DAVOS. Il mondo ha bisogno di statisti come il canadese Carney

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Il 20 gennaio, il primo ministro canadese Mark Carney si è rivolto ai leader politici e imprenditoriali come un leader nazionale con una profonda esperienza in ambito finanziario; uno del gruppo, in sintesi.

Carney è stato chiaro: ha parlato di una “rottura” nell’ordine mondiale e della lotta fra potenze egemoni. Per le medie potenze, non resta altro che unirsi attraverso coalizioni ad hoc per il bene di tutti. Carney ha parlato di multilateralismo, riconoscendo che gli Stati Uniti non avrebbero più fornito il collante per tenere insieme le alleanze.  

Il tono pacato, misurato ed evocativo, in duplice lingua, inglese e francese, di Carney ha dimostrato la sua capacità di essere il leader che molti paesi aspettano. È stato chiaro, inequivocabile e senza paura degli States.: un vero statista detta degli osservatori.

Carney ha detto chiaramente che il vecchio ordine non tornerà e che occorre esser realisti senza disperarsi ma ha invitato ad unirsi per resistere insieme e da pari a pari agli egemoni. Separati si verrà sottomessi. 

Poi, il 21, ha parlato Donald Trump. Il presidente americano è rapidamente passato a una rivisitazione dei più grandi successi del suo primo anno dimostrando di essere il più incredibile promotore della propria grandezza, 

Non sono mancate le gaffe, ma il tono è stato ben diverso da quello del canadese Carney. Trump ha illustrato una “corte” piuttosto che una serie di accordi tra pari; e dove tutto e tutti hanno un prezzo e la fedeltà trionfa su tutto.

È tornato al suo copione per sostenere la causa dell’acquisizione della Groenlandia su un’esigenza teorica di “sicurezza nazionale e internazionale”, sottolineata dalla precisazione che il territorio si trova “nel nostro emisfero”, e il termine “nostro” è già indicativo da solo. 

Il prossimo anno sarà un anno di svolta per la presidenza di Trump. Il partito repubblicano potrebbe perdere il controllo della Camera e forse anche del Senato alle elezioni di medio termine di novembre, il che limiterebbe gravemente la sua capacità di imporre la propria volontà senza restrizioni.

Se il discorso di Carney muove dalla visione: ”il potere della legittimità, dell’integrità e delle regole rimarrà forte se scegliamo di esercitarli insieme”, Trump ha detto al pubblico che non avrebbe usato “una forza eccessiva” per acquisire la Groenlandia. Ma, ha rivendicato “diritto, titolo e proprietà” con la minaccia: “Potete dire di no, noi ricorderemo”. Un potere egemone, anzi l’unico esistente, che schiaccia gli altri per sollevare se stesso. Nonostante profondi problemi di coesistenza sociale in casa propria.

Il discorso del premier canadese ha mostrato la luce nel buio tunnel geopolitico in ci troviamo: valori, realismo e cooperazione tra le medie potenze insostituibili non per rimpiangere o ricostruire il vecchio ordine che non c’è più ma strumenti indispensabili per andare avanti nell’unico modo possibile che riserva gli interessi di tutti e rispetta tutti gli attori.

Antonio Albanese

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