
Il Servizio di Intelligence Nazionale della Corea del Sud, NIS, ha recentemente dichiarato all’Assemblea Nazionale che Kim Ju Ae, la figlia preadolescente di Kim Jong Un, è stata preparata per diventare il suo successore. Dal suo debutto pubblico presso un sito di lancio di missili balistici intercontinentali nel 2022, Kim Ju Ae si è evoluta da “bambina amata” a figura “rispettata” dai media statali nordcoreani.
La Korean Central News Agency ha pubblicato diversi servizi che mostrano Kim Ju Ae scortata da alti ufficiali militari, ma per capire perché è improbabile che Kim Ju Ae possa mai davvero governare, bisogna guardare oltre la propaganda e addentrarsi nella realtà delle dinamiche di potere nordcoreane, delle politiche di genere e dell’inevitabile ombra di un erede maschio nascosto, riporta The Diplomat.
La barriera più immediata e insormontabile per Kim Ju Ae è la natura patriarcale profondamente radicata della Corea del Nord: nonostante la sua etichetta “socialista”, la Corea del Nord funziona come una monarchia neo-confuciana, diretta erede spirituale e strutturale della dinastia Joseon. In questo sistema, il “Suryong” (il Leader Supremo) non è solo un capo politico, ma il patriarca supremo di una famiglia nazionale. La legittimità in questo contesto è indissolubilmente legata all’archetipo del re guerriero.
I generali che controllano i silos nucleari e i fedelissimi del partito che gestiscono la polizia segreta sono intransigenti anziani che hanno trascorso decenni a destreggiarsi in una gerarchia rigorosamente dominata dagli uomini. Per questi uomini, molti dei quali tra i 60 e i 70 anni, il concetto di giurare fedeltà assoluta e a vita a una giovane donna è più di un semplice cambiamento culturale. È un’anomalia strutturale che minaccia la logica interna del regime.
Aspettarsi che i vertici militari nordcoreani offrano a un’adolescente la stessa fervente lealtà che avrebbero verso un erede maschio ignora le fondamentali politiche di genere che hanno sostenuto la famiglia Kim per tre generazioni. Nello stato più militarizzato del mondo, il leader deve proiettare l’autorità del “Songun” (Prima l’Esercito), un ruolo che i vertici militari sono storicamente e culturalmente impreparati a concedere a una giovane donna.
Sebbene Kim Yo Jong, sorella di Kim Jong Un, abbia esercitato un potere immenso, diventando persino la principale voce del regime nelle relazioni intercoreane, ha operato in particolare come un’ombra. Kim Yo Jong è una protettrice del trono, piuttosto che una sua detentrice. È rispettata solo finché agisce come portavoce del fratello.
Questo status è ulteriormente rafforzato dai “Dieci Principi per l’Istituzione del Sistema Monoideologico”, che esigono l’obbedienza assoluta a un leader che incarna il comando militare. Affinché Kim Ju Ae trascenda questo, Kim Jong Un dovrebbe smantellare le stesse fondamenta culturali che tengono in riga i suoi generali; un grosso rischio.
Anche se Kim attualmente non ha un figlio maschio al potere, la logica interna del regime gli impone di fare qualsiasi cosa per generarne uno. Per Kim Jong Un, una figlia è uno strumento prezioso per la propaganda e la stabilità familiare, ma un figlio maschio è l’unico strumento legittimo per la sopravvivenza dello Stato.
Se Kim rimane al potere per altri due decenni, probabilmente accadrà che il cosiddetto principe nascosto verrà presentato come il vero genio militare, mentre a Kim Ju Ae verrà dato il compito di sua fedele protettrice, come Kim Yo Jong.
Salvo un colpo di Stato gestito proprio KimYo Jong.
Tommaso Dal Passo
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