DAESH. Offensiva di primavera in Nigeria

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La sicurezza nel nord-est della Nigeria si sta deteriorando rapidamente a causa di una recrudescenza di attacchi violenti e coordinati da parte di fazioni jihadiste, principalmente la Provincia dell’Africa Occidentale dello Stato Islamico (ISWAP). L’ISWAP ha intensificato le sue operazioni da gennaio 2025, con un’escalation di attacchi contro obiettivi militari negli ultimi due mesi e mezzo. Questa offensiva ha messo in luce i fallimenti della strategia nigeriana di controterrorismo, evidenziando al contempo l’adattabilità tattica del gruppo jihadista. L’escalation si sviluppa parallelamente ad altre sfide alla sicurezza, tra cui le violenze tra pastori Fulani e agricoltori e l’attività di attori non statali come bande armate che approfittano delle debolezze dello Stato.

L’ISWAP ha dimostrato un’evoluzione nelle sue tattiche, come evidenziato da una serie di attacchi rivendicati a maggio 2025. Quello del 16 maggio per esempio ha visto un assalto a una base militare a Wulgo, vicino al confine con il Camerun, che ha provocato vittime tra le forze nigeriane e camerunesi. Solo due giorni dopo, il gruppo ha colpito un’altra base nello stato confinante di Yobe. L’ISWAP ha ottenuto successi ripetuti attaccando i campi militari attraverso incursioni notturne, l’isolamento mirato delle basi mediante la distruzione di strade e ponti circostanti, e l’accumulazione di armi saccheggiate per agevolare future incursioni. Questi campo base erano stati inizialmente ideati per concentrare personale e attrezzature in centri abitati sicuri, ma hanno lasciato vulnerabili le aree rurali e meno popolate – alcune delle quali ora controllate o contese dall’ISWAP. Molte di queste installazioni sono sotto finanziate e mal protette a causa di corruzione e cattiva gestione, risultando così esposte ad attacchi e saccheggi.

L’11 maggio, il gruppo ha sopraffatto il 50° Battaglione della Task Force a Marte, nello Stato del Borno, rubando munizioni e almeno 45 veicoli, rapendo soldati e distruggendo asset militari. Tra il 12 e il 13 maggio, l’ISWAP ha lanciato una serie di attacchi quasi simultanei nel Borno, colpendo basi a Marte, Dikwa e Rann, nonché infrastrutture stradali come il corridoio Damboa-Maiduguri. Questa ondata di violenza ha causato la fuga di migliaia di persone. Inoltre, la distruzione di questa importante via di rifornimento potrebbe facilitare il tentativo dell’ISWAP di affermare il proprio controllo nel sud del Borno.

Il governatore dello Stato del Borno, Babagana Zulum, ha lanciato l’allarme per una nuova escalation da parte di ISWAP, evidenziando il “controllo totale” del gruppo su diverse aree del governo locale (LGA) – tra cui Marte, che comprende oltre trecento villaggi – in seguito agli assalti contro le basi dell’esercito nigeriano nel Borno nord-orientale e nello stato di Yobe. Il consolidamento territoriale di ISWAP rimane più forte nel Borno e nelle aree circostanti la città di Damboa. Altri bastioni includono il bacino del Lago Ciad e le foreste di Alagarno e Sambisa. L’imposizione di tasse forzate, nonché della jizya – tassa obbligatoria per i non musulmani – sostiene gli sforzi dell’insurrezione, mentre le nuove conquiste territoriali favoriscono il finanziamento delle operazioni.

Il 30 aprile, l’ISWAP ha tentato di isolare la città di Damboa facendo esplodere ordigni improvvisati (IED) sui ponti lungo la strada Biu–Damboa, tagliando i rinforzi e limitando la capacità di risposta militare. Questi attacchi riflettono una strategia di sabotaggio delle infrastrutture e accerchiamento delle basi, volta a indebolire la resilienza logistica dell’esercito e ad ottenere una vittoria simbolica conquistando una città che ospita una forte presenza militare.

Dall’inizio di marzo 2025, l’ISWAP ha condotto più di dodici attacchi contro avamposti militari, riflettendo una ripresa del ritmo operativo del gruppo del periodo 2018–2019. In quel periodo, aveva temporaneamente preso la città di Baga, sede del quartier generale della Forza Multinazionale Congiunta (MNJTF), una coalizione regionale contro le insurrezioni nel bacino del Lago Ciad, composta da militari di Nigeria, Niger, Ciad, Camerun e Benin. I recenti attacchi suggeriscono un passaggio a una strategia di confronto diretto, sollevando preoccupazioni sulla capacità già compromessa dell’esercito di sostenere una controffensiva.

