CINA. Pechino non fa uscire i dati economici per non rovinare il Congresso PCC

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La Cina ha rinviato la pubblicazione di dati economici chiave, tra cui quelli relativi al Pil del terzo trimestre, durante la settimana di congresso del Partito Comunista.

Una nota sul sito web dell’ufficio statistico del Paese ha annunciato che i dati sarebbero stati posticipati a partire da martedì, ma non è stata indicata la data di pubblicazione delle informazioni.

I dati sul prodotto interno lordo del terzo trimestre sono molto attesi dopo che la seconda economia mondiale è cresciuta solo dello 0,4% nel secondo trimestre rispetto all’anno precedente. Secondo Reuters, il Pil avrebbe registrato un’espansione del 3,4% nel periodo luglio-settembre, poiché l’economia ha iniziato a sentire l’impatto di una serie di politiche di sostegno introdotte dal governo negli ultimi mesi.

Il ritardo nella pubblicazione dei dati economici sarebbe da legarsi alla precisa volontà politica di far concentrare sia il pubblico che i media internazionali sui messaggi trasmessi dal Congresso, riporta AF. Stando a Nbs, sono stati rinviati anche i dati di settembre relativi a una serie di altre cifre, tra cui la produzione industriale, le vendite al dettaglio e il tasso di disoccupazione urbana, che di solito vengono pubblicati insieme ai dati sul Pil.

Sono stati rinviati anche i dati sui prezzi delle case in Cina per il mese di settembre, la cui pubblicazione era prevista per mercoledì. La notizia fa seguito all’inspiegabile ritardo nella pubblicazione dei dati commerciali di settembre da parte dell’Amministrazione generale delle dogane, prevista per venerdì scorso.

Le statistiche commerciali avrebbero dovuto mostrare che la crescita delle esportazioni cinesi si è ulteriormente indebolita rispetto ad agosto, trascinata dalla debolezza della domanda globale, mentre le importazioni sono rimaste tiepide. I dati commerciali non sono stati poi resi noti lunedì.

Lunedì, inoltre, le banche statali cinesi hanno intensificato gli interventi per difendere l’indebolimento dello yuan. Le banche hanno venduto un elevato volume di dollari statunitensi, utilizzando una combinazione di swap e operazioni a pronti. Le principali banche statali del Paese sono state viste scambiare yuan con dollari sul mercato a termine e poi rivenderli sul mercato a pronti, una strategia utilizzata dalla Cina anche nel 2018 e nel 2019.

Le vendite sembravano finalizzate a stabilizzare lo yuan, con gli swap che aiutavano a procurarsi dollari e ad ancorare il prezzo dello yuan nei forward. Lo yuan è sceso dell’11,6% rispetto al dollaro quest’anno.

Antonio Albanese