DOMINO EVERGRANDE. Ergastolo all’immobiliarista: la crisi finanziaria resta aperta 

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Il Tribunale Intermedio del Popolo di Shenzhen, nella provincia del Guangdong, (organo giudiziario di secondo livello nella struttura piramidale della giustizia cinese, situato tra i tribunali di base e i tribunali superiori; giudica in primo grado i casi locali più importanti e complessi e funge da corte d’appello per le decisioni prese dai tribunali di base) ha emesso una condanna all’ergastolo nei confronti di Xu Jiayin (Hui Ka Yan, nella pronuncia cantonese), fondatore di China Evergrande Group.

L’agenzia di stampa cinese Xinhua, riferisce che Xu ed il suo gruppo Evergrande sono stati ritenuti colpevoli dei reati di appropriazione indebita di depositi pubblici, frode nella raccolta fondi, erogazione illegale di prestiti, emissione fraudolenta di titoli, divulgazione illecita di informazioni riservate e corruzione aziendale. L’imprenditore è stato, inoltre, condannato per uso illecito di fondi e appropriazione indebita, mentre la società controllata Evergrande Real Estate Group per emissione fraudolenta di titoli.

Secondo il tribunale, come riportato dal The Global Times (Huánqiú Shíbào), tabloid internazionale del Quotidiano del Popolo (Renmin Ribao), era Xu Jiayin a controllare effettivamente Evergrande Group e ad avere la responsabilità generale delle sue operazioni, controllando, inoltre, varie società, tra cui Evergrande Real Estate, Evergrande Wealth, Evergrande Nanchan, con investimenti che andavano dal settore immobiliare ai servizi immobiliari e alla finanza. Xinhua comunica che, in base a quanto ricostruito dai giudici, dal 2016 al 2021 Evergrande Group, Evergrande Real Estate e Xu hanno violato le leggi cinesi, gonfiato il valore delle attività, occultato le passività perpetrando frodi finanziarie su larga scala. E ancora, che Xu Jiayin e Evergrande Grup avrebbero acquisito attraverso la corruzione o altri mezzi il controllo di istituzioni finanziarie, ottenendo illegalmente crediti e fondi assicurativi da utilizzare per la società; per di più Xu sfruttando la sua posizione di presidente della società controllata Evergrande Real Estate aveva organizzato frodi finanziarie e si era appropriato indebitamente indebitamente di beni aziendali mascherandoli da dividendi. Secondo il tribunale, come si legge sulle agenzie cinesi, questi crimini hanno “gravemente compromesso l’ordine economico di mercato socialista, violato i diritti di proprietà pubblica e privata e minato l’integrità dei funzionari pubblici nell’esercizio delle loro funzioni”.

Le agenzie cinesi riferiscono, inoltre, che il Tribunale Intermedio del Popolo di Shenzhen ha, inoltre multato l’Evergrande Group per 8,82 miliardi di yuan e l’Evergrande Real Estate Group per 7 miliardi di yuan.

Secondo Dan Wang, direttrice del team Cina di Eurasia Group citata dal The Economic Times, questa sentenza dimostra che a Pechino non hanno cambiate rotta non intendendo salvare il settore immobiliare, ed indica alle aziende del settore di essere più caute nel contrarre debiti.

La sentenza del 20 agosto sembra mettere la parola fine alla vicenda di Evergrande Group che nel 2021, investita da un debito di 300 miliardi di dollari, aveva messo a nudo le criticità del settore immobiliare cinese (che come riportato dalla CNN era arrivato a rappresentare 30% del PIL di Pechino), in cui i costruttori, inseguendo la crescita economica, continuavano a contrarre debiti per costruire nuovi alloggi, alimentando la domanda interna durante il periodo dello sviluppo, finché nel 2020 la Banca Popolare Cinese non impose nuovi parametri finanziari, le cosiddette tre linee rosse, per limitare l’eccessivo indebitamento, innescando al contempo la crisi del settore.

Alicia Garcia-Herrero, capo economista per l’Asia-Pacifico di Natixis citata dal The Economic Time, riflettendo sul fatto che la crisi di Evergrande aveva reso il problema del mercato immobiliare più strutturale ed evidenziato le debolezze del sistema, ha indicato cari fattori all’origine dell’attuale debole domanda di abitazioni in Cina, tra cui la stagnazione dell’economia e il calo demografico. 

A febbraio il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post riferiva che, secondo i dati diffusi dalla China Real Estate Information Corporation (CRIC), i 100 principali costruttori cinesi a gennaio avrebbero registrato un calo delle entrate pari al 27% rispetto all’anno precedente. 

