CINA. Pechino spende più in repressione del dissenso che in Difesa

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Dopo aver assunto la guida del Partito Comunista come segretario generale nel 2012, Xi Jinping ha lanciato una campagna anticorruzione a “tolleranza zero”. La tendenza a cercare di fare le cose alla perfezione si è ora estesa a tutto. Sicurezza compresa.

La spesa per la difesa nazionale della Cina sta crescendo rapidamente e si avvicina a quella degli Stati Uniti. Ma la spesa per la sicurezza pubblica della Cina è stata superiore del 7% rispetto alla spesa per la difesa nazionale nel 2020, riporta Nikkei.

Per quel che riguarda la spesa militare, due fonti possono essere considerate: il database delle spese militari delle Nazioni Unite e il Libro bianco sulla sicurezza nazionale della Cina del 2019, China’s National Defense in the New Era.

Queste due fonti presentano le stesse informazioni, autodichiarate dal governo cinese, che, come la maggior parte dei dati cinesi, devono essere comprese nel contesto del regime del Pcc, ovvero contengono solo chicchi di verità, riporta NduPress.

Il libro bianco elenca la fonte dei dati di bilancio come “dati sulla spesa per la difesa della Cina presentati alle Nazioni Unite dal governo cinese”.

I rapporti presentati dalla Rpc sono una versione semicompilata del modulo semplificato. I dati non riportano alcuna risorsa destinata alla ricerca e allo sviluppo. Nella categoria delle forze, il rapporto è diviso in componenti attive, di riserva e di milizia, invece che in forze terrestri, navali e aeree come prescritto dalle Nazioni Unite. Questi importanti scostamenti dal modulo rendono complicato osservare come sono cambiate le risorse della Rpc.

Il Libro bianco sulla difesa cinese utilizza questi rapporti dal 2010 al 2017 per costruire una tabella che mostra l’evoluzione delle spese per la difesa cinese. Anche con i dati limitati della tabella, è possibile osservare che le spese per la difesa sono quasi raddoppiate in 8 anni. Inoltre, la tabella conferma un aumento sostanziale della percentuale di risorse militari dedicate all’acquisto di attrezzature, passata dal 33% del bilancio al 41%. Questo incremento indica che dietro l’enfasi retorica del Pla sulla modernizzazione ci sono risorse significative. Il documento non fornisce informazioni su come tali spese siano state ragionevoli e appropriate.

Il libro bianco non si occupa degli ultimi anni. Il modo principale per ottenere una migliore comprensione del bilancio della difesa del Pla è che altre organizzazioni producano stime alternative, attraverso la cooperazione della loro rete di alleati per ottenere dati migliori sulle modalità di finanziamento e di impiego delle risorse del Pla.

Inoltre, sebbene la Cina si stia avvicinando all’ideale di una società senza crimini grazie alla tecnologia, il prezzo da pagare non è affatto piccolo. La spesa cinese per la “sicurezza pubblica”, utilizzata per mantenere l’ordine pubblico e controllare i discorsi in casa, ha raggiunto i 210 miliardi di dollari nel 2020. L’importo è più che raddoppiato in 10 anni.

La sua spesa per la difesa nazionale, seppur ricavata da dati non ufficiali, sta crescendo rapidamente e si avvicina a quella degli Stati Uniti. Ma nel 2020 la spesa per la sicurezza pubblica della Cina ha superato del 7% quella per la difesa nazionale.

Non è tutto. La frustrazione repressa della popolazione, come si è visto per i lockdown del Covid e per le proteste sui mutui bancari, sta crescendo ulteriormente, mentre la repressione inizia a diventare eccessiva.

La sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti delle autorità si è aggravata proprio a causa della politica zero-Covid, e i frutti della frustrazione della gente vengono diffusi su Internet uno dopo l’altro. I social media nonostante il Great Firewall di Pechino mostrano le proteste diffuse.

Con il risultato che la repressione delle istanze sociali rischia di spegnere il vigore e l’innovazione insite in essa; più la Cina cercherà di contenere tutte le opinioni divergenti e di controllare tutto, più si allontanerà dagli obiettivi che si è posta e dal resto del mondo. E quando la reazione dell’opinione pubblica arriverà, la “Grande Cina” vagheggiata dal Partito Comunista di Pechino si vedrà ridimensionata, nelle aspirazioni e nella consistenza.

Antonio Albanese