COLERA. L’OMS lancia l’allarme per Iraq, Siria e Libano

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Negli ultimi mesi l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato un’emergenza epidemiologica in Iraq, Siria e Libano. Il colera ha nuovamente messo a rischio la salute di migliaia di cittadini. L’emergenza in Iraq è scattata con l’arrivo della stagione calda che ha favorito una situazione di estrema siccità in tutto il Paese. L’inquinamento e i nuovi blocchi attuati al flusso del fiume Tigri da parte della Turchia hanno sicuramente peggiorato la situazione. I primi casi di colera si sono riscontrati a partire da maggio 2022.

Inizialmente i casi erano sporadici e ristretti ad alcune zone rurali del Governatorato di Sulaymaniyah e Bassora. A distanza di un mese circa sono stati rilevati centinaia di casi di colera nella Regione del Kurdistan. Fonti mediche, al 22 di giugno, confermavano la presenza di circa seicento casi di colera in Kurdistan e nel Governatorato di Sulaymaniyah, colpiti in misura minore anche i Governatorati di Erbil e Bassora. Va sottolineato che nello stesso periodo sono stati segnalati più di 4.000 casi di ricoveri di pazienti che presentavano sintomi molto simili a quelli del colera. Nei mesi successivi i casi di colera nel Paese sono aumentati colpendo anche i Governatorati del sud tra cui Dhi Qar, Bassora e Najaf.

Colpita anche la capitale Baghdad. Secondo fonti social la causa della nuova epidemia di colera va sicuramente ricercata nell’alto tasso di inquinamento delle acque potabili. La siccità e la scarsa attenzione allo smaltimento dei rifiuti ha causato la formazione del batterio Vibrio cholerae nelle acque. La tesi relativa alle cause è confermata dal fatto che i maggiori focolai sono scoppiati nei pressi di falde acquifere particolarmente colpite dalla siccità. Altre conferme arrivano da Save the Children che afferma che in Iraq l’epidemia è partita dai campi per sfollati presenti nel nord del Paese a causa dell’irrigazione dei campi con acqua di fogna, utilizzata per la totale assenza di acqua pulita.

Allarme anche in Siria dove a partire dal mese di settembre sono stati riscontrati i primi casi di colera. Chiare le dichiarazioni dell’OMS, rischio epidemico anche in Siria. Anche in questo caso i primi Governatorati ad essere colpiti sono stati quelli situati nel nord del Paese. Ad inizio settembre i casi sembravano circoscritti ad alcune zone rurali del nord della Siria. A tal proposito infatti, il ministero della Salute siriano aveva riscontrato solo 23 casi di colera. A distanza di dieci giorni circa i casi sono saliti vertiginosamente a 5.365.

Alla fine del mese di ottobre invece, Medici senza Frontiere hanno confermato la morte di sessanta persone e l’infezione di almeno 13mila persone. Le Nazioni Unite hanno affermato che il colera ha colpito tredici Governatorati siriani. Il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha chiarito, durante una conferenza stampa, che i partner umanitari internazionali hanno il dovere di continuare a rispondere all’epidemia di colera in Siria. Anche in Siria, così come in Iraq, le cause vanno ricercate nell’inquinamento delle acque dovuto alla siccità e alla scarsa attenzione nello smaltimento dei rifiuti. Le zone più colpite sono attualmente quelle di Daraa, il Cantone di Afrin, Idlib, Aleppo, Damasco, al Hasaka, Deir Ez Zor e la zona di Raqqa.

Oltre ad Iraq e Siria, l’OMS ha aperto un fascicolo di emergenza sanitaria anche per il Libano. Infatti il 5 ottobre 2022, il Ministero della Salute libanese ha confermato il primo caso di colera verificatosi dopo trent’anni dall’ultimo caso riscontrato. Il ministro della salute, Firas Abiad, ha affermato che il paziente zero, un ragazzo di nazionalità siriana, è stato riscontrato nella zona rurale di Akkar, situata nel nord del Paese, al confine con la Siria. Poco dopo sono stati riscontrati altri casi nel campo profughi di Tel Abbas nella Regione di Akkar. L’acqua inquinata e il mancato rispetto delle norme igienico-sanitarie hanno presto favorito il contagio di nuove persone. A tal riguardo, il 10 ottobre sono stati confermati altri quattordici casi di colera mentre altri quaranta erano in attesa di conferma.

I Distretti più colpiti sono quelli settentrionali confinanti con la Siria. Ad oggi diciotto su ventisei Distretti libanesi sono stati colpiti dal colera. Confermati casi in otto Governatorati. L’OMS ha confermato il rischio epidemiologico del Paese con 17 morti e 1.400 casi tra confermati e sospetti. Anche per il Libano le cause vanno ricercate nel tracollo economico del Paese e nell’inquinamento delle acque dovuto alla siccità che ha colpito tutti i paesi del Medio Oriente. Secondo gli esperti il colera è curabile ma bisogna intervenire in fretta per migliorare la situazione igienico-sanitaria e contrastare la siccità. Nel frattempo deve essere attivata una campagna vaccinale in grado di garantire la sopravvivenza almeno delle persone più a rischio come anziani e bambini.

Matteo Angelucci