CINA. Pechino rimodella il Medio Oriente

180

La Cina sta gradualmente espandendo la sua influenza in medio Oriente in modi che potrebbero alterare il carattere stesso dell’ordine regionale. L’esplosione dell’attività diplomatica tra la Cina e i paesi del Medio Oriente ha attirato l’attenzione dei media a gennaio 2022.

Poco dopo la raffica di attività diplomatiche, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha detto che «non c’è mai un “vuoto di potere”» in Medio Oriente «e non c’è bisogno del “patriarcato dall’esterno”», la Cina infatti, vuole ritrarsi come un diverso tipo di grande potenza.

Wang ha poi detto che i disordini di lunga data di cui soffre la regione sono causati dalla presenza straniera, non troppo velato riferimento agli Usa, riporta AT.

Global Times riportava che: «Gli Stati Uniti coltivano continuamente la regione per i propri interessi e piantano i semi della democrazia, creando caos e conflitti. Al contrario, la Cina non ha nemici, solo amici in Medio Oriente».

Sullo sfondo di una nuova competizione tra grandi potenze e la percezione che gli Stati Uniti stiano ritirando il loro sostegno alla sicurezza dell’area, Pechino si fa avanti più spavalda.

L’approccio della Cina è stato cauto, attingendo ai principi di copertura strategica. Pechino ha cercato di promuovere relazioni cordiali con tutti i paesi della regione, stabilire profondi legami economici, raccogliere capitale politico e accumulare gradualmente influenza.

Gli interessi di Pechino nella regione oggi sono profondi. La Cina dipende dal Medio Oriente per assicurarsi circa la metà dell’energia di cui ha bisogno per alimentare il suo continuo sviluppo e fa sempre più affidamento su paesi come il Qatar per garantire una fornitura costante di gas naturale al continente.

Il commercio con gli stati del Golfo ha superato i 200 miliardi di dollari l’anno scorso, rendendolo il principale partner della regione ricca di petrolio. Nel frattempo, si stima che ben il 60% delle esportazioni cinesi verso i paesi del Medio Oriente transitano negli Emirati Arabi Uniti. La Cina è la più grande fonte di importazioni per Egitto, Israele e Libano, e la seconda per Turchia, Siria e Giordania. In soli due decenni, il valore delle esportazioni cinesi verso questi sei paesi è aumentato di quasi dodici volte, da 4,2 miliardi di dollari nel 2000 a 53,4 miliardi di dollari nel 2020.

Quando gli Usa hanno ritirato le loro truppe dall’Afghanistan nel 2021, la Cina ha raddoppiato la cooperazione economica. La Siria ha recentemente firmato un accordo di cooperazione Belt & Road con Pechino, mentre il Marocco ha firmato un piano di attuazione dell’iniziativa con Pechino. Queste mosse suggeriscono che tale impegno continuerà ad aumentare per tutto il 2022.

Per quel che riguarda l’architettura di sicurezza, Pechino non è stata assente, perché deve mettere in sicurezza le spedizioni di merci e petrolio in rotta verso la Cina e prevenire l’espandersi nei suoi confini di “terrorismo,vseparatismo ed estremismo”. Ed ecco che, la marina cinese è attiva nel Golfo di Aden dal 2008, e la sua base militare a Gibuti è stata ampliata e aggiornata per ospitare portaerei. La Cina ha inviato unità di forze speciali in Siria dal 2017, e le esercitazioni militari congiunte tra Cina, Russia e Iran a gennaio scorso erano le ultime di una serie. Pechino sembra, al momento, voler mantenere la sua attenzione sull’economia lasciando che altri, in particolare la Russia, forniscano garanzie di sicurezza.

L’anno scorso, il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato che l’Iran sarebbe diventato un membro a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organization, Pechino si è assicurata di includere gli altri amici della Cina nel club, ammettendo Arabia Saudita, Egitto e Qatar come partner di dialogo.

Pechino starebbe aiutando l’Arabia Saudita a far progredire il suo programma di missili balistici, e nel contempo ha una partnership strategica da 400 miliardi di dollari con l’Iran.

Antonio Albanese