CSTO. C’è ancora bisogno dell’alleanza militare?

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L’alleanza militare Csto guidata dalla Russia sta vivendo giorni difficili. Il mese scorso, l’Armenia ha annunciato che non avrebbe partecipato a una serie di esercitazioni di preparazione in Kazakistan. Si trattava in effetti di una protesta per la mancata volontà del blocco di intervenire a suo favore dopo l’attacco dell’Azerbaigian.

Il 9 ottobre, poi, il Kirghizistan ha dichiarato di non essere più disposto a ospitare un’altra esercitazione militare, denominata “Fratellanza indistruttibile” 2022, che avrebbe dovuto svolgersi per cinque giorni fino al 14 ottobre, riporta BneIntelliNews.

Il ministero della Difesa non ha dichiarato le ragioni della sua decisione, ma la spiegazione ampiamente accettata è che il governo di Bishkek non poteva accettare di ospitare truppe del Tagikistan, le cui forze hanno lanciato attacchi contro villaggi nella provincia meridionale kirghisa di Batken a metà settembre.

Il Kirghizistan ha poi rivelato che non invierà alcun contingente a partecipare alle esercitazioni Frontier-2022 dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva che si terranno questo mese in Tagikistan.

Eppure, l’anno era iniziato in modo così promettente per l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva.

Quando a gennaio il Kazakistan è stato attanagliato dai disordini interni, il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha creato un importante precedente facendo scattare la clausola di mutua difesa e chiedendo aiuti militari.

Le truppe, provenienti principalmente dalla Russia, ma anche da Armenia, Bielorussia, Kirghizistan e Tagikistan, sono arrivate rapidamente. Quando i soldati si sono sparpagliati per Almaty, la seconda città del Kazakistan, i disordini erano già finiti.

La funzione principale del dispiegamento kazako è stata quella di fornire a Tokayev un sostegno morale e politico, non di ristabilire l’ordine. L’esatto scopo politico della Csto, tuttavia, appare quello di mantenere sotto l’ombrello di Mosca i paesi centroasiatici e caucasici allontanando “simpatie” occidentali.

Sebbene alcuni Paesi della Csto abbiano cercato di diversificare i loro legami di sicurezza, la loro presenza all’interno del blocco dominato da Mosca avrebbe limitato il loro margine di azione, anche se nella maggior parte dei casi, gli interessi nazionali hanno superato la logica dell’integrazione regionale.

Un grosso problema è che storicamente c’è stato poco consenso su quando gli interventi possono essere considerati legittimi, necessari o addirittura possibili: i casi del conflitto azero-armeno o quello kirghizo-tagiko ne sono esempi chiari.

La guerra che la Russia sta conducendo contro l’Ucraina è un altro fattore importante di crisi. Tutto questo non significa che la CSTO abbia esaurito la sua utilità. Questo perché i suoi membri non hanno mai visto il blocco come un analogo della Nato, quindi il suo fallimento nell’agire come l’alleanza occidentale non è visto come un fallimento.

Per i membri della CSTO, la componente materiale della cooperazione militare con la Russia gioca il fattore più decisivo.

Questa combinazione di vantaggi materiali e, per alcuni Paesi, la mancanza di alternative immediate, significa che probabilmente è prematuro mettere fine all’organizzazione.

Antonio Albanese