
La miniera di Saindak, l’unica miniera di rame di proprietà cinese in Pakistan, si trova ad affrontare un “blocco economico” causato dai ripetuti attacchi dei militanti islamici lungo le vie di approvvigionamento della miniera, minacciando la continuità delle spedizioni del principale prodotto d’importazione di Pechino dal Paese sud-asiatico.
L’escalation di violenza del BLA, Balochistan Libration Army, nel Balochistan ha bloccato le vie di approvvigionamento della miniera di Saindak, creando gravi carenze di materiali essenziali come l’olio combustibile, riporta Nikkei.
La crisi minaccia di interrompere le operazioni presso l’unico progetto minerario cinese di rame e oro operativo in Pakistan, il che potrebbe interrompere in modo critico il flusso di importazioni di minerali critici da Pechino nella regione.
La situazione è notevolmente peggiorata per la Metallurgical Corporation of China (MCC), di proprietà statale, che gestisce la miniera nel remoto distretto di Chagai.
La minaccia si è concretizzata in almeno sette attacchi che hanno preso di mira autostrade, veicoli di trasporto e convogli di minerali lungo le linee di approvvigionamento della miniera in un arco di tre mesi.
Il rischio operativo è grande: la direzione ha avvertito il governo pakistano che le operazioni potrebbero cessare entro un mese a meno che la situazione logistica e di sicurezza non migliori. I disordini hanno avuto un impatto anche sul vicino progetto Reko Diq da 9 miliardi di dollari della Barrick Mining, costringendo a ritardi a causa del deterioramento della sicurezza.
Il Pakistan sta profondamente ristrutturando le sue forze militari e paramilitari per contrastare l’aggressivo “blocco economico” attuato dai separatisti dell’Esercito di Liberazione del Balochistan (BLA), che prende di mira le vie di rifornimento. Il Primo Ministro Shehbaz Sharif ha istituito il Frontier Corps (West) Balochistan. Questa forza specializzata protegge le operazioni di sfruttamento delle risorse naturali e le installazioni internazionali. È stato istituito poi un corridoio di sicurezza specializzato nella divisione di Rakhshan. Questa zona copre la rete autostradale critica che alimenta i mega-centri minerari come Saindak e Reko Diq. In seguito a una lettera dell’operatore cinese della Saindak Metals Limited che avvertiva di una chiusura totale a causa di camion cisterna bloccati, il Ministero dell’Interno ha ordinato un massiccio dispiegamento di forze per garantire la logistica. Le forze paramilitari forniscono ora scorte blindate ai convogli minerari e alle autocisterne per olio combustibile; un’unità federale specializzata opera esclusivamente per proteggere i cittadini cinesi, i tecnici e il personale ingegneristico di stanza nei siti infrastrutturali.
Il collasso della sicurezza in Balochistan ha creato forti tensioni per il Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC), il fiore all’occhiello dell’iniziativa globale cinese “Belt and Road”. L’aggravarsi delle insurrezioni si è trasformato in un importante motivo di attrito diplomatico. Il presidente Xi Jinping ha ripetutamente fatto pressione su Islamabad affinché mettesse in sicurezza il territorio prima di impegnare ulteriori fondi. Nonostante le violenze, Pechino non si arrende. Durante i recenti incontri a Pechino, entrambe le nazioni si sono impegnate a realizzare un quadro modernizzato per il CPEC 2.0, incentrato sulle Zone Economiche Speciali (ZES), sull’innovazione tecnologica e su una maggiore industrializzazione.
Per mitigare le strozzature regionali, Cina e Pakistan hanno ampliato l’area di influenza del CPEC. In particolare, Pakistan e Uzbekistan hanno firmato un accordo per integrare il corridoio per il commercio di transito dell’Asia centrale, aggirando le tradizionali e instabili rotte afghane. Poi, Pechino e Islamabad hanno raggiunto un nuovo consenso per promuovere con decisione l’ammodernamento del porto di Gwadar, insieme ai riallineamenti dell’autostrada del Karakoram, al fine di mantenere una profonda connettività marittima-terrestre. Il clima degli investimenti nella cintura mineraria multimiliardaria del Balochistan è profondamente diviso tra il posizionamento strategico a lungo termine e le immediate pause operative.
Barrick Mining, l’operatore del progetto di riferimento di rame e oro Reko Diq ha ufficialmente rallentato lo sviluppo del giacimento e esteso la finestra di revisione completa. Citando le tensioni regionali e i gravi rischi per la catena di approvvigionamento, le principali tappe costruttive sono state posticipate alla metà del 2027. Sebbene Reko Diq si sia assicurata 3,5 miliardi di dollari di finanziamenti internazionali (tra cui la Export-Import Bank statunitense e la Banca Asiatica di Sviluppo), la revisione della sicurezza in corso ha introdotto una grande incertezza riguardo alla tempistica delle erogazioni effettive.
Al contrario, le agevolazioni sostenute dallo Stato hanno spinto i capitali privati nazionali nella regione. Guidati dallo Special Investment Facilitation Council (SIFC), cinque dei più grandi colossi aziendali del Pakistan, tra cui Fatima Group, Lake City Holdings e Hilton Group, hanno investito miliardi in nuove iniziative di estrazione mineraria, considerando l’attuale recessione come un’opportunità di ingresso.
Il sentiment degli investitori è comunque fortemente influenzato dalla mancanza di fiducia da parte della comunità locale. Gruppi legali locali, industriali e l’Ordine degli avvocati di Quetta hanno sollevato lamentele sulla mancanza di trasparenza nella ripartizione dei ricavi, sottolineando che i progetti subiscono continue interruzioni a livello locale finché non verrà risolta la questione di una vera inclusione economica.
Luigi Medici
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