In seguito all’attacco alla base di Marte, il 19 maggio l’ISWAP ha diffuso un video di propaganda di 15 minuti, di alta qualità, intitolato “Combatteteli, Allah li punirà per mano vostra”. Il rilascio è significativo poiché il gruppo non aveva mai pubblicato video negli ultimi anni. Il filmato mostra esecuzioni, ordigni contro pattuglie militari e armi rubate, oltre a scene denigratorie della ritirata dell’esercito nigeriano. La sofisticazione mediatica riflette lo stile di comunicazione del nucleo centrale di DAESH e suggerisce un tentativo di attrarre le popolazioni locali e incrementare il reclutamento, con sottotitoli in lingua hausa.

Inoltre, l’ISWAP ha utilizzato con crescente frequenza droni modificati con esplosivi. Inizialmente impiegati per ricognizione e propaganda, questi droni sono ora capaci di sganciare ordigni; una tendenza osservata sin dalla fine del 2024 in tutta l’Africa Occidentale. L’uso crescente dell’utilizzo di droni suggerisce supporto esterno e maggiori finanziamenti, probabilmente dal comando centrale dell’ISIS. Il passaggio a questa forma di guerra, e il supporto potenzialmente aumentato da parte del centro, sono stati fattori decisivi nei recenti successi tattici del gruppo.

Attualmente l’esercito nigeriano è dispiegato nei due terzi del paese, sottoposto a forte pressione da minacce simultanee: insurrezioni jihadiste, gruppi criminali e violenze intercomunitarie. Inoltre, la fusione tra estremismo ideologico, interessi economici e criminalità rende sempre più difficile identificare i responsabili o rispondere efficacemente. L’esercito è sotto finanziato e indebolito da disfunzioni interne. La scarsa assistenza ai soldati e il sabotaggio logistico da parte di DAESH, hanno indebolito la capacità di mantenere il controllo territoriale o di reagire adeguatamente. Di conseguenza la sicurezza viene spesso delegata a gruppi locali o ad attori criminali, compromettendo ulteriormente la stabilità.

Anche la cooperazione militare internazionale nel bacino del Lago Ciad si è deteriorata. Il ritiro del Niger dalla MNJTF nel marzo 2025 ha compromesso lo scambio di intelligence e interrotto le operazioni congiunte. Anche il Ciad ha minacciato di uscire dall’alleanza nel 2024, evidenziando le difficoltà nel mantenere la cooperazione. Inoltre le relazioni diplomatiche tese tra Abuja e Niamey, in seguito al passaggio del Niger a una guida militare, hanno creato vuoti operativi lungo il confine Niger-Nigeria. Il crollo della loro presenza militare congiunta è stato sfruttato da gruppi jihadisti e criminali.

Decine di combattenti stranieri, spesso più rigidi ideologicamente e abili militarmente, si sono uniti all’ISWAP nella regione di Bosso, adiacente al Borno e vicino al confine Nigeriano, rafforzando le operazioni del gruppo. La loro presenza, combinata con la tecnologia dei droni, potrebbe favorire un’espansione verso sud. Ricordiamo che il sud della Nigeria è il motore economico del paese e una sua penetrazione esporrebbe città densamente popolate a gravi rischi. L’importanza dell’ISWAP nella rete globale dello Stato Islamico potrebbe accelerare notevolmente gli obiettivi strategici del nucleo centrale dell’ISIS, se il gruppo continuerà su questa traiettoria. Inoltre nel nord-ovest della Nigeria, la crescente influenza del gruppo Lakurawa, affiliato alla Provincia del Sahel dello Stato Islamico (ISSP) con origini in Mali e Niger e designato come gruppo terroristico da Abuja nel 2024, dimostra gli effetti del contagio militante, mentre le reti terroristiche si rafforzano attraverso i confini porosi.

Nella “Middle Belt” del paese, in particolare negli stati di Benue, Plateau e Delta, si è registrato un aumento degli attacchi da parte di pastori musulmani nomadi di etnia Fulani contro comunità agricole cristiane. Solo nel mese scorso si sono contate oltre 156 vittime in queste regioni. Sebbene queste dispute affondino le radici in una competizione storica per terra e risorse, i cambiamenti climatici e la siccità, uniti al vuoto di sicurezza creato dall’insurrezione jihadista in corso, hanno esacerbato le violenze tra le comunità.

Beatrice Domenica Penali

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