#CRONACHEDALLIMMAGINARIO. Campagna elettorale: PD vs Fratelli d’Italia

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Analogie e differenze (poche) tra i manifesti dei due schieramenti elettorali antagonisti.

Entrambi sono divisi a metà, in verticale.

Il capo del partito è posto in entrambi i casi sul lato destro dell’immagine, zona da sempre dedicata al prodotto da vendere.

I simboli, entrambi tondi ed entrambi contenenti il tricolore, sono al centro.

Blu e rosa per Meloni. Nero e arancio per Letta.

Per Meloni il passaggio tra i due colori è sfumato. Indica che vuole posizionarsi al centro, anche se solo in parte, perché la parte blu\azzurra è preponderante. Meloni non vuole dividere ma rassicurare, forse vuole addirittura invadere il campo dell’avversario. Il rosa vuole sottolineare che è donna. È pronta per una chiacchiera dal parrucchiere.

Per Letta, in divisa istituzionale, la divisione dei colori è netta, come nella bandiera del Milan e nelle rigide impaginazioni di giornali e TV. Dichiara che o sei con lui o contro di lui. Ma il rosso in realtà è arancione, non è PCI, è rivoluzione arancione. La giacca nera, a indicare che lui è già uomo di governo, ricorda stranamente la parte sinistra dell’immagine.

Il tutto ricorda lo schema bicolore standard delle campagne presidenziali americane. Ma con un curioso ribaltamento.

Letta infatti, al contrario dei Dem Usa tipo Biden – che più spesso indossano in campagna elettorale la cravatta blu – ne indossa una rossa, normalmente in uso a Trump.

Meloni ribalta da par suo, e indossa una camicia azzurrina, normalmente in uso ai candidati democratici.

Insomma il messaggio è chiaro, confondere per non deludere nessuno. In fondo tra un paio di mesi ci sono le elezioni americane di mid-term. Non si sa mai.

Letta guarda leggermente in alto. Meloni dritto negli occhi.

Letta, quasi appagato, forse paziente, forse scaltro, guarda il futuro.

Meloni, più speranzosa, forse propositiva, forse per apparire innocua, guarda il presente.

Letta all’elettore dice SCEGLI, lo responsabilizza. Se il futuro sarà nero, se Putin invaderà il mondo, la colpa è dell’elettore.

Meloni dice (siamo) PRONTI, la responsabilità è sua (e di chi la segue) ed è, nientemeno, quella di risollevare l’Italia. Chiede fiducia, dice che se sbaglia sarà colpa sua.

Meloni ricorda in basso la data delle elezioni, che vuole essere per lei storica.

Letta su questo sorvola, la sua è una scelta esistenziale, già storicizzata, eterna.

Entrambi gli annunci non parlano di programmi.

Entrambi non fanno proclami al popolo, roboanti promesse agli elettori.

Entrambi mirano a rassicurare l’Europa e gli alleati della Nato.

Dire siamo contro Putin o siamo pronti a governare significa essere, chi più chi meno, pronti ad accettare le regole dell’ordine costituito.

Entrambi comunicano ad entità estranee al popolo italiano. Parlano alla finanza, alle banche, agli eserciti. Sono quelle infatti le entità da convincere, prima di tutto.

Riccardo Mazzon