Secondo l’Asia Times, i prezzi delle case in Cina hanno continuato a scendere nel primo semestre del 2026 con gli acquirenti che scommettendo su ulteriori diminuzioni di prezzo si sono mostrati cauti negli acquisti. A supporto di ciò la testata di Hong Kong riporta i dati dalla China Index Academy che mostrano come a giugno i prezzi degli immobili sul mercato secondario in 100 grandi città cinesi sono diminuiti dello 0,42% su base mensile, attestandosi a una media di 12.639 yuan (1.750 dollari USA) al metro quadro con solo 12 città su 100 che hanno registrato un aumento. I dati evidenziano, inoltre, come il calo del mercato secondario sia stato generalizzato interessando tutte le fasce di città (le 661 città sono suddivise in base al cosiddetto tier system, la prima fascia comprende le città più grandi e sviluppate, e così a scendere gradualmente fino alla quarta che include città di media grandezza caratterizzate dal costo contenuto della vita, infrastrutture di base ed una moderata attività economica) con quelle di prima fascia che hanno registrato un calo dei prezzi del 6,95% su base annua, dell’8,21% per quelle di seconda, e del 7,48% quelle di terza e quarta. L’Asia Times riferiva inoltre che a giugno, tra le 10 città più grandi, Nanchino e Wuhan avevano segnato i cali più marcati su base annua. La testata di Hong Kong riportava inoltre come secondo i commentatori questi dati dimostrassero come la tendenza al ribasso dei prezzi delle case non si fosse ancora arrestata, prevedendo ulteriori cali per il resto del 2026. 

L’agenzia Xinhua riferisce che, secondo i dati pubblicati dall’Ufficio nazionale di statistica (NBS che pubblica un rapporto mensile sui prezzi delle case monitorando le variazioni del mercato in 70 grandi città suddivise in 4 di prima fascia, 31 di seconda e 35 di terza), a luglio nelle 70 principali città cinesi si è registrato un calo dei prezzi delle case su base annua generalmente inferiore che confermerebbe i segnali di stabilizzazione del mercato immobiliare. L’agenzia di stampa riporta come nelle quattro principali città cinesi Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen, i prezzi delle nuove abitazioni sono diminuiti dell’1,1% su base annua, lo 0,2% in meno rispetto all’1,3% del mese di giugno, mentre la flessione mercato secondario è scesa dal 4,9% al 3,7%. 

Secondo la testata indiana The Economic Times, invece,i dati mostrerebbero come i prezzi delle nuove abitazioni siano scesi a luglio più velocemente che a giugno. 

D’altra parte il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, in base agli stessi dati presentati dall’agenzia Xinhua, riferisce che, nelle principali quattro città cinesi, a luglio i prezzi delle nuove abitazioni sono rimasti in media invariati rispetto al mese precedente ponendo fine a una ripresa durata quattro mesi. Il quotidiano di Hong Kong riporta inoltre le che secondo gli analisti questi dati sono anche dovuti a causa di fattori stagionali negativi, come un’estate insolitamente piovosa, che evidenzierebbe ulteriormente l’urgente necessità di stabilizzare il mercato immobiliare.

Yan Yuejin, vicepresidente della società di consulenza immobiliare E-house China Research and Development Institute di Shanghai, citato dal South China Morning Post, ha affermato che nelle città di secondo livello gli ultimi dati mostrano dei cali leggermente più marcati nei prezzi delle nuove abitazioni, nonostante i dati mensili fossero vicini a un arresto del calo, indicando anche in questo caso l’urgente necessità di stabilizzare i loro mercati immobiliari.

L’agenzia di stampa Reuters riferisce poi che la città di Pechino, il 7 agosto, aveva annunciato nuovi allentamenti alle restrizioni sull’acquisto di case, tra cui l’abbassamento delle soglie per l’acquisto di case da parte dei non residenti, nel tentativo di sostenere i prezzi immobiliari in forte calo nella capitale. Due settimane dopo, anche Shanghai, come riportato dal South China Morning Post, ha annunciato riduzioni dei requisiti minimi per l’acconto iniziale per l’acquisto di una casa, unendosi a Pechino e diventando l’ultima grande città cinese ad allentare le restrizioni nella speranza di favorire una ripresa generalizzata del mercato immobiliare in difficoltà del Paese. 

Secondo il quotidiano di Hong Kong l’incentivazione alla ripresa delle vendite di nuove abitazioni fa parte degli sforzi del governo centrale per stabilizzare il mercato immobiliare, settore nel cui sviluppo, come riportato dal The Economic Times gli investimenti sono diminuiti di quasi un quinto su base annua nei primi sette mesi dell’anno. Inoltre, come riferito dal quotidiano indiano, Pechino deve fare i conti con il rallentamento della crescita economica, il governo ha fissato gli obbiettivi di crescita del PIL del 4,5-5% per il 2026, il più basso degli ultimi decenni, ma secondo i dati fino ad oggi resi noti la crescita già sarebbe scesa al di sotto di questo intervallo nel secondo trimestre dell’anno. 

G.C.L.

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