Cosa bolle nel calderone keniota?

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KENYA – Baragoi. La situazione socio-politica in Kenya è tranquilla sulla superficie ma il malcontento ribolle in profondità, pronto ad esplodere.

Il 10 novembre 2012 trentuno poliziotti kenioti sono morti in un’imboscata mentre inseguivano una banda di ladri di bestiame. Nei pressi della località di Baragoi, i poliziotti sono caduti in un’imboscata preparata ad arte dai ladri di bestiame che da tempo fomentano la violenza tra le diverse comunità del Paese. Meglio armati e organizzati, i criminali non hanno lasciato scampo alle forze dell’ordine.

Non è la prima volta che questo tipo di scontro si perpetra in Kenya, considerato spesso uno dei Paesi africani più stabili. Di fatto, negli ultimi anni le rivalità comunitarie e etniche stanno riaffiorando in un Paese che non riesce a portare avanti il suo processo di sviluppo. Per fare fronte a questi scontri il governo keniota non sembrerebbe però in grado di contrapporre la forza necessaria, visto anche l’impegno delle proprie truppe al nord in supporto alle neonate forze somale. In effetti, nel corso dei mesi di agosto e settembre, la polizia keniota aveva dimostrato la sua incapacità nel reprimere gli scontri tra comunità rivali nella regione sud orientale del Delta che hanno provocato più di 100 morti.

La situazione interna al Kenya desta qualche preoccupazione sin dagli scontri che si sono svolti dopo le elezioni del 2007. Peraltro nel 2010, è nato anche un movimento secessionista per la creazione di una Repubblica di Mombasa, il porto più importante del Paese. Le prossime elezioni del marzo 2013 saranno fondamentali per capire quale sarà la tenuta del Paese.