Myanmar Coke

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MYANMAR – 07/06/2013. La Coca Cola ha aperto un impianto di produzione in Myanmar: si è impegnata a investire 200 milioni di dollari e a creare migliaia di posti di lavoro.

Il più grande produttore mondiale di bibite è una delle prime aziende statunitensi a investire in Myanmar dopo la decisione di Washington di sospendere le sanzioni contro il paese.  Oramai sono solo due i paesi in cui la società non fa affari: Cuba, poiché il governo di Fidel Castro aveva nazionalizzato le proprietà privata, e la Corea del Nord. Alla cerimonia di apertura dell’impianto di Yangon, l’amministratore delegato della Coca Cola Muhtar Kent ha detto che l’azienda creerà 2500 posti di lavoro nel paese nei prossimi 5 anni e più di 20mila in totale. Fino al 2011 (dal 1962) l’ex Birmania, oggi Myanmar, era uno Stato chiuso governato da una giunta militare, che ha soppresso il dissenso e chiuso le porte ai capitali esteri. Per molti anni, gli Stati Uniti avevano  applicato una serie di sanzioni economiche nei confronti del paese. Grazie alle riforme del presidente Thein Sein, in carica da due anni, una serie di imprese straniere si sono interessate al Paese.

Il Myanmar è definito dagli investitori “l’ultima frontiera economica”. È infatti l’ultima grande economia asiatica ad aprirsi al resto del mondo (AGC Communication Myanmar: tre anni per raddoppiare gli scambi commerciali con l’IndiaAGC Communication: Il Giappone torna in Myanmar). Si tratta di un paese con una popolazione pari a quella di Francia e Gran Bretagna insieme, dotato di risorse naturali (come petrolio, gas e minerali) e situato nella regione in più rapida crescita del mondo. È anche,  però, il paese più povero dell’Asia. Con le giuste riforme, dato il potenziale di risorse naturali e l’ampiezza del mercato interno, può crescere rapidamente. Un dato importante riguarda il 70 per cento della popolazione impiegata nell’agricoltura, che rappresenta oltre la metà della produzione economica del paese. Si tratta di un dato che  indica ampie possibilità per l’industrializzazione e per lanciare lo sviluppo. Sono necessarie però delle riforme mirate, volte a collegare la produzione del paese con quella del resto del mondo e evitare che  si specializzi in settori già altamente competitivi. Il successo dipenderà anche dalle politiche di governo nell’ambito della stabilità sociale: una crescita che non sia accompagnata da riforme che favoeriscano l’equità sociale, come le riforme agrarie o simili che implichino una  redistribuzione del reddito, potrebbe alimentare disordini tra la popolazione, come sta già avvenendo in Cina. Inoltre il Myanmar è alle prese con una serie di scontri tra minoranze religiose, come quelle accadute a cavallo tra maggio e giugno 2013 tra mussulmani e buddisti nel nord del paese.