Cyber furti, la Cina non ci sta

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CINA – Pechino. 3/5/13. La Cina non ci sta e scende in campo per sconfessare il rapporto statunitense secondo cui la Cina è ancora molto arretrata in materia di tutela della proprietà intellettuale. Il rapporto USA uscito il due maggio sostiene che la Cina è “un paese sorvegliato speciale” in materia di violazioni per i diritti sulla proprietà intellettuale (DPI). I ministeri degli esteri e del Commercio (MOFCOM) della Cina hanno sottolineato in risposta che il governo cinese ha compiuto notevoli progressi nella legislazione e applicazione dei DPI.

 

Il rapporto 301, relazione speciale annuale, pubblicato dall’Ufficio degli Stati Uniti, Trade Representative (USTR) ha sostenuto gravi violazioni dei diritti di proprietà intellettuale in Cina, violazioni particolarmente accentuate nel settore informatico, e ha elencato la Cina come un paese leader nelle violazioni per il nono anno consecutivo. Gli esperti sostengono che il rapporto mostra una politica di sfiduciadegli Stati Uniti verso la Cina, e ancora hanno affermato che le sue accuse saranno al centro dei rapporti sino-USA economici e commerciali.

Commentando la relazione USTR, la portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying, ha detto in conferenza stampa che la sicurezza informatica è un problema mondiale e la critica alla Cina non può contribuire a risolvere il problema. MOFCOM ha detto in un comunicato che «abbiamo notato che il USTR ha riconosciuto lo sforzo positivo e progressi compiuti dalla Cina in materia di protezione dei DPI di recente ma siamo profondamente dispiaciuti che il rappoto ha classificato la Cina come un paese sorvegliato speciale per il nono anno consecutivo».

«Il furto di segreti commerciali è una preoccupazione crescente. Non solo sono ripetuti furti che si verificano all’interno della Cina, ma anche al di fuori della Cina a beneficio di soggetti cinesi», ha sottolineato l’USTR nel rapporto, che analizza i paesi con gravi problemi di protezione dei DPI. In particolari modo il rapporto statunitense sostiene che la preoccupazione più grande viene dal cyber-furto tra cui gli IP di un elevato numero di imprese statunitensi. 

«Gli Stati Uniti esortano la Cina a continuare a tenere in debita considerazione le preoccupazioni espresse dal governo degli Stati Uniti e da soggetti del settore privato indipendente» si legge nel rapporto.

Il 26 marzo, negli USA è stata approvata una legge di spesa che vieta il commercio di prodotti e servizi IT che sono sovvenzionati, di proprietà o in società con aziende cinesi per servizi legati alla giustizia, all’agenzia spaziale NASA e la National Science Foundation a causa di preoccupazioni di cyber attacchi che gli Stati Uniti ha detto di aver rintracciato in Cina.

Questa legge e i suoi contenuti rischiano di incrinare i rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti e Huawei e ZTE, ha riferirlo Lui Weiwen, co-direttore del China-US- Centro Studi, e dell’Associazione cinese del Commercio Internazionale, ha detto al Global Times.

«In termini di attacchi informatici, la Cina è anche una vittima. Se gli Stati Uniti ritengono i furti cibernetici provenienti dalla Cina, dovrebbe pubblicare la prova in modo che il governo cinese può punire chi li ha avviati», ha detto Zhou.

La Reuters ha riferito che le sanzioni sulle merci cinesi, legge del 26 marzo, rimane una facoltà così come la possibilità di portare il caso alla Organizzazione mondiale del commercio (OMC), citando un anonimo alto funzionario commerciale degli Stati Uniti. Insieme alla Cina, altri nove paesi tra cui Cile, India e Russia sono sulla lista dei paesi Priority Watch nel rapporto USTR.