Corea del Nord: unisce e divide l’erede di Kim Jong-il

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Washington ha sospeso le forniture di aiuti alimentari alla Corea del Nord, denunciando da parte di Pyongyang ripetute violazioni dei suoi impegni internazionali. A darne notizia, il 28 marzo, è stato Peter Lavoy, vice segretario alla Difesa statunitense, incaricato delle questioni di sicurezza nella regione Asia-Pacifico.

A determinare la scelta di Washington sarebbe stata, secondo Lavoy, la decisione della dirigenza nordcoreana di lanciare, verso la metà del prossimo aprile, il missile Unha-3, per la messa in orbita del satellite Kwangmyongsong-3 (Stella luminosa). Per l’occasione, la Corea del Nord ha fatto sapere di voler invitare esperti e giornalisti stranieri. L’evento era stato annunciato il 16 marzo scorso dall’agenzia di stampa nordcoreana Kcna, ricordando che è in programma per commemorare il centenario della nascita del primo leader nonché “presidente eterno” del Paese, Kim Il-sung. Da parte dei governi occidentali c’è il sospetto che il lancio possa essere un collaudo camuffato di un missile balistico. Se così fosse, Pyongyang violerebbe gli accordi internazionali, rischiando di perdere parte dell’aiuto umanitario che riceve dall’estero. Come di fatto sta accadendo. Il 20 marzo scorso, il capo negoziatore nordcoreano per il nucleare, Ri Yong-Ho, aveva confermato il rispetto di tutti gli obblighi internazionali da parte di Pyongyang. Lunedì 26 marzo, dal vertice sulla sicurezza nucleare di Seoul, i presidenti di Stati Uniti e Russia, Barack Obama e Dmitrij Medvedev, hanno deciso all’unisono di inviare un messaggio ai nordcoreani per convincerli a lasciar perdere: il lancio costituirebbe una violazione delle risoluzioni 1718 e 1874 del Consiglio di sicurezza dell’Onu. In particolare, la risoluzione 1874 vieta alla Corea del Nord di effettuare dei lanci utilizzando tecnologie balistiche. Un paio di giorni prima si era espresso in tal senso il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, incontrando a Seoul il presidente sudcoreano Lee Myung-bak. Secondo Ban, l’azione di Pyongyang minaccerebbe la sicurezza nella regione. Già nel 2009 il Palazzo di vetro di New York aveva proibito alla Corea del Nord di sviluppare e testare dei missili a causa del proseguimento del suo controverso programma nucleare. Il 28 marzo il governo di Tokyo ha reso noto di voler prolungare di un anno le sanzioni contro Pyongyang, non scorgendo passi avanti nel regolamento delle questioni bilaterali. Questo significa il blocco degli scambi commerciali per altri 12 mesi. Il portavoce dell’esecutivo nipponico, Osamu Fujimura, ha inoltre accennato a possibili ulteriori sanzioni. In ogni caso il Sol Levante è già in massima allerta: il ministero della Difesa avrebbe già cominciato a piazzare batterie di missili terra-aria (Patriot Advanced Capability-3) nell’arcipelago di Okinawa e nel centro di Tokyo. Così come tre cacciatorpedinieri, equipaggiati con il sistema di combattimento Aegis, dislocati nel Mari del Giappone e in quello Cinese Orientale. Pronti a intercettare, dovesse deviare rotta, il vettore nordcoreano o i suoi frammenti. Anche il presidente cinese Hu Jintao, il 26 marzo, dal vertice di Seoul aveva assicurato che Pechino avrebbe fatto pressioni sulla Corea del Nord per dissuaderla dal suo intento. Se i cinesi siano stati convincenti, sarà evidente tra un paio di settimane circa. In caso contrario, sarà comunque interessante la reazione di Pechino: se si unirà o no, a lancio avvenuto, a chi preconizza nuove sanzioni per Pyongyang.