COREA DEL NORD. Cosa c’è dietro le minacce di guerra a Seul? Il COVID-19

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Le nuove tensioni tra Corea del Nord e Corea del Sud stanno facendo risaltare il ruolo Kim Yo Jong, voce e volto delle nuove minacce alla Corea del Sud.

Kim Yo Jong è stata il simbolo della “diplomazia del sorriso” di Pyongyang nei confronti della Corea del Sud, ma nelle sue recenti dichiarazioni pubbliche, afferma di essere incaricata di attaccare il Sud e smantellare i simboli di dialogo Nord-Sud.

Kim Jong Un, nel frattempo, è sempre più fuori dai riflettori, tornando ad alimentare le speculazioni sulla sua salute.

Dietro a questa rinnovata campagna contro Seul, ci potrebbe essere però il Covid-19. Già in difficoltà per superare l’impatto delle sanzioni internazionali, l’economia nordcoreana ha subito una brusca flessione a causa della necessità di sigillare il Paese per prevenire la diffusione del virus dalla Cina. Il disagio economico sembra aver reso il regime ancora più preoccupato per il suo controllo sulla popolazione e ha incrementato il bisogno di aiuti dall’esterno, riporta Tokyo Business Today.

L’escalation retorica avrebbe lo scopo di convincere il governo sudcoreano a spezzare le sanzioni degli Stati Uniti dando il via a flussi di finanziamento eliminando le restrizioni al commercio e agli investimenti con la Corea del Nord, bypassando le sanzioni internazionali.

La situazione economica della Corea del Nord era difficile quando il virus è arrivato a gennaio. Il regime nordcoreano si è mosso rapidamente per chiudere il confine con la Cina il 21 gennaio, rispecchiato dagli sforzi cinesi per sigillare il confine dal suo lato e unità dell’esercito nordcoreano sono state dispiegate sul confine per reprimere le operazioni di contrabbando.

La chiusura dei confini ha scosso l’economia nordcoreana, tagliando il flusso di turisti e la loro valuta forte, frenando i pochi investimenti provenienti dalla Cina e riducendo drasticamente il commercio ufficiale e non ufficiale, cioè il contrabbando. Quasi da un giorno all’altro, le esportazioni cinesi verso la Corea del Nord sono scese quasi a zero, insieme alle esportazioni ufficiali nordcoreane verso la Cina, accelerando il collasso sistemico basato sulla pianificazione.

Kim ha cercato di convincere Trump a revocare le sanzioni l’anno scorso al vertice di Hanoi, ma non ci è riuscito, innescando un riesame della politica nordcoreana che è tornata a esaltare l’autosufficienza e a trovare strumenti finanziari interni per galleggiare, come l’emissione di titoli di stato per pagare debiti e stipendi. Ma la crisi causata dal COVID-19 è entrata in una spirale che sta mettendo in crisi l’esistenza stessa del regime.

Resta da vedere ora se il governo Moon sia pronto ad aprire le casse a Pyongyang.

Antonio Albanese