CINA. Si contraggono i profitti industriali. PetroChina in controtendenza

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I profitti delle imprese industriali cinesi sono scesi del 2,3% nei nove mesi fino alla fine di settembre rispetto all’anno scorso, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica (NBS) pubblicati il 27 ottobre.

Le ragioni del calo, imputate alla politica zero-Covid e alla lunga crisi immobiliare, rimangono e continuano a pesare sull’attività delle fabbriche, tra costi elevati e segnali di indebolimento della domanda sia in patria che all’estero.

La rigida politica cinese “zero-Covid”, che consiste nel monitorare, testare e isolare costantemente i cittadini per prevenire la diffusione del coronavirus, ha colpito l’economia e il settore manifatturiero. I produttori orientati all’esportazione sembrano essere i più a rischio per l’indebolimento della domanda globale.

I dati hanno mostrato che il calo dei profitti sta aumentando ad un ritmo più veloce, visto che la cifra è stata del 2,1% per il periodo gennaio-agosto. L’ufficio non ha riportato i dati stand alone di settembre e agosto, ma in un comunicato separato ha dichiarato che il calo dei profitti delle imprese industriali a settembre si è ridotto di 6,0 punti percentuali rispetto al mese precedente.

Nel frattempo, il sottoindice delle azioni industriali di Shanghai è sceso di quasi il 20% quest’anno.

Dopo la quasi contrazione della primavera, la crescita economica della Cina nel terzo trimestre è stata più rapida del previsto, grazie a una serie di misure governative.

I dati sull’attività di settembre hanno mostrato una forte produzione industriale, ma i prolungati problemi immobiliari, il rallentamento delle esportazioni e la persistente debolezza delle vendite al dettaglio offuscano le prospettive di una ripresa più robusta nel lungo periodo.

Nel periodo gennaio-settembre, i profitti delle aziende statali sono aumentati del 3,8% rispetto all’anno precedente, mentre le imprese a partecipazione straniera, di Hong Kong, Macao e Taiwan e le aziende private hanno registrato un calo degli utili, rispettivamente del 9,3% e dell’8,1%.

Il settore minerario ha registrato profitti elevati, con un aumento cumulativo del 76% rispetto all’anno precedente, mentre i profitti del settore manifatturiero sono scesi del 13,2%.

Il rincaro dei prezzi del petrolio e l’aumento dei costi di importazione dovuto all’indebolimento dello yuan hanno aggravato le difficoltà delle aziende negli ultimi mesi.

Nonostante una crescita del Pil del terzo trimestre migliore del previsto, Goldman Sachs ha tagliato le previsioni di crescita del quarto trimestre al 3,5% su base trimestrale annualizzata dal precedente 5,0%: «I dati ad alta frequenza, tra cui il Pmi delle industrie emergenti, le vendite di nuove case, le vendite di auto, i trasporti e le entrate del turismo per le vacanze lunghe, ha indicato un probabile inizio debole del quarto trimestre», hanno dichiarato gli analisti di Goldman Sachs.

China Resources Cement Holdings, uno dei maggiori produttori di cemento del Paese, ha riferito la scorsa settimana che il suo fatturato nei nove mesi è sceso del 22% a 3,1 miliardi di dollari.

I dati sui profitti industriali riguardano le grandi imprese con ricavi annuali superiori a 20 milioni di yuan derivanti dalle loro attività principali.

In contro tendenza, PetroChina ha dichiarato di aver registrato un aumento del 60% dei profitti nei primi nove mesi dell’anno.

Il più grande produttore asiatico di gas e petrolio ha registrato profitti per 16,66 miliardi di dollari nel periodo gennaio-settembre, nonostante l’indebolimento della domanda interna di carburante, ha dichiarato la società in un comunicato.

La produzione nazionale di greggio del gruppo è aumentata del 2,7% nei primi nove mesi rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 577 milioni di barili, mentre la produzione nazionale di gas è aumentata del 5,1%, raggiungendo i 3.296 miliardi di piedi cubi.

PetroChina, che è anche il secondo più grande raffinatore di petrolio della Cina, ha lavorato l’1,8% in meno di greggio rispetto all’anno precedente, a 896 milioni di barili nei primi nove mesi dell’anno, o 3,28 milioni di barili al giorno.

Il consumo interno di carburante è stato appesantito dalle dure restrizioni di Pechino sul Covid che hanno limitato la mobilità e le attività economiche, costringendo le raffinerie a ridurre le operazioni.

Antonio Albanese