
Pechino ha esortato Washington a rispettare la moratoria globale sui test nucleari, dopo le notizie secondo cui l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe ordinato al Pentagono di prepararsi a nuovi test, una mossa che segnerebbe la prima mossa americana in oltre trent’anni e rischierebbe di destabilizzare il fragile panorama globale del controllo degli armamenti.
Il 3 novembre la Cina ha fatto appello agli Stati Uniti affinché continuino a rispettare la moratoria globale sui test nucleari, sottolineando l’importanza di mantenere la stabilità strategica e sostenere gli sforzi internazionali di non proliferazione. L’appello è arrivato dopo le notizie secondo cui l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe ordinato al Pentagono di prepararsi a nuovi test sulle armi nucleari, un’azione che annullerebbe oltre 30 anni di moderazione, riporta Yeni Safak.
Parlando a Pechino, il portavoce del Ministero degli Esteri Mao Ning ha sottolineato che la Cina rimane impegnata per uno sviluppo pacifico e per una politica di difesa che escluda il primo utilizzo di armi nucleari. “Esortiamo gli Stati Uniti ad agire responsabilmente, a preservare l’equilibrio strategico globale e ad adottare misure concrete per sostenere il disarmo internazionale e il regime di non proliferazione”, ha dichiarato Mao durante una conferenza stampa.
Il Portavoce ha sottolineato che la Cina continua a sostenere il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT) ed è pronta a cooperare con altre nazioni per rafforzare gli sforzi di disarmo. Ha ribadito che le capacità nucleari di Pechino servono a scopi difensivi e mirano a mantenere la stabilità piuttosto che ad aumentare le tensioni.
Nel fine settimana, Trump ha affermato che altre grandi potenze, tra cui Russia e Cina, hanno condotto test nucleari, affermando che Washington non dovrebbe “restare indietro”. La sua dichiarazione ha fatto seguito alla sua presunta direttiva di riprendere i test nucleari, qualcosa che non si vedeva dall’inizio degli anni ’90. Una tale mossa, se realizzata, potrebbe mettere a dura prova gli accordi globali sul controllo degli armamenti e sollevare allarmi tra i paesi che propugnano soluzioni diplomatiche e pacifiche alle sfide nucleari.
Maddalena Ingrao
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