#CRONACHEDELLIMMAGINARIO. Sanremo 2023 – Stato di Allucinazione

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Finito l’evento canoro, rimane la sensazione di aver assistito ad un’opera visionaria di rara potenza. Lo spettatore in cerca di fantasie si è trovato immerso in una allucinazione reale.  Rivediamo in questa chiave i momenti cruciali dell’immaginario sanremese 2023.

Ad uno sguardo superficiale allucinazioni sono le maschere dei Cugini di Campagna, Peppino di Capri, Vanoni, Gino Paoli e Pooh. Non a caso siamo in periodo di Carnevale.

Ma in realtà c’è ben altro.

Perché al Festival, il più grande atto magico italiano e forse mondiale, ogni azione assume una potenza simbolica tale da travalicare le intenzioni degli umani in modo curioso e incontrollabile. 

Se quest’anno l’effetto magico è stato allucinatorio il merito è della scenografia geniale di Gaetano Castelli, che ha costruito un vero e proprio tempio psichedelico. Un occhio divino concentrico che si trasforma in spire di serpente, in fungo magico, in grotta del mago. Una realtà parallela rivelata, una divinità viva e concreta, ineffabile, a volte minacciosa, a volte indulgente. 

Se ogni atto pubblico è politico, lo è dichiaratamente il Festival. L’educare l’audience è infatti da anni la fonte primaria del contenuto extramusicale (quello musicale lo diventa suo malgrado, inevitabilmente). 

Ma le telecamere attraversano l’occhio del dio serpente, divinità della psiche, e l’atto politico previsto stavolta va fuori controllo. E produce allucinazioni.

Allucinazione Benigni. Il comico anarchico cita la Costituzione al cospetto di Presidente Mattarella che, come un sogno nel sogno è muto ma è come se parlasse. Il guitto dice: L’Italia ripudia la guerra (ma non dice il resto della frase e cioè: “Come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”). Questo sotto gli occhi di chi (sempre il muto che parla) firma da mesi continui invii di armi in Ucraina. Applausi.

Poi il giullare cita l’Articolo 21 (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”) e dice: In Italia oggi ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero (mica come ai tempi del Fascismo). In sintesi: o Benigni è favorevole alla guerra oppure non è libero di esprimere il suo pensiero. Applausi.

Sanremo è ecumenico, non può parlare di diritti sociali (lavoro, scuola, sanità, economia, pensioni, degrado), solo di diritti civili. Quindi donne (in Iran) e LGBT. 

L’unica libertà politica per la quale oggi è concesso di lottare è l’amore fluido, e tanto basti per tutte le altre libertà calpestate in questi anni, che evidentemente sono trasparenti.

Allucinazione Rosa Chemical. Il rapper gender fluid dal motivetto sovranista veste da nazi fetish, dildo in mano. Ad un certo punto mima un rapporto anale con il divo Fedez, che il giorno prima aveva strappato la foto del viceministro Fdl alle Infrastrutture Galeazzo Bignami, anche lui vestito da nazista ad un addio al celibato. Cortocircuito visionario.

La faccia del serpente cambia colore, è un caleidoscopio frattale. 

Allucinazione pace. In 5 serate solo due cantanti si schierano contro la guerra, sono due rocker di mezza età un po’ fuori contesto. Pelù ha la vecchia bandiera arcobaleno della pace (profanazione! ormai è solo LGBT!), Grignani ha scritto NO WAR sulla schiena glitter. Nessuno raccoglie.

Perché il clima non è di pace. È aggressivo. Rancoroso.

Allucinazioni donne. Le spire del serpente si stringono e rivelano odio. Odio che deve possedere il figlio mai nato dell’attrice Chiara Francini per farsi largo nella vita, odio di Fedez verso Anna Oxa, odio della pallavolista Enogu vestita da divinità greca (gli italiani sono razzisti, Amadeus e Salvini si dichiarano odio reciproco), persino la dolce Ferragni si professa donna guerriera (l’ultima sera indossa una mitologica corazza lucente, come Ettore) e parla della paura come metodo per avere successo. Entrambe, una nera e una bianca, sono versioni di Atena, la divinità greca della saggezza e della guerra.

Allucinazione giovani. Le canzoni dei giovani sono alla disperata ricerca di contenuto – la leggerezza dei bei tempi andati è affidata agli anziani – ed esprimono insoddisfazione e crisi. Rabbia però mai sociale, sempre personale: Mi hai lasciato cazzi tuoi, meglio a te che a me, io bene tu male, io egoista tu cogliona, tu no, io sì, tu sì, io no e allora sposiamoci sempre e comunque e alla rinfusa come i Maneskin. 

Importante è non fare figli, è contro l’ambiente. La transizione green (allucinazione Greta Thunberg) è garantita dallo sponsor Eni-Plenitude.

I giovani della gara canora sono sempre dei bravi figli, sono buoni, educati e ringraziano sempre tutti. È vero che uno di loro distrugge il palco a calci, ma può permetterselo solo perché non è in gara, non deve raccogliere voti. Però per lui ci saranno ritorsioni. L’odio non può finire. Il perdono non può arrivare. Applausi.

Allucinazione Zelensky. Da vero uomo di spettacolo (le performance da palcoscenico di Zelensky sono immortali) nella sua lettera – definita atto “romantico” in conferenza stampa da Amadeus – il presidente ucraino alle due di notte centra consapevole il senso dell’allucinazione: Sanremo è luogo di vincitori, io voglio essere vincitore e quindi voglio essere come Sanremo, voglio partecipare a questo atto magico perché funziona, e il giorno della mia vittoria voglio Mangoni a Kiev. Segue canzone devastante di un gruppo ucraino. Andiamo avanti con la guerra. Applausi.

Tace il Vaticano. Non si può andare contro la volontà dei fedeli, ipnotizzati dalla divinità serpente che ben si conosce, rivelata finalmente dalla scenografia sul palco. 

Allucinazione ascolti. Se il Festival fa 10 punti in più di share di tre anni fa (!) ma con gli stessi spettatori (circa 11 milioni di media), e fa lo stesso share del 1995 ma con 1\3 di spettatori in meno, si può ipotizzare che tra una decina di anni Amadeus raggiungerà il 95% di un pubblico che a quel punto sarà però composto da poco più di 5 milioni di spettatori. 

Il carnevale della libertà (solo del sesso ma è già qualcosa) dove tutto è trasgressione politicamente corretta, ha in ogni caso un grande gradimento. È in visibilio sia il ricco pubblico in sala seduto dentro la bolla teatrale del volto del serpente (pare a 600 euro a poltrona), sia quello dei poveracci dentro la bolla del tinello di casa. Lontani sì, ma collegati all’incantesimo via Instagram.

Allucinazione pubblicitaria. Infatti nel frattempo accade che la grande bocca del dio della psiche e del successo mandi in trance i vertici Rai che, finalmente liberati come i ragazzi degli anni sessanta grazie alla LSD, dimenticano gioiosi in un attimo le regole del gioco. E così la Rai, di solito molto attenta a non promuovere i marchi in modo occulto, questa volta fa gratis la più grande promozione mai vista ad un marchio social (Instagram) e al suo sacerdote Amadeus, e cita in diretta più volte Spotify (altro marchio). 

L’impressione di tutti, nuova minaccia politica, è che gli americani siano sbarcati in forze a Sanremo e che il festival potrebbe essere presto privatizzato.

Ma queste sono allucinazioni di Stato.

Riccardo Mazzon