
Secondo fonti diplomatiche europee, Pechino ha categoricamente respinto la richiesta della Francia di far accompagnare la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen dal Presidente francese Emmanuel Macron nel suo viaggio in Cina all’inizio di dicembre. Il team di Macron ha informato tempestivamente la controparte cinese del desiderio di incontrare von der Leyen a Pechino, come fatto nell’aprile 2023. Il segnale del Ministero degli Esteri cinese è arrivato meno di una settimana prima del viaggio.
Invece di notificare in anticipo la sua decisione ai team francese ed europeo, Pechino ha deliberatamente ritardato la decisione, infliggendo un doppio colpo alla leader dell’Unione Europea. Pechino non solo ha respinto la sua richiesta, ma ha anche lasciato von der Leyen in un limbo a causa delle azioni diplomatiche francesi. Nonostante le richieste del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), Parigi ha rifiutato di prendere in considerazione l’annullamento della visita in Cina.
Questo gesto sprezzante arriva in un contesto di recente cambiamento nella retorica diplomatica cinese nei confronti delle istituzioni dell’UE. I leader cinesi avrebbero criticato apertamente la Commissione europea e il SEAE durante i recenti incontri bilaterali. Finora, il Partito Comunista Cinese ha espresso pubblicamente e privatamente il suo sostegno all’UE attraverso i suoi funzionari e think tank. Il rafforzamento delle istituzioni di Bruxelles e l’autonomia strategica dell’UE sono stati presentati in modo positivo, in quanto servivano a controbilanciare la subordinazione dell’Europa a Washington, per la quale il PCC afferma che la NATO è il suo strumento principale. Ora Pechino si unisce agli attacchi alle istituzioni europee lanciati dall’amministrazione Trump e dal Cremlino.
Questa nuova ostilità fa seguito a un vertice UE-Cina particolarmente turbolento a luglio. Le tensioni erano aumentate notevolmente all’inizio del mese, in vista di un incontro a Bruxelles tra l’Alto rappresentante dell’UE per la politica estera, Kaja Kallas, e il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi.
L’ex Primo Ministro estone Kallas è andato dritto al punto, evitando i convenevoli e saltando direttamente alla questione del sostegno della Cina alla Russia. Wang non ne è stato contento. Solo un giorno dopo l’incontro, il South China Morning Post ha riportato che Wang Yi ha dichiarato che la Cina non era interessata a porre fine al Nuovo Ordine Mondiale.
Fonti informate indicano che Kallas è stato da allora sistematicamente messa da parte dai diplomatici cinesi. Bruxelles è particolarmente preoccupata per la riluttanza di Pechino a dialogare con i rappresentanti delle istituzioni europee in vista del vertice Cina-UE del 2026. Il vertice precedente era già stato segnato da tensioni sia con la Cina che all’interno delle istituzioni europee e tra gli Stati membri.
Il vertice del 2025 era originariamente previsto in territorio europeo, dopo il vertice del 2024 in Cina. Tuttavia, quando il Segretario Generale del PCC Xi Jinping, che raramente viaggia all’estero, ha rifiutato di recarsi in Europa e si è invece offerto di inviare il suo Primo Ministro Li Qiang, si è deciso che il vertice si sarebbe dovuto tenere in Cina. I leader europei hanno insistito per un dialogo con il governo cinese, che prende tutte le decisioni, in un sistema sempre più centralizzato e personalizzato.
Senza previa consultazione con gli altri leader europei, il Presidente del Consiglio Europeo António Costa ha proposto unilateralmente a Xi Jinping che il vertice si tenesse a Pechino quest’estate. I cinesi, ancora desiderosi di nominare Li Qiang responsabile del vertice, hanno confermato solo alla vigilia dell’arrivo degli europei che Xi Jinping li avrebbe effettivamente ricevuti. Dopo gli incontri, la Cina ha rilasciato due dichiarazioni separate: una relativa all’incontro tra Xi Jinping, von der Leyen e Costa, e l’altra relativa al vertice stesso, il cui unico partecipante era il Primo Ministro Li Qiang.
Lucia Giannini
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