
Il 18 maggio, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha avvertito che un possibile attacco militare statunitense all’isola “provocherà un bagno di sangue dalle conseguenze incalcolabili”, nel più esplicito irrigidimento della posizione dell’Avana nei confronti di Washington dall’inizio del blocco petrolifero imposto a gennaio. Il messaggio, diffuso tramite la piattaforma social X, è coinciso con la conferma pubblica dell’acquisto da parte del governo cubano di oltre 300 droni da Cina e Iran, un acquisto che le autorità dell’isola hanno inquadrato come parte dell’esercizio della loro “legittima difesa”. Il cambio di retorica arriva appena quattro giorni dopo la visita all’Avana del direttore della CIA, John Ratcliffe.
“Le minacce di aggressione militare contro Cuba da parte della più grande potenza del pianeta sono ben note”, ha affermato Díaz-Canel, sottolineando che la sola formulazione di tali minacce “costituisce un crimine internazionale”. Il presidente ha insistito sul fatto che “Cuba non rappresenta una minaccia, né ha piani o intenzioni aggressive contro alcun Paese” e che la natura non ostile dell’isola “è nota alle agenzie di difesa e sicurezza nazionale” degli Stati Uniti, riporta MercoPress. L’acquisizione dei droni è stata rivelata dal sito statunitense Axios, che ha citato un funzionario anonimo dell’amministrazione Trump, il quale ha descritto i velivoli senza pilota come “una minaccia crescente” e ha affermato che potrebbero essere utilizzati contro la base statunitense di Guantánamo Bay, contro navi militari o in operazioni vicino a Key West, nel sud della Florida. La fonte ha ammesso l’incertezza sui reali piani operativi dell’isola.
Lo scambio si svolge in un contesto diplomatico contraddittorio. Il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio avevano manifestato nei giorni scorsi la volontà di “dialogare” con il governo cubano e la possibilità di concedergli “un’opportunità”, mentre Ratcliffe aveva tenuto incontri a porte chiuse all’Avana con il ministro dell’Interno Lázaro Álvarez Casas e con il consigliere per la sicurezza nazionale Raúl Rodríguez Castro, nipote dell’ex presidente Raúl Castro. In seguito a tale incontro, il governo cubano ha rilasciato una dichiarazione in cui assicurava che l’isola “non ospita, sostiene, finanzia o permette organizzazioni terroristiche o estremiste” né basi militari o di intelligence straniere sul proprio territorio.
L’accettazione, tre giorni fa, di un’offerta statunitense di 100 milioni di dollari in aiuti umanitari veicolati attraverso la Chiesa cattolica aveva aperto un canale di cooperazione senza precedenti. La rivelazione sui droni e l’avvertimento presidenziale suggeriscono, tuttavia, che l’Avana stia cercando di consolidare contemporaneamente una posizione di deterrenza. Il quadro generale è dato dalla combinazione del blocco petrolifero statunitense in vigore da gennaio, dei prolungati blackout che hanno generato allarmi interni sull’attivazione dell'”Opzione Zero”, delle segnalazioni di sorvoli di droni sul territorio cubano e delle esercitazioni militari statunitensi nei Caraibi.
Lucia Giannini
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