L’eredità digitale

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Roma, 12/08/2016. Mentre trova il varo l’ennesima versione del Codice dell’Amministrazione Digitale, che si pone l’obiettivo (nuovamente) di ridurre i rapporti cartacei fra le amministrazioni centrali e locali ed i cittadini, nulla si vede – in concreto – per quanto riguarda l’eredità digitale (ambito che invece avrebbe potuto rendere più completo il Cad, proprio in termini di semplificazione).

È importante rilevare infatti che molti servizi pubblici e privati sono diffusi in rete, attraverso l’atto di registrazione su un portale. È così dunque che i cittadini del terzo millennio gestiscono i loro rapporti con erogatori di servizi energetici, postali, telefonici, ma anche altri consumi in genere.
Quante login e password abbiamo? Quanti detengono le nostre informazioni? Supermercati, catene di negozi per le promozioni, ecc.
Per non parlare dei nostri conti bancari, delle nostre letture, dei file multimediali, delle foto.
Tutto nel Cloud.
Come potrebbe essere diversamente, del resto? La quantità di file gestiti ed immagazzinati nel tempo è enorme. Quello che prima richiedeva imponenti librerie o scaffalature, è stato tutto depositato su hard disk, o chiavette, o CD. Stipendi, dichiarazioni dei redditi, prestiti… Tutto “salvato”.
Peccato però che questi oggetti fisici di archiviazione elettronica nel tempo si deteriorano, oppure vengono resi desueti da nuovi protocolli: diventano illeggibili e…si è iniziato quel lungo processo di backup, da un dispositivo all’altro, da quello vecchio a quello più nuovo.
Poi… I file conservati sono diventati ancora di più. Libri, musica, fotografie, ecc…
Il trasferimento al cloud è stato sostanzialmente un passaggio obbligato.
Ma qual è lo scenario di riferimento ora? Chi tutela gli archivi digitali dei cittadini? E, cosa avviene in caso di decesso?
Non esiste un quadro giuridico di riferimento, né in Italia, né a livello internazionale.
Una risposta chiara viene dal Consiglio Nazionale del Notariato che si è occupato della tematica fin dal 2007 e che rilascia un vademecum ancora valido.
Il Consiglio ricorda infatti agli utenti di fare attenzione a dove si trovano le imprese con le quali sottoscriviamo contratti con un semplice “check” di accettazione su una pagina. Se tali aziende sono in altri Stati, la legge di riferimento non sarà la nostra.
Chi detiene i diritti delle foto su Facebook? O il capitale sociale dei nostri contatti su Linkedin?
Si tratta di uno dei casi in cui la tecnologia ha preceduto di gran lunga la capacità legislativa dei Paesi. Come viene trattata la firma grafometrica depositata in banca, e quali garanzie ci vengono rilasciate dal gestore?
Una materia estremamente complessa, in merito alla quale potrebbero nascere controversie fra la cittadinanza ed imprese multinazionali, di cui finora non si sono occupate in modo pressante le associazioni dei consumatori, ma che già fra vent’anni potrebbe riservare sorprese non sempre positive. Il diritto di famiglia viene in qualche modo sovvertito a causa di norme mai emesse in materia di eredità digitale.
In ogni caso, il Consiglio Nazionale del Notariato offre comunque una risposta pragmatica in termini di disposizione di un mandato “post mortem” accettato dal diritto italiano.
Forse, nel momento in cui viene affrontato il tema dell’identità digitale, sarebbe opportuno considerare questo aspetto nella sua accezione più ampia, ed iniziare ad introdurre i “diritti digitali” dei cittadini che non riguardino soltanto la semplificazione dei rapporti con la Pa.
Più di un Codice dell’Amministrazione Digitale ci sarebbe bisogno, dunque, di un Codice della Cittadinanza Digitale, o quanto meno di entrambi.