Dalla Cina, agli Stati Uniti passando per la Corea del Sud lo spionaggio è tornato di moda

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In un clima di crescente tensione a livello mondiale, con l’innalzarsi della competizione e del sospetto tra gli attori globali, si registrano arresti di spie, o presunte tali, ad ogni latitudine.

Per Cominciare, in Corea del Sud, come riportato dal The Korea Times, due ex militari cinesi sono stati arrestati con la scusa di spionaggio. Nello specifico i due sono accusati di aver intercettato comunicazioni da aerei di combattimento vicino a una base militare coreana e di aver divulgato materiale classificato relativo a esercitazioni militari congiunte tra Corea e Stati Uniti.

L’agenzia di stampa turca Anadolu Ajansı e il giornale coreano riferiscono che uno dei sospettati è un sessantenne ex ufficiale dell’Esercito di Liberazione Popolare che avrebbe effettuato numerose visite in Corea del Sud munito di viti turistici, durante le quali avrebbe intercettato comunicazioni tra gli aerei militari e le torri di controllo da un hotel nei pressi dall’aeroporto della città di Gunsan, aeroporto che ospita installazioni militari coreane e statunitensi. Il The Korean Times riporta che, secondo la polizia provinciale di Gyeonggi Nambu, le visite dell’uomo sarebbero iniziate nel gennaio 2024 e coincidevano nei periodi in cui si tenevano regolarmente le esercitazioni congiunte tra sudcoreani e statunitensi. Interrogato dalla polizia l’uomo avrebbe risposto che ascoltare le comunicazioni aeree era il suo “hobby”, ma come riportato dall’agenzia si stampa turca gli inquirenti continuando ad indagare per accertare se le informazioni siano state trasmesse alle autorità cinesi.

L’altro sospetto, come riportato da entrambe le testate, è un cittadino sudcoreano con nazionalità cinese, ex ufficiale dell’Esercito Popolare di Liberazione, che avrebbe reclutato una donna sudcoreana impiegata presso l’importante base statunitense di Camp Humphreys, a Pyeongtaek, a circa 60 chilometri a sud di Seul, al fine di ottenere materiale classificato relativo alle esercitazioni alleate. Secondo la polizia, l’uomo avrebbe utilizzato come copertura un negozio di forniture militari statunitensi vicino alla base, commettendo gli illeciti di cui è accusato a partire dal novembre 2021.

Cambiando paese ritroviamo la stessa situazione: a Taiwan, come riferisce il Taipei Times, la Procura Generale di Kaohsiung ha incriminato un militare in pensione per aver presumibilmente passato segreti di stato all’ex conduttore di CTi News, Lin Chen-you, già incriminato insieme ad altri sei militari per spionaggio. A gennaio l’agenzia The Associated Press riportava che il giornalista Lin Chen-you veniva arrestato con l’accusa di pagato somme che vanno da diverse migliaia a decine di migliaia di dollari taiwanesi a ufficiali militari in servizio attivo in cambio di informazioni fornite a “individui cinesi”. 

Secondo il Taipei Times, la Procura Distrettuale di Ciaotou, che stava indagando sui rapporti tra Lin e membri di un gruppo estero noto come PPRIT, che avrebbe cercato di ottenere queste informazioni classificate, ha successivamente scoperto anche questo militare in pensione, Hsu, che avrebbe accettato tangenti e raccolto informazioni su operazioni militari, nonché segreti di stato e militari. La testata taiwanese riferisce, inoltre che l’imputato durante il suo servizio militare avrebbe contattato gruppi ostili all’estero, tra cui PPRIT tramite Line (un’app di messaggistica e chiamate VoIP) e sfruttando il suo accesso a piani operativi militari inviava informazioni riservate tramite Telegram, ricevendo in cambio tangenti trasferite da Line e criptovalute accreditate al PPRIT.

In Gran Bretagna ha destato molto scalpore la notizia, riportata da varie testate tra cui la turca Daily Sabah, secondo cui i funzionari della difesa britannica hanno disattivato la connettività dei droni di sorveglianza della Royal Navy dopo la scoperta che le telecamere, aventi delle componenti di fabbricazione cinesi, inviavano segnali di heartbeat (segnale di controllo periodico che serve a confermare in tempo reale che il drone, una sua componente o una telecamera di bordo è accesa, connessa alla rete e perfettamente funzionante), detto anche squark, ad un indirizzo IP in Cina. 

La BBC riporta che Ministero della Difesa britannico (MoD) ha dichiarato che non vi sono prove di una violazione dei sistemi o dei dati, dopo la scoperta che i droni avessero al loro interno componentistica cinse, affermando che dopo un’indagine approfondita non risultano prove di accesso non autorizzato, compromissione o trasmissione all’esterno di dati o sistemi del MoD.

