
La Corea del Nord sta intensificando i rapporti diplomatici di vertice con Cina e Russia, in una strategia calcolata per massimizzare il proprio valore strategico per entrambe le potenze e rafforzare la propria influenza sugli Stati Uniti, in un contesto di crescente rivalità geopolitica nell’Asia nord-orientale.
L’ultima ondata diplomatica ha visto l’arrivo a Mosca, venerdì scorso, del ministro degli Esteri nordcoreano Choe Son-hui, su invito del Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, mentre Pak Thae-song ha visitato Pechino e il quarto leader nella nomenklatura cinese, Wang Huning, si è recato a Pyongyang per celebrare il 65° anniversario del Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza sino-nordcoreano, riporta Korea Times.
Questi scambi quasi simultanei riflettono il più ampio sforzo di Pyongyang di approfondire i legami con entrambi i partner tradizionali, anziché affidarsi esclusivamente a uno dei due, consentendo al regime di Kim Jong-un di ottenere maggiori vantaggi politici, economici e di sicurezza, mantenendo al contempo un margine di manovra diplomatica.
Simili interazioni aumenterebbero anche la probabilità di un altro vertice tra il leader nordcoreano Kim Jong un e il presidente russo Vladimir Putin e contemporaneamente, il rinnovato impegno di Pyongyang con Pechino servirebbe obiettivi strategici più ampi, che vanno oltre la semplice commemorazione del 65° anniversario del trattato di amicizia bilaterale. Dietro ci sarebbe il crescente desiderio della Cina di mantenere la propria influenza sulla Corea del Nord, soprattutto in considerazione del timore che Pyongyang possa eventualmente riprendere un dialogo diretto con Washington in modi che potrebbero minare gli interessi di Pechino.
Sebbene la Russia sia diventata il principale partner militare della Corea del Nord, Pechino rimane indispensabile per la sua enorme importanza economica: la Corea del Nord non può abbandonare la Cina perché la sua economia rimane quasi interamente dipendente da Pechino; Pyongyang ha a lungo perseguito una forma di diplomazia bilanciata mantenendo relazioni con diverse grandi potenze piuttosto che dipendere esclusivamente da una sola.
Questa strategia permetterebbe alla Corea del Nord di rafforzare contemporaneamente la propria posizione negoziale con Pechino e Mosca, preservando al contempo l’opzione di futuri negoziati con gli Stati Uniti, ponendo Pyongyang in quella che considera la sua posizione strategica più forte in un ordine regionale sempre più polarizzato.
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Tommaso Dal Passo











