente indebolito la capacità del mondo di rispondere alle minacce di malattie infettive in rapida evoluzione, tra cui l’epidemia di Ebola in espansione nella RDC e nella regione, colpita dal conflitto, rendendo le comunità più vulnerabili in un momento in cui è necessario un sostegno internazionale costante in materia di sanità pubblica.
Con l’Ebola in circolazione mesi prima della sua dichiarazione ufficiale, molti operatori sanitari sono stati esposti al virus prima ancora di sapere della sua presenza, ha affermato Marie Roseline Belizaire, direttrice dell’emergenza dell’OMS. “È un prezzo davvero alto quello che il sistema, il sistema sanitario, sta pagando, perché non abbiamo abbastanza operatori sanitari nella RDC”, ha aggiunto. Più di 70 operatori sanitari sono tra le persone contagiate dal virus. In aggiunta, il Ministero della Salute israeliano ha dato comunicazione il 19 giugno che una persona rientrata dal Congo è sospettata di essere infetta dal virus Ebola ed è stata trasferita in isolamento presso l’ospedale Rambam di Haifa e sta conducendo un’indagine epidemiologica per ricostruire i contatti del paziente e verificare un possibile collegamento tra i due casi sospetti in quanto, in seguito, si è avuta la registrazione di un secondo caso, trasferito in un centro medico vicino a Tel Aviv.
Il Ministro della Salute della RDC Roger Kamba ha reso l’assistenza sanitaria alla popolazione completamente gratuita nella provincia di Ituri durante l’epidemia, dichiarando che è stata introdotta lì dove è stato registrato il maggior numero di casi. Inoltre, fra le misure adottate per contenere la diffusione della malattia sono stati dispiegati team, laboratori, centri di isolamento e dispositivi di protezione nella RDC e in altri paesi. “Le attività di comunicazione con la comunità, la diagnosi e la gestione dei casi continuano a essere intensificate per contenere la diffusione”, secondo il Ministero della Salute. Il tasso di mortalità si aggira intorno al 25% e dallo scoppio dell’epidemia circa 100 persone sono guarite e 365 rimangono in isolamento o ricoverate in ospedale. In più, per limitare la diffusione, il governo di Kinshasa ha sospeso i voli all’aeroporto di Bunia, nell’Ituri. Questa misura sanitaria consente ora solo voli umanitari e missioni speciali.
Scalpore aveva già fatto la notizia della costruzione di un centro di quarantena in Kenya prevista presso la base aerea di Laikipia dell’Aeronautica keniota, vicino alla città di Nanyuki, destinato ai cittadini statunitensi infetti da Ebola e finanziata dagli USA, che aveva scatenato massicce proteste e contestazioni legali. È stato sospeso in attesa di ulteriori provvedimenti giudiziari, come annunciato dal Ministro della Salute Aden Duale alla Corte Suprema. Il Ministro si è scusato con la Corte per non aver ottemperato immediatamente all’ingiunzione provvisoria emessa dalla Corte Suprema il 29 maggio, che ne vietava la costruzione e l’ingresso in Kenya di pazienti statunitensi, Paese in cui non sono stati segnalati casi di Ebola.
Da ultimo, in merito alla lotta contro l’Ebola, i presidenti di RDC e Burundi, Félix Tshisekedi ed Évariste Ndayishimiye, hanno sottolineato nel loro incontro congiunto a Kinshasa l’urgente necessità di un rafforzamento della sorveglianza transfrontaliera e di una risposta sanitaria coordinata per contenere il virus. Infine, sempre come risposta alla minaccia dell’epidemia, la RDC e l’Uganda hanno ufficialmente avviato una collaborazione transfrontaliera ad Aru, nell’Ituri, con l’obiettivo di migliorare la sorveglianza, i test e il trattamento dei pazienti.
Paolo Romano
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