Questi droni sottomarini, i K3 Scout, che come riferisce la BBC effettuare attività di sorveglianza a distanza e supportano un’ampia gamma di profili di missione, secondo la testata turca Daily Sabah dovrebbero essere impiegati nello Stretto di Hormuz nell’ambito degli sforzi britannici per proteggere il cruciale snodo per i commercio marittimo. 

L’emittente britannica riferisce che la vicenda ha suscitato forte imbarazzo per il Ministero della Difesa britannico, che come tutti gli altri Paesi della NATO, ha vietato i componenti cinesi nelle attrezzature militari, soprattutto per timore di spionaggio.

Il 10 agosto, invece, a Stoccolma, come riportato dall’agenzia di stampa Reuters è stata smantellata una reste di spionaggio organizzata e diretta dal servizio di intelligence estera russo SVR e coinvolgeva tre persone che operavano sotto la copertura dell’immunità diplomatica, volta ad influenzare il processo decisionale nel paese e a screditare la Svezia, nonché i suoi alleati dell’UE e della NATO.

Sempre in ambito NATO, alla fine di luglio è stata arrestata in Belgio una donna canadese di origine cinese che lavorava come stagista Comando Supremo delle Forze Alleate (Shape) Europa della NATO con sede a Mons. Secondo la BBC la Procura Federale belga si sarebbe mossa su indicazione dei servizi di sicurezza della NATO, che ha portato a una perquisizione dell’abitazione e del luogo di lavoro della sospettata, che è accusata di spionaggio per conto di un paese terzo e di appartenenza a un’organizzazione criminale. l’emittente britannica riferisce, inoltre, che al momento non è ancora noto per quale Paese terzo operasse la donna.

Federal News Network, riporta invece che l’FBI sta indagando su come un’agenzia federale non specificata sia stata coinvolta in una campagna pluriennale che vedeva impiegati nordcoreani del settore IT lavorare da remoto, ottenendo così in modo fraudolento posti di lavoro presso grandi aziende e altre organizzazioni. L’emittente statunitense specifica che secondo gli esperti non debba sorprendere il coinvolgimento del settore pubblico, e che l’incidente evidenzia un nuovo tipo di minaccia interna, nonché potenziali lacune nei processi di verifica del governo e dell’industria, soprattutto per posizioni come quelle di supporto IT. Federal News Network riporta, inoltre, on è chiaro quale agenzia sia stata colpita, quanto sia durata l’intrusione e se siano stati rubati dati sensibili, essendosi l’FBI rifiutata di commentare ulteriormente la vicenda, dopo che il vicedirettore aggiunto della Cyber Capabilities Branch dell’agenzia, Todd Hemmen, sollecitato in merito durante una tavola rotonda tenutasi il 28 luglio presso il Digital Government Institute di Washington, aveva riferito dell’identificazione un lavoratore IT da remoto della Repubblica Popolare Democratica di Corea che lavorava per il governo federale.

L’emittente statunitense sottolinea, però, che questo caso non sarebbe senza precedenti poiché lo scorso anno uomo del Maryland è stato condannato a 15 mesi di carcere per aver permesso a un cittadino nordcoreano residente in Cina di lavorare su contratti di sviluppo software per la Federal Aviation Administration (FAA), riportando inoltre come, il 31 luglio, le agenzie statunitensi e oltre una dozzina di agenzie partner straniere hanno lanciato un “allarme globale” riguardo al rischio che i lavoratori IT nordcoreani che operano da remoto rappresentano per “aziende private, governi e singoli cittadini”.

A inizio giugno, invece, come riferito dalla BBC e confermato dal Ministero degli Esteri cinese, in Cina era stato arrestato accademico statunitense, U Min Zin, direttore di un think tank specializzato sul Myanmar, accusato di spionaggio e di aver messo in pericolo la sicurezza nazionale cinese. L’emittente britannica riferisce che l’uomo sarebbe scomparso mentre si trovava nella città cinese di Kunming, al confine con il Myanmar, pochi giorni dopo l’incontro tra Xi Jinpig e Trump e in concomitanza con la visita a Pechino del presidente birmano Min Aung Hlaing prevista nei giorni successivi. La BBC riporta inoltre che Min Zin, noto per essere stato un attivista studentesco durante il movimento pro-democrazia birmana del 1988, era fuggito in Thailandia per sfuggire all’arresto da parte del governo militare, e si trovava a Kunming per partecipare a un incontro il 3 giugno, quando è stato arrestato all’aeroporto.

In Bahrein, poi, il Gulf News, riporta che l’Alta Corte Penale ha condannato due uomini all’ergastolo per spionaggio a favore del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) iraniane e per aver agito per suo conto in attività che, secondo le autorità, miravano alla sicurezza e agli interessi nazionali del regno. La testata emiratina riferisce che gli imputati sono stati riconosciti colpevoli di aver comunicato con l’IRGC e i suoi agenti per agevolare atti ostili e terroristici volti a danneggiare gli interessi nazionali del Bahrein.

G.C.L.

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