CINA. Si allargano le attività delle PMC di Pechino in Africa

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Sta emergendo sulla scena un nuovo attore che merita maggiore attenzione; nello specifico, Pechino ha rapidamente incrementato l’uso dei PMC in Africa. La maggior parte delle attività di Pmc cinesi è a sostegno dell’iniziativa One Belt One Road: ad esempio, il Gruppo DeWei è stato attivo in Kenya per addestrare sul campo le forze di sicurezza su come difendere gli interessi cinesi. Un altro Paese in cui il gruppo è noto è il Sud Sudan, dove l’azienda protegge gli interessi della Cina nell’industria petrolifera. L’azienda ha avuto un ruolo nel salvataggio 2012 da parte delle forze armate sudanesi di 29 lavoratori rapiti nel Kordofan meridionale. Il prestigio dell’azienda ha iniziato a crescere nel 2016 quando è stata incaricata di proteggere un impianto di Gnl per la Poly-GCL Petroleum Holdings cinese in Etiopia, definito come il più grande contratto mai vinto da una Pmc cinese.

Secondo la Jamestown Foundation, ripresa dal blog Le Maghreb e Orient Courier, le principali Pmc cinesi in Africa sono: Shandong Huawei Security Group che ha lavorato in collaborazione con l’Mss Security Group in Australia su progetti in tutta l’Africa; il China Overseas Security Group che ha progetti in corso in Africa, in particolare a Gibuti, Etiopia, Mozambico e Sudafrica; opera poi in Africa orientale anche il Frontier Services Group, di Erik Prince, il fondatore della Blackwater. La sua presenza è registrata in Mozambico.

Dove potrebbero sbarcare e iniziare attività “cinetiche” le Pmsc cinesi? Una possibilità potrebbe essere la Nigeria. Dopo un incidente alla fine del 2019, in cui tre minatori cinesi sono stati uccisi e altri sono stati arrestati per attività minerarie illegali, è logico supporre che Pechino vorrà proteggere i suoi interessi, sia i suoi investimenti che i suoi cittadini in Nigeria. Il governo nigeriano ha un pessimo record nella gestione e contrasto delle attività degli insorti in diverse aree del Paese e delle attività criminali.

Come con Mosce e al Wagner, resta aperta la questione di come queste istituzioni si rapportino col governo cinese, in particolare se queste aziende agiscono direttamente per conto dei capi del partito a Pechino o meno. Sia i governi africani che quelli occidentali non sono arrivati a una conclusione. In ogni caso, ci si aspetta che la domanda di Psc cinesi in tutta l’Africa aumenti effettivamente, dato che il governo cinese continua ad espandere la sua presenza nel continente.

Luigi Medici