#DOMINOEVERGRANDE. Le immobiliari aspettano il “nuovo” Partito di XI Jinping

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Le imprese in Cina hanno adottato un atteggiamento attendista fino a dopo il Congresso quinquennale del Partito Comunista che si terrà a Pechino.

Gli operatori del settore immobiliare stanno rimandando qualsiasi ristrutturazione del debito a dopo il Congresso del Partito, sperando che l’incontro cruciale offra indizi su come Pechino intende stabilizzare il settore in difficoltà.

Ciò che emergerà dall’incontro potrebbe contribuire a determinare il modo in cui gli sviluppatori, che hanno mancato i pagamenti o sono andati in default su obbligazioni offshore del valore di decine di miliardi di dollari, ritmeranno le vendite di asset, estrarranno o offriranno concessioni ai creditori, o addirittura si metteranno in liquidazione.

Sebbene non ci sia consenso nel settore immobiliare su quali misure specifiche del settore ci si aspetti dal congresso del partito – o nelle sue immediate conseguenze – e su quanto potrebbero essere estese, gli sviluppatori sono comunque fermi.

Se Pechino non introdurrà politiche innovative, i costruttori potrebbero adottare misure come l’imposizione di forti tagli agli obbligazionisti o addirittura la liquidazione, hanno dichiarato i costruttori stessi.

Tra i principali costruttori che stanno ristrutturando il loro debito ci sono China Evergrande Group, la cui crisi di liquidità dello scorso anno ha rappresentato un punto di svolta nella crisi immobiliare del Paese, Sunac China Holdings, Shimao Group Holdings e Kaisa Group Holdings.

Gli sviluppatori hanno dichiarato che anche le società più piccole, che hanno effettuato scambi obbligazionari per estendere le scadenze del loro debito, stanno valutando la possibilità di ristrutturarlo.

Il settore immobiliare è fondamentale per la stabilità politica ed economica della Cina: gli immobili rappresentano circa il 40% del patrimonio delle famiglie e costituiscono circa un quarto del prodotto interno lordo del Paese, il più grande tra tutti i settori, riporta AF.

Evergrande, con i suoi 300 miliardi di dollari di debito totale e il default sul debito offshore dello scorso anno, ha gettato una luce negativa sui 5.000 miliardi di dollari di debito degli sviluppatori cinesi, facendo tremare i mercati globali e scatenando grandi proteste.

Antonio Albanese