CINA. Pechino osserva Washington su Taiwan, ma la linea rossa squilla a vuoto

164

La Cina sta osservando le mosse della Casa Bianca nella politica su Taiwan, dopo che sono state respinte le richieste di emettere una dichiarazione di volontà di difendere Taiwan nel caso in cui l’isola venga attaccata da Pechino.

L’Esercito Popolare di Liberazione ha prestato molta attenzione alle osservazioni fatte da Kurt Campbell, coordinatore dell’Indo-Pacifico nel Consiglio di Sicurezza Nazionale dell’amministrazione Biden: «Il Pla si rende conto dell’importanza di costruire canali di comunicazione con le loro controparti americane, ma le tensioni politiche tra i due paesi hanno ostacolato il processo», riporta Scmp. Campbell ha detto che ci sarebbero stati «significativi lati negativi» se gli Stati Uniti avessero cambiato la loro politica di “ambiguità strategica” sul fatto che Washington sarebbe intervenuta in caso di un attacco a Taiwan. Ha detto di credere che ci sia un apprezzamento negli Stati Uniti e in Cina che il mantenimento di un certo grado di status quo sull’isola sia nel migliore interesse di entrambi i paesi.

I veri rischi a breve e medio termine sono da “incidenti e inavvertenza”, data la vicinanza delle forze statunitensi e cinesi, ha detto Campbell. Le sue osservazioni sono arrivate in mezzo a forti tensioni tra i due paesi nella regione. Ci sono indicazioni che i due paesi stanno cercando di tenere sotto controllo la situazione, nonostante le dichiarazioni recenti di organismi internazionali.

Dopo la messa in linea di tre navi da guerra cinesi lo scorso 23 aprile, entrambe le parti hanno ridotto la loro attività militare nei mari della Cina orientale e meridionale: «La guerra di parole tra la Cina e gli Stati Uniti è continuata, ma il PLA non ha inviato alcuna nave da guerra attraverso la linea mediana dello stretto di Taiwan o schierato aerei per condurre sorvolare l’isola e gli Stati Uniti hanno anche sospeso le loro “mosse provocatorie” nella regione nelle ultime due settimane».

Campbell ha detto che era importante costruire la fiducia tra Washington e Pechino e garantire le comunicazioni nei momenti di crisi. Ma anche se c’erano controlli e canali di contatto, come durante la Guerra fredda, la Cina era stata riluttante ad usarli: «Abbiamo una hotline, che è nota per aver, il paio di volte che l’abbiamo usata, appena suonato in una stanza vuota per ore e ore».

Antonio Albanese