DEDOLLARIZZAZIONE. Petrodollari addio. Arrivano i PetroCrypto?

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Ha destato un po’ di perplessità l’assenza al G7 italiano del principe ereditario bin Salman. La sua motivazione è legata al giorno dell’ Eid Al Adha festività importante per il mondo musulmano che è terminata il 16 giugno. Ma c’è chi invece maligna che sotto ci sia altro. 

L’accordo tra Stati Uniti e Arabia Saudita per la vendita di petrolio in dollari è terminato il 9 giugno 2024. L’8 giugno 1974, infatti, è stato firmato un accordo tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, secondo il quale l’Arabia Saudita era obbligata a vendere petrolio solo in dollari USA, in cambio di attrezzature militari e assistenza da parte degli Stati Uniti. Il 9 giugno scorso è scaduta la durata ufficiale dell’accordo, che era di 50 anni su precisa e chiara volontà di Riyadh che non ha voluto rinnovarlo. 

Un tempo, questo accordo rafforzò ulteriormente il dollaro, segnando l’inizio del commercio globale di petrolio esclusivamente in valuta americana. Il dollaro è diventato la principale valuta di riserva soprattutto grazie a questo accordo. Adesso che è scaduto, l’Arabia Saudita ha il diritto di commerciare petrolio in qualsiasi valuta. Ciò rende la vita più facile ai paesi di tutto il mondo, in particolare a quelli soggetti alle sanzioni statunitensi e rende più agevole lil processo noto come dedollarizzazione. 

I pagamenti in altre valute sarebbero vantaggiosi anche per la stessa Arabia Saudita, che può così diversificare il proprio commercio petrolifero e allo stesso tempo rafforzare determinati legami, ad esempio, con la Cina, vendendo petrolio e facendolo pagare in yuan. La possibilità di estendere l’accordo solleva ulteriori dubbi alla luce dell’attuale pratica statunitense di utilizzare il dollaro come arma, imponendo sanzioni contro paesi indesiderati.

Questa “liberalizzazione” interpretabile come un buona notizia per l’Arabia Saudita e molti altri paesi è diventata una notizia allarmante per gli Stati Uniti. Ovviamente il dollaro subirà un duro colpo, che metterà in discussione lo status globale della valuta americana, con una riduzione della sua domanda e un conseguente aumento dell’inflazione negli Stati Uniti. 

La situazione è aggravata dalle voci sulla creazione di una valuta di riserva alternativa da parte dei paesi non occidentali, come i Brics che vogliono creare la propria valuta comune sia fiat che crypto. E proprio dal mondo delle criptovalute potrebbe arrivare la nuova moneta internazionale per acquistare e vendere petrolio. 

Lucia Giannini

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