COLOMBIA. Petro decapita intelligence e polizia. Rischi per la sicurezza

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Storico giro di vite nelle forze armate e di sicurezza colombiane: 21 generali sono stati pensionati all’improvviso dal governo di Gustavo Petro e in molti temono che sia a rischio la sicurezza e la lotta alla droga nel paese.

Inoltre, l’allontanamento dei 21 generali ha causato allarme e demoralizzazione tra gli agenti e non solo.

Stando a quanto riporta Semana, il governo di Gustavo Petro ha sorprendentemente posto fine alla carriera di 21 dei suoi generali, nominando il Generale Henry Armando Sanabria Cely come direttore e il Generale di Brigata Yackeline Navarro Ordóñez come vice direttore della sicurezza del paese.

Di particolare nell’avvicendamento c’è che il nuovo presidente con un tratto di penna ha cancellato un’intera generazione di agenti con più di 30 anni di servizio nella polizia. E in molti si chiedono cosa ci sia dietro questo messaggio potente e controverso.

«Qui non guardiamo alla politica o cose del genere», ha chiarito Petro, tuttavia, per alcuni degli ufficiali superiori che sono andati in pensione, le cose hanno un sapore diverso. Con questa decisione, il presidente avrebbe cercato di «rompere con i generali che potevano avere qualche tipo di affinità politica, ha stroncato sul nascere» una potenziale opposizione.

Praticamente l’intero 60° corso di polizia è stato cancellato. Il problema è che comprendeva gli ufficiali di grado più elevato con esperienza nella sicurezza pubblica, nell’intelligence e nella lotta contro il terrorismo e il traffico di droga. Capitali come Bogotà, Cali e Medellín potrebbero incontrare seri problemi nel prevenire l’avanzata della criminalità.

Già durante la campagna presidenziale, Petro aveva mostrato segni di avere la polizia nel suo “mirino”. Infatti, aveva accusato l’istituzione di aver lasciato i giovani “senza occhi” durante le proteste dell’aprile 2021. Per questo motivo, una delle sue proposte era quella di eliminare l’Esmad (Escuadrones Móviles Antidisturbios), anche se il nuovo direttore ha assicurato che ciò non sarebbe accaduto.

Anche il ministro della Difesa, Iván Velásquez, ha fatto annunci importanti, come il fatto che Esmad lascerà il ministero della Difesa e sarà posta agli ordini del nuovo ministero della Pace, della Coesistenza e della Sicurezza, che sarà creato sotto la nuova amministrazione.

Inoltre, Velásquez ha dichiarato che ci saranno cambiamenti nel lavoro di intelligence svolto dalla polizia, nonostante i suoi decenni di successi contro il crimine: «Rivedremo attentamente il modo in cui l’intelligence opera, non solo nella Direzione nazionale dell’intelligence, ma anche nelle forze di intelligence e nella stessa Polizia nazionale. Si tratta di una questione molto importante che valuteremo. Prenderemo le decisioni appropriate», ha dichiarato Velásquez in una intervista a W Radio.

La “decapitazione” dei 21 generali non ha causato solo un terremoto nella polizia: ha demoralizzato gli agenti: «C’è dolore, molto dolore, per tanti anni in una grande istituzione e una porta sbattuta, senza spiegazioni, senza ragioni, senza giustificazioni. Ovviamente si tratta di una decisione politica, ma che può danneggiare molto le migliaia di uomini e donne» che operano nel settore. Un ulteriore ingrediente di questo “film dell’orrore” per i 21 ufficiali che hanno lasciato, per quelli che restano è ciò che gli Stati Uniti potrebbero pensare di questa scossa.

Secondo Semana, c’è una sorta di allarme nell’ambasciata Usa di Bogotà, perché i funzionari più fidati nella lotta alla droga non ci sono più. La domanda che i diplomatici si pongono ora, in modo riservato, è se questo governo indebolirà la guerra contro il narcotraffico che entrambi i Paesi conducono da decenni.

C’è il sentore di una decisione politica – che alcuni vedono come una “vendetta” – del nuovo presidente nei confronti dell’istituzione. Alcuni hanno paragonato quanto accaduto a ciò che è successo quando Hugo Chávez è salito al potere in Venezuela, quando ha spazzato via i generali e ha cambiato le promozioni a tal punto che molti di coloro che hanno raggiunto i gradi più alti non ne avevano diritto o merito.

«La situazione dell’ordine pubblico in Colombia richiede una forza di sicurezza forte, specializzata e potenziata. Non un gruppo di boy scout incapaci di garantire la sicurezza dei cittadini. Qui si gioca gran parte del successo di Petro come presidente della Colombia», prosegue la Semana.

Antonio Albanese