Diabete: mal d’Occidente in Viet Nam

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VIETNAM – Ho Chi Minh. 6/06/2013. In Vietnam, nell’ospedale di Nguyen Tri Phuong, arrivano ogni giorno 20 nuovi pazienti affetti da diabete. I medici sostengono che i colpevoli principali sono l’occidentalizzazione e l’urbanizzazione, che hanno portato l’apertura di molti fast food nel Paese.

Per l’esattezza, i dottori stanno curando un numero allarmante di casi di “piede diabetico”, un’infezione che spesso inizia come un graffio minore, ma poi si sviluppa in una ferita incancrenita perché la malattia desensibilizza i pazienti e compromette il processo di guarigione. Molti hanno definito il fenomeno paradossale: proprio ora che il Viet Nam si è liberato dalla guerra, la pace è minata dalla crescente prosperità. Dall’1 per cento del 1991 il tasso di diffusione della malattia è salito al 6 per cento l’anno scorso; inoltre, un sondaggio del 2010, condotto nella città di Ho Chi Minh, stima che 1 adulto su 10 è stato affetto da questa malattia. La Federazione Internazionale del Diabete ha rilevato che, nel 2011, 371 milioni di persone al mondo erano affette da diabete, di questi 4 su 5 vivevano in Paesi con basso o medio reddito, come l’Egitto e il Vietnam. Sembra che la crescita della malattia in Vietnam sia proporzionale alla crescita economica e che sia destinata ad aumentare in futuro. Inoltre, pare che l’infezione colpisca gli asiatici ma non la popolazione occidentale che vive nel paese. Ciò è dovuto alla predisposizione genetica, alla dieta o all’esercizio fisico, o alla mancanza di essi dicono gli esperti. Un’altra curiosità riguarda il fatto che i pazienti diabetici sono spesso magri. In primo luogo va detto che, a causa del diverso genotipo, la soglia di un fisico che è considerato obeso in Asia è più bassa che in Occidente, pazienti obesi in Asia possono apparire solo lievemente sovrappeso per gli standard occidentali. In più alcune teorie attribuiscono il diabete non necessariamente alla quantità di zuccheri ingeriti, ma piuttosto alla variazione, anche solo marginale, della dieta alimentare, dovuta ad esempio alla migrazione dalle campagne alle città (seguita appunto al progresso economico). Un’altra spiegazione potrebbe essere la nuova esposizione a sostanze chimiche e inquinamento, ma non ci sono ancora abbastanza studi per sostenere tale tesi.