E se Pechino pignorasse l’Air force one?

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Una corte statunitense da ragione ai fondi che vantano un credito nei confronti dello Stato argentino dopo la profonda crisi del 2002.

La corte ha definito discriminatorio il trattamento usato verso i possessori di bond argentini che accettarono la ristrutturazione debitoria effettuata da Buenos Aires nel 2005 e nel 2010 e quelli che non la accettarono. Secondo la corte statunitense, l’Argentina ha violato la condizione prevista all’acquisto dei titoli di Stato: l’uniformità di trattamento anche se i possessori di titoli non avessero aderito alla ristrutturazione del debito. In questa seconda categoria rientrano la Nml Capital Ltd e la Aurelius Capital Management che sono in possesso di 1,4 miliardi di dollari del debito di Buenos Aires. 

La tesi difensiva argentina si basa sul rischio concreto di innescare in questo modouna nuova crisi finanziaria nel Paese, indebolendo gli accordi sul debito e renderebbe impossibile per altri Paesi, Spagna e Grecia incluse, di ristrutturare il loro debito nel futuro. Secondo i giudici statunitensi l’Argentina ha ancora 4 miliardi di riserve in monete straniere e può tranquillamentepagare il debito senza, secondo la corte, scatenare un’altra crisi economica. La presunta “rottura della promessa” finanziaria impedisce di fatto a Buenos Aires di utilizzare il sistema finanziario statunitense, finché non si adempirà a quanto previsto dalla sentenza. Non sono però ancora chiarite le modalità, i sistemi da utilizzare per poter adempiere ad una simile ingiunzione.

L’Amministrazione Fernandez ha promesso battaglia ed è decisa ad adire tuti i gradi di giudizio Corte suprema inclusa se necessario e che mai accetterà le pretese di «fondi che si comportano come avvoltoi». Secondo il ministro delle Finanze argentino, Adrian Cosentino, la nuova sentenza non cambia di fatto la situazione (…) La decisione della Corte è concettuale e priva di ogni implicazione pratica sulle modalità per aderirvi anche volendolo».

Ad oggi, ammette Buenos Aires, sono 29 i beni di proprietà statale pignorati su sollecito dei fondi detentori di bond argentini che rifiutano la ristrutturazione debitoria. Per Hector Timerman, ministro degli Esteri del Paese, il governo si sta muovendo per riottenerli tutti. L’ultimo caso è quello della nave scuola Libertad, bloccata in Ghana. Tra i beni “pignorati” c’è il satellite scientifico Sacd/Aquarius sviluppato assieme alla Nasa e in orbita dallo scorso anno; centri di ricerca atomica ed energitici, impianti per la ricerca agricola e industriale. Vi si affiancano, l’aereo presidenziale Tango 01 e diversi conti correnti.

Si tratta, in gran parte, di asset statali presenti in Europa o negli Usa.

Il rischio di creare un precedente pericoloso è molto concreto proprio in virtù dell’essenza del sistema giuridico di common law anglosassone. Uno Stato nazione sovrano, seppur indebolito dalle dinamiche globalizzanti contemporanee, viene trattato alla stregua di un qualsiasi privato cittadino in materia creditizia, facendo implodere anni di teoria economica anzi macro economica.

Se l’epoca della ragion di Stato è lontana, non può nemmeno essere concepitto l’opposto: che sia concesso a fondi dichiaratamente speculativi di mettere in ginocchio nazioni sovrane. Grecia, Spagna e molti altri Paesi occidentali, oggi in crisi, potrebbero essere i prossimi obiettivi; e non ci saranno leggi, manovre o “stimulus” come ama definirli la banca di Stato statunitense: il precedente sarà stato creato. Un Paese sovrano viene pignorato da entità non statali esterne: un grave rischio prima paventato solo dalla fantapolitica più visionaria, oggi concretizzatosi in una nave scuola militare di un Paese sovrano pignorata da un fondo d’investimento privato. Si può obiettare in maniera clintoniana che questa sia l’economia dando una risposta miope e di analisi a brevissimo raggio.

Il debito Usa è nelle mani di Pechino, e se in futuro fosse messo sotto sequeswtro giudiziario l’Air force one in viaggio con Potus (acronimo di President of the United States of America) in un Paese straniero?

It’s politics baby!