COVID19. Il Portogallo fa i conti con la Pandemia

1062

Il Portogallo affronta la pandemia con spirito di solidarietà, nell’ottica di garantire la sicurezza nazionale: regolarizzati tutti i richiedenti asilo.

Il Portogallo è una Repubblica semipresidenziale con più di 10 milioni di abitanti. Il primo caso di Covid19 il 2 marzo 2020. Il 12 marzo 2020 il Governo portoghese annuncia la dichiarazione del massimo livello di allerta. Il 18 marzo il Presidente della Repubblica proclama lo Stato di emergenza proposto dal Governo e votato anche dall’opposizione di centro-destra. Durante il suo discorso alla nazione il Presidente della Repubblica sottolinea l’eccezionalità della situazione, evidenzia che la situazione durerà per molto e metterà a dura prova il sistema sanitario, i servizi pubblici essenziali, l’economia, la sicurezza del paese. Invoca l’unione di tutta la popolazione e l’adesione totale alle misure di prevenzione determinanti per far resistere il sistema e non perdere vite umane. Preannuncia che lo stile di vita di una intera nazione e del mondo cambierà.

Nell’ottica di garantire la sicurezza socio-sanitaria, il Portogallo dispone la regolarizzazione di tutti i richiedenti asilo presenti sul territorio che abbiano presentato domanda alle competenti autorità: non si devono nascondere, sono sottoposti al monitoraggio sanitario e possono ricevere l’assistenza sanitaria come cittadini portoghesi. La misura assicura una reale solidarietà nell’ottica di garantire la maggiore sicurezza nazionale. Il Vaticano dà ampio risalto alla notizia e il responsabile regionale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni si complimenta con il governo portoghese. Il Portogallo è un esempio per tutta l’Europa.

Il 30 Aprile il Consiglio dei Ministri portoghese approva un piano per ritornare lentamente ad una semi normalità sempre monitorando lo stato dei contagi. Dal 2 maggio si procede, gradualmente, alla riapertura. Il 18 maggio riaprono le scuole materne e gli ultimi due anni della scuola secondaria, i ristoranti, le caffetterie, i negozi di medie dimensioni e alcuni musei: è obbligatorio l’uso delle mascherine. Le partite di calcio ricominciano a porte chiuse il 30 e 31 Maggio; il 1° giugno riprendono le attività culturali come cinema, teatri, auditorium e musei con particolari prescrizioni (mascherina e distanziamento). La prima ondata della pandemia viene affrontata con senso di responsabilità da parte della collettività, contenendo i contagi.

Secondo le notizie di stampa il Portogallo non ha registrato al suo interno forti contrasti politici sull’adozione dello Stato di Emergenza Nazionale. Le stesse parole del discorso alla nazione del Presidente della Repubblica lo attestano: «Ringrazio i Consiglieri di Stato per aver espresso le loro opinioni, il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Governo per essersi uniti in solidarietà ed aver collaborato in modo decisivo al contenuto di questo decreto, e l’Assemblea della Repubblica per averlo autorizzato con generosa sollecitudine e ampio consenso». Qualche polemica è stata sollevata dai medici sulle statistiche ufficiali delle morti: si lamenta un basso numero di test effettuati sui deceduti al fine di verificare quali fossero effettivamente le morti causate dal Covid19. La gestione della crisi si realizza senza creare sovrastrutture, ma utilizzando l’organizzazione della Protezione Civile: viene costituita una sotto-commissione dedicata per l’approfondimento degli aspetti medico-sanitari. La seconda ondata inizia con la registrazione di un picco di contagi a Lisbona. L’aumento dei contagi ha spinto il governo a un nuovo lockdown ristretto alla capitale. Nel paese scoppiano altri focolai. Il Covid19 non perdona: la guardia deve essere alta. Come il Presidente della Repubblica ha anticipato nel suo discorso alla nazione l’emergenza è destinata a durare per lungo tempo e trasformerà la società. Il 18 agosto 2020 si registra un incremento di più di 200 contagiati per un totale di persone contagiate di 54.701 e 1.786 deceduti.

Redazione