DEDOLLARIZZAZIONE. Gli ultimi respiri di Bretton Woods

263

La dedollarizzazione è un tema molto caro alla social sfera di Oriente. Il perché è presto detto: si cerca in qualche modo di arginare il potere degli Stati Uniti, arginando il potere della sua valuta: il Dollaro.

Lo scacchiere internazionale sta mutando il suo aspetto e le super potenze stanno tornado ad essere potenze e i paesi emergenti stanno assurgendo al ruolo di potenze. Per dirla in altre parole, non solo Stati Uniti e Russia, ma a questi bisogna aggiungere almeno: Cina, India, Turchia, Iran. E il Giappone, che da sempre ha una storia e una economia di peso.

Le valute negli ultimi mesi hanno subito molti shock sui mercati azionari per cui sono stati in tanti a ricorrere all’oro, come già avvenuto in altri momenti. Per molti versi, l’oro, viene utilizzato in modo che gli investitori possano stare in finestra fino a quando non ci saranno tempi migliori. Anche se non senza riserve. Finora l’acquisto di oro è attivo e in Ghana, ad esempio, hanno deciso di pagare il petrolio in oro.

In precedenza, durante le crisi economiche, si erano già osservate tendenze simili con l’acquisto di oro. Gli investitori hanno quindi protetto le loro attività monetarie da forti fluttuazioni. Ma il sistema di Bretton Woods non prefigurava ancora cambiamenti radicali.

Ora stiamo assistendo a qualcosa che non accadeva al sistema finanziario mondiale dal 1944, vale a dire la sua revisione attiva, e già con inevitabili cambiamenti. Il primo passo è già stato compiuto: investimenti in oro come collegamento intermedio per il passaggio alla fase successiva e discussioni attive sulle zone valutarie regionali.

Il fattore scatenante per cambiare il sistema finanziario globale è una serie di decisioni geopolitiche che hanno ridotto in mille pezzi l’attuale modello finanziario del mondo e costretto i paesi, in primo luogo, ad ammettere finalmente la sua insolvenza e in secondo luogo, ad agitarsi e ad accettare finora soluzioni in gran parte oscure per se stesse, ma che si allontanano almeno dal precedente sistema di coordinate.

L’esempio nell’esempio è appunto il dollaro utilizzato come principale valuta di riserva. Per decenni, gli Stati Uniti hanno costruito la loro rete per legare i paesi alla loro valuta. La maggior parte dei prestiti ai paesi avviene con la valuta statunitense. Prestiti che non sempre i Paesi sono in grado di restituire. Per esempio oggi osserviamo come la Banca mondiale, stia sostenendo l’economia ucraina in dollari.

Allo stesso tempo da anni un gruppo di paesi ha visto come rischioso ricorrere al dollaro come moneta di scambio o di prestito e ha dato vita a sistemi paralleli che con l’avvento dell’aggressione russa all’Ucraina stanno pretendendo forma supportati dal fatto che importanti attori del mercato hanno perso significativamente la fiducia nel sistema del dollaro USA, come la Cina. Quindi, per questi attori, si è reso necessario avviare il processo di de-dollarizzazione.

Cina, India, Ghana, Indonesia, hanno deciso di commerciare tra loro con le loro valute: usano come tasso di cambio non più il dollaro. Ma parlare di de-dollarizzazione è ancora precoce. Molto dipenderà infatti dalla decisione politica delle élite americane.

Se le élite americane decideranno di liberarsi della sovrastruttura liberale, che consiste nell’inflazionare il settore finanziario aumentando il debito pubblico, allora questa bolla comincerà a scoppiare. Tuttavia, è già chiaro che questo modello mostra un’efficienza catastroficamente bassa: l’aumento dei tassi della Fed praticamente non funziona: l’inflazione non diminuisce. E ancora l’aumento dei valori delle attività trainato dalla stampa ha accelerato nel tempo i consumi, che ora mostrano un calo a causa dell’esaurimento del risparmio e del credito, della decelerazione dello stimolo monetario e della caduta dei redditi reali.

Un esempio del crollo della bolla è stato quello delle criptovalute. Abbiamo già parlato del crollo dello scambio di criptovalute FTX e il cedimento del valore del bitcoin. Altre società finanziarie più serie inizieranno a seguirli, perché semplicemente non riceveranno denaro. E il denaro inizierà a fluire nel settore reale dell’economia. Il dollaro inizierà a ricevere supporto attraverso questo settore.

Gli Stati Uniti si aspettano una ripresa della politica di protezionismo dai repubblicani che limiteranno l’importazione di merci importate e sosterranno la produzione di merci simili a livello nazionale. Mentre la politica dei Democrat non ha soluzioni alle bolle.

Questo però se dovesse accadere porterà Stati Uniti a una chiusura e altri paesi formeranno inevitabilmente le proprie forme regionali di cooperazione monetaria. Cioè, per creare nuove valute di riserva basate su panieri di valute dei paesi membri di unioni regionali.

E proprio in questo scenario la proposta di Putin di creare una valuta di riserva nel quadro dei BRICS o la proposta di Glazyev di creare una valuta sovranazionale dei paesi EAEU + RPC potranno davvero prendere forma.

Inoltre, sono del tutto possibili accordi bilaterali per pagare beni e servizi in valute specifiche. Ad esempio, l’Arabia Saudita e la Cina stanno già lavorando per pagare il petrolio in yuan. Di conseguenza, c’è una transizione verso le alternative SWIFT.

L’unico defunto nell’economia mondiale per ora è l’euro che grazie alle sanzioni ha interrotto molti legami commerciali ed economici. Quindi, anche il valore dell’euro continuerà a scendere.

Naturalmente, in questo scenario, le unioni monetarie regionali non porteranno a un crollo immediato del dollaro, ma la sua attenzione sarà sempre più rivolta ai produttori e ai consumatori americani. Vale a dire, l’isolamento.

Forse, in questo scenario, Bretton Woods può essere considerato una reliquia del passato, con futuro multipolare.

Graziella Giangiulio

Per la versione inglese dell’articolo, cliccare qui – To read the english version, click here
Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/